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Gardone Val Trompia: pedofilo 35enne condannato a 4 anni e 6 mesi

sabato, 31 maggio 2014

Gardone - Condannato a 4 anni e 6 mesi di reclusione un 35enne riconosciuto colpevole dei reati di pedofilia, prostituzione minorile, atti sessuali con minorenni e detenzione di materiale pedopornografico.

I fatti: nel mese di ottobre 2012 la mamma di un quindicenne valtrumplino notava delle strane conversazioni a sfondo sessuale in facebook tra il figlio ed un ragazzo maggiorenne. La donna allarmata si rivolgeva ai carabinieri della stazione di Gardone Val Trompia che davano inizio, da subito, ad articolate indagini coordinate dal Sostituto Procuratore della Repubblica, Isabella Samek Lodovici.Violenza sessuale carabinieri

I difficili e delicati accertamenti vedevano all’opera i Carabinieri della locale stazione che sviluppando le notizie fornite dalla mamma del giovane e analizzando i dati del computer del figlio riuscivano a ricostruire una vasta rete di minori coinvolti nella triste vicenda tutti adescati dal 35enne saretino, che utilizzando il profilo facebook fittizio di una ragazza coetanea delle vittime carpiva loro confidenze e particolari intimi per poi poter portare a segno i propri scopi criminosi. L’uomo, terminata la fase di studio delle vittime, li ricontattava con il proprio profilo facebook e facendo leva su quanto scoperto li convinceva ad accettare incontri in cambio di soldi o piccoli regali quali ricariche telefoniche o sigarette. Gli appuntamenti avvenivano in vari parchi o parcheggi della Val Trompia dove il condannato riusciva a consumare i rapporti sessuali mercanteggiati via internet. Vista la gravità dei fatti accertati e l’assenza di freni inibitori delle pulsioni sessuali dimostrata dalle pressanti e continue richieste di prestazioni sessuali rivolte alle vittime, il Pubblico Ministero richiedeva per l’uomo l’arresto.

I carabinieri della stazione di Gardone Val Trompia già nei primi giorni del dicembre 2012 eseguivano l’arresto dell’uomo e durante la perquisizione dell’abitazione rinvenivano numeroso materiale pedopornografico ed il computer utilizzato per adescare i giovani via web. Nonostante l’arresto i militari continuavano le indagini al fine di delineare  il profilo del pedofilo e grazie al computer sequestrato riuscivano a ricostruire tutta la vicenda individuando 5 adolescenti tra i 13 ed i 16 anni, tutti residenti in Val Trompia, vittime di abusi sessuali e decine di altri minori contattati e schedati dall’uomo che grazie al tempestivo intervento dei Carabinieri hanno evitato di cadere nelle mani del malintenzionato e di diventare possibili future vittime. Dopo il massimo riserbo sull’operato, l’epilogo della vicenda con la condanna dell’uomo al quale oltre ai quattro anni e mezzo di carcere è stato fatto divieto, anche per il futuro, di avvicinarsi a scuole e parchi per evitare qualsiasi contatto con i minorenni.

CONDANNATO STALKER

I carabinieri della stazione di Trenzano hanno tratto in arresto un 61enne italiano, incensurato, per i reati di violenza privata, atti persecutori e minaccia aggravata. L’azione posta in essere dal soggetto è qualificabile come un gesto disperato da parte di questi che, appresa la notizia del proprio licenziamento durante la mattinata (provvedimento frutto anche di atteggiamenti disciplinarmente censurabili posti in essere dallo stesso), si recava presso il luogo di lavoro (una fabbrica metalmeccanica nella bassa bresciana) e, in evidente stato di alterazione, aggrediva il proprio capo reparto  (un marocchino 53enne) inveendo contro lo stesso con minacce di morte e brandendo un coltellaccio con cui tentava di colpirlo.

La prontezza della vittima, però, gli consentiva di divincolarsi e chiedere aiuto ai colleghi che allertavano immediatamente i carabinieri. L’uomo, infuriato, continuava a rincorrere il collega a cui lanciava, senza colpirlo, il coltello finché gli operanti, immediatamente giunti sul posto, non lo bloccavano e gli sequestravano un altro coltellino nella tasca dei pantaloni.  L’uomo, dopo essersi placato, si diceva rammaricato per l’accaduto ma, al contempo, disperato per la sua situazione lavorativa (conscio che alla sua età sarebbe stato quasi impossibile ottenere una nuova posizione lavorativa).  Nonostante ciò, però, in ragione delle circostanze fattuali e di precedenti dissidi e alterchi di cui si era reso protagonista in passato con i colleghi (e che avevano concorso al suo licenziamento), veniva tratto in arresto e accompagnato presso la sua abitazione in regime di arresti domiciliari. L’uomo è stato giudicato con rito direttissimo nel corso del quale è stato convalidato l’arresto e comminata una pena (sospesa) di nove mesi.


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