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Bolzano, morte di Adan: l’assessora Stocker assicura chiarezza

martedì, 10 ottobre 2017

Bolzano - L’assessora Stocker, colpita per la morte del piccolo Adan, ha assicurato chiarezza sulla vicenda. Il primo contatto con la famiglia è stato il 2 ottobre. L’assessora alle politiche sociali Martha Stocker ha riferito nel corso della conferenza stampa di oggi, al termine della seduta della Giunta, in merito alla tragica vicenda del tredicenne curdo-irakeno, Adan Hussein, affetto da distrofia muscolare, deceduto all’ospedale di Bolzano nella notte tra il 7 e l’8 ottobre. “In primo luogo vorrei esprimere il mio dolore e le mie condoglianze alla famiglia, anche a nome della Giunta provinciale, per la morte del piccolo Adan”, ha affermato.l'assessora Stocker 1

“Tra ieri ed oggi – ha aggiunto Stocker – abbiamo raccolto presso tutti i servizi della Provincia, del Comune di Bolzano e le organizzazioni di volontariato che hanno seguito la vicenda le informazioni relative a quanto avvenuto a partire dal 2 ottobre. Su ciò che è avvenuto prima non abbiamo informazioni”. ”Il primo contatto con la famiglia Hussein è stato appunto lunedì 2 ottobre. “Sottolineo che in base alle informazioni raccolte in questi giorni né Adan né la sua famiglia, a partire dal 2 ottobre, hanno dovuto pernottare all’aperto” ha proseguito l’assessora. La famiglia, in base alle informazioni raccolte, è giunta a Bolzano domenica 1° ottobre proveniente dalla Svezia dove era giunta nel 2015 ed era rimasta sino ad ora. Dopo due anni la Svezia ha respinto la domanda di asilo della famiglia che ha quindi deciso di lasciare il Paese prima di dover fare ritorno in Iraq come previsto dal Paese ospitante.

Lunedì 2 ottobre la famiglia Hussein ha contattato il SIS (Servizio di inclusione sociale dell’Azienda sanitaria di Bolzano) che ha comunicato l’impossibilità di accogliere temporaneamente la famiglia in una struttura alberghiera “forse a causa della carenza di informazioni”, ha aggiunto Stocker.

Lo stesso giorno Adan, viene ricoverato nell’ospedale di Bolzano per problemi respiratori e dolori. Tutta la famiglia trascorre la notte in ospedale. La madre con il bambino rimane in ospedale anche martedì 3 ottobre, mentre il resto della famiglia passa la notte in una sistemazione alloggiativa organizzata privatamente.

Adan rimane in ospedale con la madre sino a mercoledì 4 ottobre quando viene effettuata una dimissione protetta e viene preso in carico per due giorni, dal 4 al 6 ottobre, da “SOS Bozen” con la famiglia presso l’Hotel Adria, anche sulla base di informazioni raccolte da Volontarius.

Venerdì 6 ottobre la famiglia si reca in Questura per formalizzare la domanda di asilo ed è in questo momento che si verifica l’incidente con la sedia a rotelle. Il giovane viene ricoverato nell’ospedale di Bolzano dove viene operato. In seguito si manifesta un’infezione ed Adan purtroppo muore nella notte tra il 7 e l’8 ottobre.

Al termine della ricostruzione l’assessora Stocker ha sottolineato che “La circolare della Provincia relativa alle disposizioni sull’accoglienza in questi casi prevede che le persone appartenenti alle cosiddette ‘categorie vulnerabili’ possono trovare un collocamento per un periodo massimo di tre giorni. Questa possibilità di collocamento esiste anche per persone che già si trovavano in altri Stati o Regioni, come nel caso della famiglia Hussein”.

Questo caso, secondo l’assessora, ha evidenziato la necessità di migliorare la comunicazione tra le varie istituzioni pubbliche, le associazioni di volontariato, la Provincia, lo Stato ed i Comuni.

Cronologia della permanenza della famiglia H. in Alto Adige

Domenica 1 ottobre 

Non sussite contatto con la famiglia. In base alle informazioni raccolte la famiglia è stata per 2 anni in Svezia (2015-2017). La domanda di asilo è stata respinta dalla Svezia. Avrebbe dovuto fare ritorno in Iraq, ma si è mossa in modo autonomo prima del previsto rimpatrio.
Nel suo viaggio dovrebbe aver attraversato perlomeno Danimarca, Germania e Austria (probabilmente in treno), prima di giungere in Italia e in Alto Adige.
Non sono note soste e permanenze in questi paesi, ma realisticamente dovrebbero esserci stati. La famiglia dichiara di non essere stata mai controllata durante il tragitto.
Il luogo di permanenza durante questa prima notte non è noto. Fino al 2 ottobre non c’è stato contatto con i servizi, motivo per il quale un itnervento non sarebbe nemmeno stato possibile.

Lunedi 2 ottobre

Primo contatto con la famiglia: Consulenza profughi Caritas, Volontarius e SIS (Servizio inclusione sociale dell’ASSB).
Il SIS comunica l’impossibilità di accogliere temporaneamente la famiglia in struttura alberghiera. Questa prima comunicazione non vede coinvolti preventivamente ne Provincia ne Commissariato del Governo, dato che la prima valutazione viene fatta in autonomia dai servizi.
La Consulenza profughi chiede di considerare nuovamente la situazione, dato che ci sono minori nella famiglia e che uno dei minori si trova in carrozzella.
In questo momento non sono ancora note ulteriori patologie, elemento che influisce sulla valutazione e la sua conferma.

La famiglia si reca in Questura per ritirare il numero di prenotazione per la formalizzazione della domanda di asilo. Verso sera la famiglia porta il figlio in ospedale, per problemi respiratori e dolori. Tutta la famiglia trascorre la notte in ospedale.

Martedi 3 ottobre

La madre con il bambino rimane in ospedale anche il 3 ottobre. Il resto della famiglia passa la notte in una sistemazione alloggiativa organizzata privatamente.

Mercoledi 4 ottobre

Comunicazione del SIS e dell’Azienda sanitaria alla Provincia che il bambino è stato ricoverato in ospedale (il 2 ottobre) e che è stato dimesso in data odierna (4 ottobre).
Nel certificato medico compaiono per la prima volta espliciti riferimenti ad ulteriori patologie. Finore tali diagnosi non erano note a tutti i servizi. Il medico prescrive “stretto monitoraggio e cure continue” e raccomanda la sistemazione alloggiativa.

Comunicazione dell’Azienda sanitaria a Provincia e SIS (ore 17.30), che la famiglia è stata collocata in un albergo su iniziativa privata, con una durata prevista di almeno due giorni.
Volontarius prende contatto con il padre che coferma che è stato trovato un alloggio.
Sulla base della comunicazione che è stato individuato privatamente un alloggio,non viene avviata una ulteriore ricerca di alloggio.
Se fosse stata segnalata una necessità, il SIS avrebbe sicuramente rivalutato la situazione sulla base delle informazioni aggiuntive emerse durante il ricovero.

Giovedi 5 ottobre

In base alla cronologia di SOS Bozen la famiglia è stata ospitata nei locali della chiesa evangelica, dato che in albergo non si trovavano stanze raggiungibili con l’ascensore. Del trasferimento i servizi sono venuti a conoscenza solo successivamente.

Venerdi 6 ottobre

La famiglia si reca presso la Questura per formalizzare la domanda di asilo. L’appuntamento è stato anticipato su impegno della Questura.
Qui ha luogo l’incidente con la sedia a rotelle.
Il figlio e la madre trascorrono la notte in ospedale, mentre il resto della famiglia trascorre la notte in un albergo, sempre organizzato privatamente.

Sabato 7 ottobre – domenica 8 ottobre

Dopo l’operazione il figlio è trasferito nella chirurgia pediatrica. Dopo l’operazione la situazione appare dapprima tranquilla, dopo si manifestano febbre e un’infezione (l’Azienda sanitaria sta verificando l’esatto decorso).

In mattinata notizia che il figlio è morto in ospedale nella notte tra il 7 e l‘8 ottobre.

In seguito (fino ad oggi) la famiglia trova autonomamente un alloggio temporaneo presso conoscenti curdi. Volontarius è continuamente in contatto con il padre, per condividere ed accompegnare gli ulteriori passaggi.

Prime conclusioni / aspetti da approfondire

Anche se nei giorni passati è stato ripetutamente affermato che le disposizioni provinciali non consentono un’accoglienza di persone „vulnerabili“, questo non corrisponde al vero. Le disposizioni provinciali prevedono esplicitamente che „un collocamento é possibile soltanto in presenza di gravi motivi che lo rendano assolutamente necessario (p.es. pericolo di danni alla salute) e per un periodo massimo di tre giorni”. Questa possibilità di collocamento per un periodo transitorio esiste anche per persone che già si trovavano in altri Stati o Regioni. Il sussistere di questa situazione viene valutato nel singolo caso dal servizio che è in contatto con le persone, sulla base delle informazioni e degli elementi disponibili.

Sulla base della cronologia degli eventi può essere affermato, che la famiglie in nessuna notte dal momento del primo contatto con i servizi (2 ottobre) si è trovata a “vivere per strada”, cosa ugualmente sostenuta a più riprese in questi giorni. In diverse forme i componenti del nucleo familiare hanno passato le notti in una sistemazione alloggiativa al chiuso. Fa probabilmente eccezione il giorno di arrivo (1 ottobre), ma qui come detto non aveva ancora avuto luogo nessun contatto con i servizi, per cui non era nemmeno nota la presenza della famiglia in cittá.

Rispetto ai seguenti punti può essere individuata in base a questa prima ricostruzione – non ancora completa – una necessità di verifica:

1) le procedure per la gestione delle situazioni di persone che giungono autonomamente in Alto Adige – provenienti da altri Stati o Regioni – vanno verificate insieme allo Stato. Già in passato la Provincia ha fatto presenti aspetti critici legati all’attuale situazione, che per zone di confine come l’Alto Adige o il Friuli comporta un elevato numero di persone che si muovono e fermano autonomamente.

2) i criteri per l’accoglienza temporanea „in emergenza“ di persone che non sono ancora richedenti asilo e non sono ancora inserite nelle assegnazioni statali sono da verificare e in caso di necessità adeguare. I criteri dovrebbero essere possibilmente oggettivi, in modo da evitare la necessità di una valutazione del singolo caso, che per il servizio coinvolto è complessa e delicata.

3) la comunicazione tra i vari servizi coinvolti va migliorata. Questo vale auspicabilmente anche per le persone/volontari che si occupano in modo autonomo di questi casi. C’è altrimenti il rischio di doppi binari e di perdite di tempo nelle diverse procedure.

Annotazione: Non ricompresi in questa relazione sono gli aspetti legati ai ricoveri ospedalieri e al decorso clinico, dato che sono oggetto di verifica in separata sede da parte dei servizi competenti.

 


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