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Comunità delle Giudicarie: l’esecutivo prende posizione sulla riforma dell’autonomia del Trentino

giovedì, 30 gennaio 2014

Tione – La riforma della legge provinciale 3/2006  dal titolo “Norme in materia di governo dell’autonomia del Trentino” fa discutere. La Giunta della Comunità delle Giudicarie ha preso posizione. E’ urgente – si legge nel documento stilato dall’esecutivo della Comunità delle Giudicarie –  una presa di posizione chiara da parte della Giunta provinciale rispetto al futuro della riforma. Per rispetto dei Cittadini, degli Amministratori e di chi lavora in Comunità”.

La  Giunta della Comunità delle Giudicarie va oltre. “Diamo gambe alla riforma”, chiedeva la mozione approvata dalla Comunità delle Giudicarie il 7 maggio 2013 in merito alla Riforma della legge provinciale 3/2006 (“Norme in materia di governo dell’autonomia del Trentino”) e costruita per dare un contributo concreto nella revisione dalla riforma nata con l’obiettivo di trasferire delle competenze effettive dalla Provincia ai territori, attraverso le Comunità di Valle. A seguito di un intenso percorso di confronto rispetto agli interventi di revisione ritenuti opportuni per “dare gambe alla riforma”, i contenuti della mozione, portati anche alla attenzione della conferenza dei Sindaci, sono approdati nella Assemblea della Comunità, quindi approvati ed inoltrati alla Giunta PAT, al Consiglio Provinciale ed al Consiglio delle Autonomie, dove sono stati oggetto di confronto lo scorso novembre. Nella mozione due richieste di fondo: a) di dare effettiva attuazione alla riforma portando nei territori le decisioni rilevanti per costruire una prospettiva economica e sociale, attraverso un reale trasferimento di competenze da parte della Provincia alle Comunità; b) di mettere in grado le Comunità di dare concreta risposta alle esigenze dei Cittadini, in ambiti di valenza sovra comunale.

L’INTERVENTO
Oggi, a fronte della delegittimazione del ruolo delle Comunità che traspare dalle dichiarazioni recenti dell’assessore provinciale Carlo Daldoss, la Giunta della Comunità delle Giudicarie riporta l’attenzione sulla proposta di revisione esplicitata nella mozione approvata dall’Assemblea e, soprattutto, chiede al Presidente ed alla Giunta PAT di addivenire in tempi brevi ad una posizione chiara e definitiva rispetto alla evoluzione della Riforma istituzionale. Per rispetto in primis dei Cittadini, quindi degli Amministratori ed anche di chi quotidianamente lavora nelle Comunità.

Se la Provincia intende tornare a centralizzare, bloccando il percorso di trasferimento di competenze e responsabilità ai Territori e quindi anche vanificando l’impegno ed i passi compiuti in questi primi tre anni – come si legge tra le righe dalle dichiarazioni dell’assessore Daldoss – è urgente una chiara espressione della Giunta provinciale, dalla quale gli Amministratori di Comunità trarranno le debite conseguenze.Comunità Giudicarie

La Giunta della Comunità delle Giudicarie sottolinea infatti come la delegittimazione di questi giorni favorisce – se non prontamente rettificata – la ingovernabilità dell’ente Comunità, complicando ulteriormente, di fatto, la prosecuzione ed il completamento dei molteplici percorsi avviati (ed in parte anche conclusi), pur nella articolata complessità dell’assetto normativo legato alla riforma.

Nella foto la Giunta della Comunita delle Giudicarie: Patrizia Ballardini (Presidente), Michele Bazzoli, Piergiorgio Ferrari, Luigi Olivieri,
Paolo Pasi, Flavio Riccadonna, Daniele Tarolli, Gianpaolo Vaia

LA PROPOSTA

Di seguito la ricetta, o quantomeno gli ingredienti, proposti dalle Giudicarie per far evolvere la riforma, sintetizzati a partire dalla mozione approvata lo scorso anno:
• trasferimento effettivo, completo e reale delle competenze già previste nella riforma istituzionale dalla Provincia alla Comunità di Valle (sociale, edilizia pubblica e agevolata, urbanistica, asili nido, polizia locale) con la contestuale dotazione delle idonee risorse umane e finanziarie, trasferite dalla PAT;
• definizione chiara del ruolo e delle competenze degli organi della Comunità di valle, in primis della Conferenza dei Sindaci e dell’Assemblea, semplificando i meccanismi di decisione ed eliminando le “sovrapposizioni” che generano solo potenziali conflitti e confusione (es. eliminando la cosiddetta co-decisione);
• adozione di un sistema elettorale che tenga conto degli effetti della doppia rappresentanza rispetto alla governabilità, facendo in modo che la coalizione vincente possa contare sulla maggioranza assoluta dei componenti l’Assemblea;
• riduzione della numerosità dei componenti dell’Assemblea, almeno nelle Comunità con più di 21 Comuni, garantendo eventualmente la presenza dei Comuni attraverso meccanismi di rappresentatività (ad esempio, identificando sindaci rappresentanti per fascia di popolazione);
• trasferimento delle competenze dalla Provincia alle Comunità, anche in modi e tempi differenziati, sulla base della valutazione delle reali necessità e capacità di ciascuna Comunità;
• coinvolgimento maggiore delle Comunità nei processi di adozione di politiche pubbliche provinciali di pianificazione, programmazione e sviluppo;
• attribuzione di competenze si sistema alla Comunità di Valle, dove abbia senso un ruolo specifico del territorio in ambito sovracomunale, in modo graduale ma concreto (es. turismo, giovani, cultura, ..).


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