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Brescia, truffa aggravata ai danni dello Stato: sette dipendenti del sindacato Snals nei guai. Sequestrati beni e 700mila euro

martedì, 10 novembre 2015

Brescia –  Truffa aggravata ai danni dello Stato e appropriazione indebita da parte di dipendenti  dello S.N.A.L.S. (Sindacato Nazionale Autonomo Lavoratori della Scuola) di Brescia. Sequestrati 700mila euro.

I militari del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di  Finanza di Brescia e della Sezione di Polizia Giudiziaria della Procura della Repubblica di Brescia- aliquota Guardia di Finanza – nell’ambito del procedimento penale iscritto per i reati di truffa aggravata ai danni dello Stato e di appropriazione indebita aggravata a carico di dirigenti sindacali, insegnanti e dipendenti amministrativi attualmente in pensione, hanno dato esecuzione ai provvedimenti di sequestro preventivo, emessi dal Gip su richiesta della Procura della Repubblica di Brescia, di disponibilità finanziarie, beni mobili e immobili nei confronti di 7 indagati.
Eseguite, inoltre, perquisizioni domiciliari e notificati 10 avvisi di garanzia nei Finanza 1confronti degli indagati.

L’INCHIESTA
L’attività investigativa è stata intrapresa, dall’ottobre 2014, nei confronti di dipendenti dello S.N.A.L.S. di Brescia (Sindacato Nazionale Autonomo Lavoratori della Scuola) per condotte illecite poste in essere al fine di poter illegittimamente fruire di
un vantaggio economico in materia pensionistica, riconosciuto, tra l’altro, anche agli appartenenti alle organizzazioni sindacali.
L’indagine, che ha preso spunto da un servizio giornalistico d’inchiesta della trasmissione televisiva “Le Iene” del 17 settembre 2014, ha riguardato insegnanti e dipendenti del MIUR residenti in provincia di Brescia, i quali, nel corso del loro ultimo anno di servizio, prima del collocamento in pensione, sono stati distaccati presso le sedi centrali e periferiche del citato sindacato (Roma e Brescia). In tale periodo, oltre a percepire il regolare stipendio, gli stessi si sono anche visti riconoscere una retribuzione aggiuntiva, che oscillava dai 2mila ai 4mila euro lordi mensili, in realtà mai corrisposta. Gli indagati, pertanto, hanno maturato la possibilità di ricevere una quota “integrativa” pensionistica, commisurata all’ammontare delle ultime retribuzioni (sulla base del sistema pensionistico “retributivo”), nettamente superiore a quanto spettante se tale distacco non fosse avvenuto. In un caso è stato possibile accertare anche la sostanziale inesistenza delle prestazioni lavorative rese dall’asserito sindacalista.
Gli artifizi e i raggiri attraverso i quali è stata perpetrata la truffa sono stati cristallizzati nella corresponsione al sindacato, da parte di tutti i soggetti indagati, di “contributi volontari” di importi coincidenti, in alcuni casi fino ai decimali, con i versamenti che il sindacato, ai fini del riconoscimento della pensione aggiuntiva, era tenuto ad operare nei confronti dell’erario (quali ritenute IRPEF) e dell’INPS (quali contributi previdenziali). Tra l’altro, come si è detto, a fronte del rapporto lavorativo di
distacco sindacale, non vi è alcuna traccia del pagamento degli emolumenti che lo SNALS avrebbe dovuto corrispondere ai citati dipendenti, né dei contratti di collaborazione coordinata e continuativa sulla base dei quali il sindacato stesso ha
richiesto all’INPS il riconoscimento della pensione aggiuntiva.
Fra i soggetti indagati vi è anche il Segretario Amministrativo Nazionale, nonché coniuge della principale indagata, il quale, dal 2008 al 2014, si è appropriato indebitamente della somma di circa euro 300mila dalle casse del sindacato.
Al fine di recuperare quanto indebitamente percepito, l’intera indagine, condotta sotto la costante direzione della locale Procura della Repubblica, è sfociata nell’emissione di un decreto di sequestro preventivo finalizzato alla confisca diretta o per equivalente, fino alla concorrenza di circa 700mila euro di disponibilità finanziarie, beni mobili e immobili registrati e altri diritti economicamente valutabili.

I dettagli dell’operazione sono stati resi noti nel corso di una conferenza stampa presieduta dal Procuratore di Brescia, Tommaso Buonanno.


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