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Darfo calcio: dopo l’arresto del presidente Sallaku, le redini della società passano al vice Walter Venturi

martedì, 14 aprile 2015

Darfo Boario –  Le redini della società Darfo Calcio sono ora affidate al vice presidente Walter Venturi. La società camuna è estranea a qualsiasi episodio contestato al suo presidente Gezim Sallaku, albanese, con numerose attività in Valle Camonica e Sebino, arrestato ieri dalla Squadra Mobile di Brescia per presunte affiliazioni con cosche ‘ndranghetiste.

Un duro colpo per la società sportiva che aveva intravisto nel progetto del presidente albanese la possibilità di tornare nel calcio che conta. Ora spuntano molti interrogativi. La gestione prosegue con il vicepresidente, ma certamente l’inchiesta della Procura di Cremona pesa sul futuro – inteso come progetto e investimenti –  del Darfo Calcio.

L’INCHIESTA

La notizia dell’arresto ha scosso l’ambiente calcistico camuno che cerca di risollevarsi. I sogni lanciati in estate dal presidente Sallaku devono comunque essere rivisti. Molti sono gli interrogativi sul giro d’affari di almeno 20 milioni di euro per betoniere, ruspe, camion e macchinari per il movimento terra, affittati o comprati in leasing da aziende vicine al fallimento o create appositamente e poi fatte sparire, per essere rivenduti sul mercato clandestino in Albania o in Libia.

Secondo gli inquirenti, a muovere le fila vi sarebbero anche personaggi vicini alla criminalità organizzata di stampo ’ndranghetista che avevano preso di mira imprese dislocate tra Brescia e Cremona con truffe, estorsioni, riciclaggio e appropriazioni indebite gli strumenti del disegno criminale. Funzionari compiacenti delle dogane avrebbero fatto da tramite, mentre tra i fiancheggiatori vi sarebbero albanesi con ingenti disponibilità economiche, tra cui appunto il presidente del Darfo Calcio.

Il procuratore capo di Cremona,  Roberto Di Martino, ha illustrato l’operazione:  i fatti contestati risalgono a quattro anni fa, ma in un primo momento la Direzione Distrettuale Antimafia di Brescia aveva respinto le richieste e trasferito il fascicolo a Cremona per competenza territoriale. Secondo l’operazione condotta dalla Mobile di Brescia e Anticrimine e Scientifica di Cremona il personaggio illustre era Giovanni Iannone, regista dell’operazione. Attraverso una fitta rete di prestanome il gruppo di Iannone acquisiva società edili in difficoltà o ne creava appositamente, con l’obiettivo di acquistare in leasing o affittare macchinari che dopo poche settimane sparivano. La base era Montichiari, con traffici illeciti tra Cremona e Brescia.

Adesso si attende l’interrogatorio di garanzia di Gezim Sallaku, per avere un quadro più chiaro sull’inchiesta.


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