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Due bresciani bloccati dalla Finanza alla barriera di Vipiteno con 300mila euro

venerdì, 18 maggio 2018

Vipiteno – Nell’ambito dell’attività di monitoraggio e vigilanza sulla circolazione transfrontaliera di valuta, la scorsa settimana i militari della Compagnia della Guardia di Finanza di Bressanone hanno sottoposto a controllo, presso la barriera autostradale di Vipiteno, un’autovettura Alfa Romeo Stelvio con targa italiana, a bordo della quale viaggiavano due cittadini italiani (un 53enne e un 62enne residenti in provincia di Brescia) provenienti dall’Austria e diretti in Lombardia.

finAll’atto del controllo, l’agitazione, il nervosismo inconsueto, le risposte alquanto evasive e poco verosimili circa i motivi del viaggio all’estero e l’esistenza di numerosi precedenti di polizia, inducevano i finanzieri a procedere a un’accurata ricognizione dell’autovettura. Nel corso della stessa, veniva notato che uno dei due soggetti presentava un anomalo ed evidente rigonfiamento in corrispondenza dell’addome.

Alla richiesta di spiegazioni formulata dai finanzieri, la persona interessata non poteva far altro che dichiarare di trasportare della valuta mostrando, nel contempo, 19 mazzette di denaro contante di vari tagli (da 200, 100 e 50 euro), ben occultate all’interno di una panciera che lo stesso indossava, per un importo complessivo pari a 300.000 euro.

In considerazione dell’entità della somma rinvenuta, delle relative modalità di occultamento, delle dichiarazioni contraddittorie rese con riguardo al viaggio all’estero (smentite anche da alcuni prelevamenti bancomat e dai dati Telepass), dei numerosi precedenti di polizia per reati tributari e a sfondo patrimoniale, nonché della circostanza che entrambi i soggetti presentavano una capacità reddituale non coerente con l’ammontare di valuta trovata nella loro disponibilità, i militari della Compagnia di Bressanone hanno proceduto al sequestro preventivo di tutto il denaro rinvenuto e alla denuncia a piede libero degli stessi per il reato di riciclaggio (art. 648-bis del codice penale, punito con la reclusione da 4 a 12 anni e con la multa da 5.000 a 25.000 euro). Il complessivo quadro indiziario, infatti, è stato ritenuto idoneo ad ipotizzare, con ragionevole certezza, la provenienza illecita della somma rinvenuta.

A prescindere, come nel caso di specie, dalla possibile rilevanza penale del fatto, va ricordato che, ai sensi del decreto legislativo 19 novembre 2008, n. 195, nel caso in cui un soggetto porti al seguito denaro contante verso l’estero o dall’estero verso l’Italia (inclusi i paesi appartenenti all’Unione europea) per un importo superiore a euro 9.999, è necessario presentare preventivamente un’apposita dichiarazione all’Agenzia delle Dogane.

L’inosservanza di tali obbligo comporta il sequestro di una percentuale della somma eccedente quella ammessa nonché una sanzione amministrativa: per eccedenze entro i 10.000 euro rispetto al consentito, è previsto il sequestro del 30% e una sanzione dal 10% al 30%, entrambe commisurate al surplus non ammesso; per eccedenze oltre i 10.000 euro, la percentuale di sequestro sale al 50% e la sanzione dal 30% al il 50%.

L’attività sopra descritta rientra tra le principali missioni istituzionali affidate alla Guardia di Finanza, nel più ampio contesto del contrasto ai fenomeni di riciclaggio, autoriciclaggio e reimpiego di proventi illeciti, che ledono il regolare funzionamento dell’economia legale e la libera concorrenza del mercato. Il sequestro operato dalla Compagnia di Bressanone dimostra ancora una volta come, a fronte di metodologie sempre più sofisticate e complesse di riciclaggio del denaro sporco (ad es. investimenti in attività economiche lecite effettuati attraverso società fiduciarie estere o trust, gestione illecita di money transfer o di case da gioco o, ancora, la più antica tecnica dello smurfing, che consiste nell’eseguire diverse operazioni di versamento e di cambio di somme che rimangono al di sotto dei limiti della soglia oltre la quale scatterebbero la segnalazione e i successivi controlli), il vecchio sistema degli “spalloni” rimane sempre molto utilizzato dai riciclatori e, per questo motivo, costantemente monitorato dalla Guardia di Finanza.


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