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Andalo: reazioni e divisioni sul caso dell’orso M57

lunedì, 24 agosto 2020

Andalo – Reazioni sul caso dell’orso M57 ad Andalo (Trento) con prese prese di posizioni di autorità e associazioni. L’orso in Trentino è stato prima un attraente richiamo per turisti e animalisti e negli ultimi anni è diventato un problema sociale. Provincia preoccupata per una situazione sempre più ingestibile.

orso catturatoNel 1996 venne avviato il progetto “Life Ursus” per la tutela della popolazione di orso bruno sulle montagne del Brenta. La fase diventa operativa nel 1999 con la liberazione dei primi due esemplari. Tra il 2000 e il 2002 vengono liberati altri otto plantigradi per un totale di dieci esemplari complessivi. Attualmente in Trentino ci sono oltre 90 orsi (circa un trentina in più rispetto al 2017) ed almeno 13 branchi di lupi. Nell’ultimo anno protagonista assoluto tra i plantigradi è stato l’orso “M49″ che il ministro dell’Ambiente Sergio Costa ha ribattezzato ‘Papillon’ e che in realtà è l’orso più ricercato d’Europa.

“Reagire al primo contatto fra un umano e un orso con la cattura e messa in cattività dell’animale è un’ammissione implicita del fallimento del progetto “Life Ursus” e soprattutto dell’incapacità della Provincia autonoma di Trento di gestire la reintroduzione forzata dei plantigradi nel suo territorio”, è il commento di Oipa Italia (Organizzazione Internazionale Protezione Animali) dopo la  cattura dell’orso M57  ad Andalo. “Sta ai gestori del territorio fare in modo che sia data una corretta informazione alla popolazione, sin dai banchi di scuola, su come comportarsi in natura e sul corretto comportamento nel caso s’incontri un orso durante un’escursione”, prosegue la nota di Oipa.

“Sul territorio trentino il proliferare dei grandi predatori – affermano alla Coldiretti – rappresenta un grave rischio non solo per l’incolumità delle persone ma anche per le attività economiche, dall’agricoltura al turismo”. Negli ultimi anni – ricordano alla Coldiretti – si è reso necessario un continuo vigilare su greggi e mandrie, al fine di proteggerle dagli attacchi poiché recinzioni e cani da pastori spesso non sono sufficienti per scongiurare il pericolo”.



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