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Ospedale, le Giudicarie chiedono servizi sicuri e parità di trattamento

mercoledì, 23 luglio 2014

Tione - “Conosciamo quali sono i bisogni di salute del nostro territorio. Crediamo che l’Ospedale di Tione abbia risposto fino ad ora a tali bisogni. Siamo convinti che l’Ospedale sia un Patrimonio delle Giudicarie, irrinunciabile”.

“Se la sicurezza può essere garantita anche sotto lo standard dei 500 parti/anno (come sarebbe emerso nell’incontro con l’Assessore Borgonovo Re a Cavalese, lunedi sera), allora può essere garantita anche a Tione, con una organizzazione adeguata. Vogliamo parità di trattamento, quale territorio di periferia con difficoltà e tempi rilevanti per raggiungere il capoluogo”.

Questo in estrema sintesi il messaggio uscito dal “Tavolo di concertazione per l’Ospedale di Tione”, nato per volontà della Assemblea della Comunità delle Giudicarie a supporto del Consiglio della Salute e coordinato dalla Presidente della Comunità delle Giudicarie Patrizia Ballardini insieme all’assessore Olivieri, riunitosi presso la Casa della Comunità ieri sera.

Hanno partecipato al confronto, oltre agli amministratori di territorio (Patrizia Ballardini, Presidente della Comunità delle Giudicarie, Luigi Olivieri, Assessore alla salute della Comunità; una rappresentanza dei sindaci; i capigruppo assembleari), i rappresentanti tecnici della Sanità Trentina: il Direttore generale Flor, il Direttore di Distretto Gardini, il Direttore del Servizio Ospedaliero Provinciale Ianeselli, il Direttore di Struttura Cutrupi, il Direttore Sanitario dell’Ospedale di Tione Fabbri, l’ingegner Comoretto direttore ai lavori di ristrutturazione dell’Ospedale di Tione, insieme al nuovo primario di medicina dell’ospedale di Tione, dott. Eugenio Dipede, alla dott.ssa Bonenti, responsabile del dipartimento Cure Primarie del Distretto Sanitario e al dott. Scalfi in rappresentanza dei medici di medicina Generale. Presente anche il dirigente generale del Dipartimento Salute trentina, dott. Silvio Fedrigotti.

Invitate a partecipare alla luce del tema specifico dell’incontro e presenti la dott.ssa Nicoletta Gottardi, ginecologo libero professionista, e la dott.ssa Wanda Chiodega, coordinatrice delle ostetriche di territorio.

“Vogliamo dare un futuro reale all’Ospedale di Tione, essenziale per i cittadini giudicariesi ed anche elemento rilevante della nostra proposta turistica”: questa la sintesi di quanto emerso dal tavolo di ieri, quale istanza forte dell’intero territorio giudicariese.

«Crediamo che il nostro ospedale non possa funzionare unicamente per prestazioni altamente specializzate, ma debbano essere mantenuti i servizi essenziali, primo fra tutti il servizio di pronto soccorso anche pediatrico, e con esso i servizi erogati dai reparti di medicina, ginecologia, chirurgia e ortopedia e di diagnostica (radiologia) e di specialistica ambulatoriale, senza dimenticare la necessità di rispondere a nuovi bisogni di salute attraverso la creazione di posti letto per la riabilitazione e la lungo degenza di pazienti con patologie croniche».

«L’ala C dell’ospedale di Tione sta diventando operativa» ci tiene a precisare Vincenzo Cutrupi. Il 13 luglio è iniziato lo spostamento della struttura, a cui seguiranno gli altri traslochi fino al 6 agosto giorno in cui si completerà il trasferimento. Il progetto di ristrutturazione dell’attuale pronto soccorso porterà nel corso del 2015 a terminare queste opere. L’adeguamento del Presidio comprende nuove centrali tecnologiche, un nuovo parcheggio con circa 100 posti, l’adeguamento della struttura in base alle norme antisismiche e antincendio, al comfort di una parte del presidio. La fase dei lavori che interessa attualmente l’ala della struttura  “anni ’80” è in fase di conclusione; in questi giorni il Pronto Soccorso sarà trasferito al piano terra della nuova ala e sarà completata l’ubicazione di altri reparti. I successivi lavori di ristrutturazione del Pronto Soccorso e della struttura sovrastante «termineranno entro il 2015» è la promessa a due voci di Cutrupi e Comoretto.

Per quanto riguarda nello specifico il Punto nascita, molta attenzione ai fattori che hanno portato a un graduale calo delle nascite, ricordando che la “Ridefinizione della rete dei servizi dedicati all’area materno infantile” contenuta nel Piano di miglioramento dell’APSS  2013-2015 cita: “il punto centrale, più importante e critico per l’attività ostetrica sul territorio provinciale è la capacità da parte di tutte le UU.OO. di assicurare un idoneo e omogeneo livello di sicurezza. Sicurezza sia sul versante clinico assistenziale, nei confronti della paziente e del nascituro, che su quello degli operatori sanitari, i quali devono essere messi in grado di lavorare in un contesto organizzativo che riduca al massimo le possibilità di errore e che risponda al concetto della massima sicurezza tecnicamente praticabile…”.

«Riteniamo che il problema non sia quello della sicurezza: visto l’andamento demografico, in Trentino nel 2014 vi saranno circa 4000 parti e nessun Ospedale, tranne il S. Chiara ed il S. Carmine di Rovereto, supererà lo standard dei 500. Se la visione complessiva della Giunta provinciale è basata sul rispetto degli standard, vanno chiusi tutti i Punti nascita periferici. «Con l’Azienda Sanitaria e con il precedente Assessore provinciale si era convenuto il potenziamento del Punto nascita al fine di valutarne appieno le potenzialità», dotandolo a tale scopo di un Direttore e garantendo la presenza dei ginecologi in organico (da anni in due su 6 di organico) e riprendendo il lavoro sul territorio e con il Consultorio. Prima di arrivare a qualunque decisione bisognava quindi verificare l’efficienza, la funzionalità e la sostenibilità del reparto in condizioni di funzionamento ottimali. «Tutto ciò non è avvenuto, anzi si è continuato con il lavoro di “smantellamento”» precisa l’assessore Olivieri.

«Vanno garantite le condizioni perché sia mantenuta e potenziata l’attività del Punto nascita, con un programma di formazione del personale anche attraverso la mobilità sul territorio e una formazione specifica per la gestione delle situazioni di urgenza legate alla gravidanza e al parto. I servizi di accompagnamento pre e post parto non sono sostitutivi del punto nascite, ma semplicemente complementari».

Inoltre da anni in Giudicarie si sottolinea la necessità di prevedere un servizio di assistenza pediatrica d’urgenza, 24 ore su 24, per 7 giorni su 7, per evitare alle famiglie spostamenti difficoltosi, in caso di emergenza, verso l’ospedale di Trento. Tra l’altro il servizio risulta scoperto anche ordinariamente nei giorni di sabato e di domenica non operando i pediatri convenzionati; «se non si ritiene possibile integrare tale servizio nel pronto soccorso, si chiede di valutare l’eventualità di attivare un servizio di guardia medica pediatrica coinvolgendo a tale scopo anche i pediatri di libera scelta».

Se si tratta invece di scelte fondate su criteri di economicità, si chiede di «ragionare ulteriormente sulla destinazione delle risorse e di condividere le priorità in relazione ai reali bisogni del territorio».

«La legge nazionale fissa alcuni principi fondamentali per il funzionamento degli Ospedali e precisamente riduzione del numero degli Ospedali e dei punti letto e reinvestimento delle risorse risparmiate sul versante territoriale della salute, in modo che restino nella sanità» sottolinea il Dott. Ianeselli. In Provincia di Trento è stato istituito il Servizio Ospedaliero Provinciale che unisce in un unico ospedale virtuale le strutture pubbliche esistenti sul territorio. «I principi sono adeguatezza, integrazione e sussidiarietà e sicuramente non ci devono essere doppioni. Quindi mi trovo in imbarazzo a parlare delle singole strutture. Ci sarà un inevitabile processo di accentramento pari ad un processo di decentramento di casistiche ospedaliere, quindi uno scambio di pazienti, indipendentemente da dove risiedono. Tutto questo è stato trasfuso nel piano di miglioramento che definisce cosa significa accentramento, decentramento e funzionamento in rete. Quindi in base a questo piano i professionisti saranno distribuiti sul territorio in base alle specializzazioni previste per ogni struttura».

«Condividiamo il concetto di rete ospedaliera e la conseguente necessità di rivedere l’organizzazione aziendale anche in un’ottica di risparmio e razionalizzazione delle risorse -è la risposta dei rappresentanti territoriali sul Tavolo- ma se tale riorganizzazione prevede l’unificazione delle attività nei Dipartimenti, ci sembra logico che anche il personale divenga personale “di Dipartimento” e non più delle singole Unità Operative, con la conseguente disponibilità alla mobilità sul territorio in base alle esigenze anche degli ospedali periferici». Solo così si potrà ostacolare quel processo naturale di allontanamento delle prestazioni e dei pazienti dalle periferie agli Ospedali maggiori. Pertanto, anche i medici ginecologi del Dipartimento materno infantile dovranno lavorare sull’intera rete ospedaliera, per garantire professionalità e continuità di presenza nelle sedi ospedaliere dove, per vari motivi, la mancanza di queste condizioni ha causato un progressivo impoverimento del servizio.

“E’ vero che facciamo gradualmente sempre più fatica a trovare ginecologi disposti a lavorare negli ospedali periferici, ma teniamo conto che i professionisti che affiancano il personale di ruolo per alcuni giorni alla settimana sono primari in pensione- precisa Luciano Flor-  e questo succede in molte discipline. La nomina di un primario è una responsabilità e bisogna trovare un medico qualificato, abbiamo scelto di dare un incarico al primario di Dipartimento e attivato una procedura che non ha dato i risultati sperati. La soluzione non è un regolamento che obblighi i medici a girare da un ospedale all’altro, questo non può essere uno strumento routinario di organizzazione. L’80% dell’organizzazione deve essere stabile altrimenti non si può investire su un servizio.

I medici assunti dall’APSS possono esprimere preferenza sulla destinazione e la maggior parte sceglie Trento. A Tione abbiamo dati positivi sulle prestazioni grazie al lavoro degli operatori. I criteri di sicurezza però vanno rispettati e se mancano le condizioni non possiamo derogare, pur valutando tutti gli aspetti. Inviterei con la massima disponibilità a definire una posizione che ci senta responsabili tutti tenendo conto degli equilibri tra le diverse aree di attività (le persone che partoriscono sono 300, i pazienti 10.000). Poi la scelta è ovviamente politica e contempera aspetto tecnico ed economico…».

«È naturale che sul territorio si faccia fatica a capire le compatibilità complessive che un ente come la Provincia di Trento, la sua Giunta e il Dipartimento che dirigo, devono affrontare in questo particolare momento della nostra autonomia» afferma il dottor Fedrigotti. «Il ragionamento sul punto nascita di Tione è un tassello di un quadro più ampio: il mio Dipartimento, che è il braccio operativo tecnico dell’assessorato è in questo momento condizionato da una richiesta forte di preparare una proposta operativa per il 2015 che riduca il peso sul bilancio provinciale delle spese per la sanità. Questo è un obiettivo preciso che l’assessore deve trasformare in decisioni politiche. Il tutto deve fare i conti con la saturazione della capacità lavorativa del personale sanitario». Come si fa a usare meno risorse dando gli stessi servizi alla cittadinanza? «C’è solo un modo, saturare la capacità “produttiva” del personale». Quindi, «non dobbiamo più guardare agli ospedali del Trentino come strutture fisiche destinate a fornire servizi alla popolazione ma come reparti di uno stesso ospedale. Solo in questo modo si producono servizi uguali (o migliori) con meno risorse. Questa è la realtà di quello che si sta facendo ora e saremo probabilmente costretti a fare di più in futuro. Poi c’è il momento dell’elaborazione politica che ha il dovere di scegliere facendo un mix positivo tra queste due esigenze: garantire efficienza economica senza deprivare le periferie. Questo può essere fatto mantenendo in periferia strutture efficienti ed efficaci ma che garantiscano coerenza con questo disegno organizzativo».

Molti gli interventi in sala: il dott. Claudio Scalfi ha precisato come per un buon funzionamento della medicina del territorio ci deve essere un Ospedale valido, altrimenti è naturale che gli assistiti si allontanino progressivamente dall’Ospedale stesso. Vanda Chiodega ha ricordato come il consultorio familiare a Tione è stato istituito nel 2000 e per quanto riguarda gli ambulatori territoriali di ginecologia con il dott. Mari era stata attivata una collaborazione intensa, a supporto del servizio dato direttamente dal punto nascite, in modo complementare, in modo da garantire assistenza coordinata alle donne durante la gravidanza, nel delicato momento del parto e quindi durante il puerperio. La dott.ssa Nicoletta Gottardi, per 16 anni ginecologa dell’ospedale di Tione ed ora libera professionista operativa in Giudicarie, ha precisato che “è impensabile che non vi sia un punto nascite a Tione. Infatti vi sono alcune emergenze (come ad es. il distacco della placenta) che abbisognano di immediato intervento per scongiurare la morte del nascituro e della mamma. Non è assolutamente pensabile che possano esser trasportate neppure con il supporto dell’elicottero in qualsiasi altro ospedale.” Ha sottolineato quindi come la donna “cerchi un’equipe conosciuta e delle figure stabili, che le diano fiducia. L’Emergenza in ostetricia richiede una sala operatoria attiva e un medico che sappia fare un cesareo. Se i medici non sono autonomi o la sala operatoria non è sempre attiva la donna non si sente sicura. L’ospedale di Tione potrebbe essere valorizzato, nell’ambito dell’ospedale unico trentino, in modo complementare agli altri ospedali, per servizi quali: il parto in acqua, per il quale l’ospedale è già attrezzato; il parto in analgesia; il parto con donazione del sangue cordonale; l’interruzione di gravidanza, ..». E poi, con riferimento alla scelta dell’ospedale per il parto “Ora, le mie pazienti vanno a partorire in vari ospedali. Le ultime notizie sui giornali hanno dissuaso anche le donne che erano intenzionate a partorire a Tione. Il reparto di Tione è stato abbandonato e ciò, da cittadina prima che da tecnico, non è accettabile”.

Il dottor Cutrupi sottolinea quindi che oggi il presidio di Tione è in grado di garantire risposta: la sala operatoria è operativa 24H con la presenza costante di due ginecologi.

Altri interventi del Sindaco di Tione Mattia Gottardi, del sindaco di Bocenago Walter Ferrazza, del dott. Giorgio Zappacosta, della dott.ssa Monica Bonenti, di Mariachiara Rizzonelli per il Gruppo Civico, di Ivo Butterini per il gruppo del Pd e di Marcello Mosca per il gruppo dell’Upt tutti dell’Assemblea della Comunità.

Un apprezzamento deciso all’ospedale da parte del nuovo primario di medicina, dott. Eugenio Dipede, che ha sottolineato di aver trovato nel nostro ospedale ‘grande serietà e professionalità, a tutti i livelli’, precisando che questo presupposto è alla base della qualità e della sicurezza dei servizi erogati dall’ospedale.

In chiusura il consigliere provinciale Mario Tonina ha osservato come chi deve prendere la decisione in merito all’ospedale e al punto nascite, sia sicuramente la parte politica, tenendo conto delle osservazioni tecniche. «Mi sento di dire che il danno in parte è stato fatto per il territorio e che è stato utilizzato un metodo sbagliato da parte dell’assessorato. Ho seguito gli interventi con attenzione e concordo con i dirigenti dell’APSS ma metto in discussione la realizzazione anche del nuovo ospedale di Trento a fronte degli investimenti necessari per gli ospedali territoriali e per una loro specializzazione. Il presidente Rossi ha dato una disponibilità al dialogo, credo sia un buon punto di partenza per ridefinire un percorso che deve essere condiviso dal territorio. Questo tavolo dovrà servire perché il territorio possa dare un contributo a questo ragionamento. ».

L’incontro si e’ chiuso condividendo che verrà redatto un documento da sottoporre alla Presidenza della Giunta Provinciale, all’Assessorato competente ed all’Azienda Sanitaria, con le richieste specifiche per l’ospedale di Tione e per la sanità in generale che interessano i cittadini delle Giudicarie sulle quale vi dovrà essere, a giudizio della Comunità, un’assunzioni di responsabilità anche tramite un protocollo di intenti che garantisca questo territorio nel medio e lungo periodo.


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