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Madonna di Campiglio: dibattito su “Vizi e virtù delle autonomie” con Dellai, Zorzi e Stella

sabato, 23 agosto 2014

Madonna di Campiglio (An. Col.) - “Le autonomie si salveranno, matureranno, resisteranno, solo a una condizione: che dimostrino di essere migliori della burocrazia statale, migliori del sistema accentrato statale, migliori soprattutto per quanto riguarda le spese”.

Madonna di Campiglio - Dellai Zorzi

Con questa citazione di Alcide De Gasperi, Gian Antonio Stella, giornalista del Corriere della Sera, ha aperto il confronto su Vizi e virtù delle autonomie, tenutosi ieri a Madonna di Campiglio, in una sala gremita con oltre 150 persone, insieme all’ex presidente della Provincia Lorenzo Dellai, al direttore della Fondazione Trentina Alcide De Gasperi Beppe Zorzi e moderato da Alessandro Papayannidis del Corriere del Trentino. L’incontro, organizzato dall’associazione Campiglio Trepertre e dalla Fondazione Trentina Alcide De Gasperi nel sessantesimo anniversario della scomparsa dello statista, si colloca nella manifestazione “L’Alta via di Alcide De Gasperi e dell’Italia”, una tre giorni di eventi a Madonna di Campiglio (Nella foto da sinistra Lorenzo Dellai e Beppe Zorzi).

All’inizio della serata è toccato a Beppe Zorzi inquadrare l’autonoma trentina da un punto di vista storico: si è evidenziata l’abitudine tipicamente trentina all’autogoverno, che rende l’accordo De Gasperi-Gruber del 1946 solo l’ultima tappa di un lungo percorso di responsabilizzazione politica degli abitanti di questo territorio. L’accento è stato posto sulla coesistenza di forme di “macroautonomia”, atte a garantire la pacifica convivenza dei diversi gruppi linguistici (italiano, tedesco e ladino) che abitano questa terra di frontiera, e prassi consolidate di “microautonomia”, che trovano espressione a livello locale nelle tradizione delle Carte di Regola.

Commentando la citazione degasperiana, Stella ha quindi osservato che, in base a quanto scrive lo statista trentino, molte autonomie non avrebbero più ragione di esistere. A questo proposito ha elencato una serie di deformazioni che caratterizzano alcune realtà, come le indennità esagerate di alcuni organi di governo delle regioni e province autonome o alcuni scandali che le hanno viste protagoniste in campi importanti come l’ambiente, l’edilizia, la tutela dei beni culturali. Ha quindi osservato che ci sono aspetti delle autonomie che vanno difesi con forza, ma altri che non sono ammissibili.

Una diversa interpretazione della citazione degasperiana è venuta da Lorenzo Dellai il quale ha messo in guardia contro la cultura sempre più diffusa nel nostro Paese, per cui si tende a identificare con l’autonomia speciale tutto ciò che va sotto il segno di spreco e privilegio. Il rischio, secondo l’ex presidente della Provincia, è che, solo perché si sono verificati alcuni esempi di malgoverno, si vada a mettere in discussione l’esistenza stessa dell’esperienza autonomistica. In questi casi ci si trova di fronte a un problema di responsabilità politica della classe dirigente e si dovrebbe quindi trovare il modo di rafforzare gli strumenti dell’autonomia e renderli più efficaci, evitando le storture, senza proporre l’abolizione delle autonomie.

I problemi, ha aggiunto Dellai, non si possono superare tornando ad una gestione centralistica dove da Roma si decide tutto. Su questo l’ex presidente della Provincia ha manifestato molta preoccupazione: “Le regioni vengono delegittimate, le province sono state abolite, i comuni sono in stato comatoso. Arriveranno i prefetti ad amministrare il territorio?”

In risposta, Gian Antonio Stella si è detto parzialmente d’accordo, ma ha allo stesso tempo sottolineato che non si può negare la possibilità per lo Stato di dire l’ultima parola sull’operato delle autonomie, dopo quello cui si è assistito in molti casi. Il giornalista ha puntato il dito contro i bilanci degli enti autonomi, spesso illeggibili per la gente comune e scritti in modo tale da non consentire un effettivo controllo dell’elettorato sulla spesa pubblica. Ha poi portato ad esempio alcuni ambiti, come il turismo, in cui, vista la consistenza dei flussi, non è ammissibile che la gestione resti in capo alle piccole autonomie locali senza un controllo dall’alto. Infine, ha sostenuto che le autonomie vanno meritate, il Trentino se l’è guadagnata più di altri ma ci sono cose da migliorare, criticando a titolo di esempio i consigli circoscrizionali.

Il dibattito ha poi anche affrontato il tema più strettamente economico spostandosi sulla difficoltà di promuovere un’autonomia che sia finanziariamente differenziata. Su questo Stella ha evidenziato l’incapacità della politica di portare avanti scelte coraggiose che sappiano premiare le esperienze virtuose e punire quelle deteriori. A questo proposito ha portato l’esempio delle Comunità montane che sono state abolite tutte senza invece operare una scelta ragionata. Su questo, ha aggiunto il giornalista, a Roma si dovrebbe avere il coraggio di riconoscere che il Trentino Alto Adige è stato amministrato meglio mentre altre realtà, ad esempio la Val d’Aosta, è invece un esempio negativo.

Dellai ha concordato con la necessità di differenziare e ha sostenuto che anche le regioni ordinarie potrebbero, come chiedono, gestire in maniera progressivamente sempre più autonoma alcuni ambiti di competenza. La direzione da intraprendere dovrebbe essere la diffusione responsabilizzata e controllata degli strumenti dell’autonomia, non l’accentramento dei poteri a Roma.

Una posizione condivisa da Stella, il quale ha però criticato il pensiero per cui l’autonomismo porterebbe sempre situazioni virtuose: sarebbero sotto gli occhi di tutti esempi di sprechi e malgoverno e ci sono stati alcuni eccessi che hanno contribuito a creare una certa diffidenza.


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