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Gli studenti trentini nelle zone terremotate per progettare il futuro

venerdì, 5 maggio 2017

Rovereto – Un’esperienza indimenticabile quella della 5 A CAT dell’Istituto Tecnico Economico e Tecnologico Fontana di Rovereto che, con tre docenti e con alcuni compagni degli istituti Guetti di Tione, Floriani di Riva e Rosa Bianca di Cavalese, ha visitato i paesi del centro Italia colpiti dal sisma dell’agosto scorso. Il viaggio ha avuto lo scopo di osservare da vicino i danni causati dal terremonto e l’esperienza maturata servirà alle classi per impostare la progettazione di un progetto per la realizzazione di un prototipo abitativo e di uno di culto.

terrTre giorni intensi quelli vissuti da 60 studenti delle scuole superiori trentine, dal 18 al 21 aprile, per visionare la situazione attuale e per pensare a potenziali progetti di ricostruzione, in un contesto di devastazione e precarietà a seguito del sisma che ha colpito il centro Italia in agosto. Le condizioni climatiche hanno reso difficile l’esperienza tra pioggia, neve e vento, tant’è che dopo la prima notte nelle tende montate dalla protezione civile alcuni alunni sono stati dirottati verso il ricovero più confortevole di casa Gioiosa di Montemonaco.

Partiti con curiosità e voglia di conoscere, i ragazzi e i loro accompagnatori sono stati poi colti da tanta tristezza nel vedere i paesi distrutti e le immagini spettrali di Arquata, prima tappa del tour, dove hanno assistito alla divisione delle macerie e alla formazione delle platee di cemento per la costruzione di moduli SAE (soluzioni abitative di emergenza).

Il secondo giorno, il pullman ha dovuto effettuare una lunga deviazione per arrivare a Norcia, perché la strada per Amatrice era interrotta. Ad Amatrice i ragazzi hanno visto la cattedrale ingabbiata e hanno potuto assistere al tentativo di recupero di una chiesa in un paese che cerca di ripartire con soli tre negozi aperti, in mezzo a tanta desolazione.

Il terzo giorno sono arrivati a Castellucio di Norcia, scendendo a piedi dal passo della Forca, nei pressi del monte Vettore, epicentro del sisma, dove era visibile la spaccatura creata dal fortissimo movimento tellurico. La strada era spostata di un metro, le case tagliate a metà. Si potevano scorgere i segni della vita quotidiana precedente: tavolini in bilico, armadi spalancati da dove pendeva qualche camicia al vento. L’emozione era alta.

Ogni serata, attività di briefing, revisione delle immagini, riflessioni e condivisioni su come poter fornire il proprio contributo. Si è trattato di un’esperienza molto importante che ha contribuito alla crescita dei partecipanti che hanno potuto dialogare con vigili del fuoco, carabinieri, protezione civile, alpini, militari e con la gente del luogo. Ora inizia la parte più operativa, in cui i ragazzi elaboreranno le loro idee per realizzare il progetto di due edifici: uno per il culto e uno per l’allevamento. Ciò che resta in questo momento è l’emozione forte per un’esperienza unica e indimenticabile che certamente ha segnato gli animi di tutti.


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