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Visita dell’Arcivescovo Lauro al campo profughi di Marco: la situazione e le soluzioni prospettate

mercoledì, 24 gennaio 2018

Rovereto – L’arcivescovo Lauro Tisi ha visitato questa mattina il campo profughi a Marco di Rovereto. Accompagnato dall’assessore provinciale Luca Zeni, dai responsabili di Cinformi e della Croce Rossa, monsignor Tisi ha potuto verificare le condizioni in cui sono ospitati, attualmente, 237 richiedenti protezione internazionale. Ha passato in rassegna gli spazi comuni – un’aula scolastica, la mensa, un locale ricreativo -  per poi soffermarsi a lungo all’interno di uno dei container, ciascuno dei quali con quattordici posti letto su strutture a castello, in spazi oggettivamente ristretti. Qui ha potuto ascoltare le ragioni di uno degli ospiti (foto di G. Zotta).

tisi“E’ una situazione che parla da sola, così non va. Non si può stare in quattordici in un container”, commenta a caldo l’Arcivescovo, pur riconoscendo le difficoltà gestionali in capo all’ente pubblico. Intervenendo in diretta ai microfoni della radio diocesana Trentino inBlu, Tisi garantisce: “Mi sento interpellato in prima persona a muovermi, più che a parlare, per alleviare la situazione. Per questo la Diocesi mette da subito a disposizione ventidue posti in località San Nicolò, in appartamenti dove erano ospitate famiglie siriane, giunte con il corridoio umanitario. Altri nove posti saranno presto disponibili in  due diverse località”.

Con l’arcivescovo Lauro, questa mattina a Marco, anche Roberto Calzà e Cristian Gatti, direttori rispettivamente di Caritas e Fondazione Comunità Solidale, le due realtà diocesane che gestiscono l’accoglienza dei migranti. Monsignor Tisi, anche a seguito della visita al campo di Marco,  rilancia un appello alle comunità cristiane: “Ho parlato con i ragazzi ospitati al campo e mi porto dentro le loro problematiche esistenziali, che vanno ben oltre il disagio di un container. Anche nel pensare una ricollocazione, bisogna tener conto dei percorsi di integrazione e formativi che in molti casi sono già stati avviati sul posto”.  “Da parte mia  e anche dei preti che sono impegnati in questi giorni nella formazione a Villa Moretta, c’è piena apertura, come dimostra il fatto che abbiamo già messo a  disposizione una ventina di canoniche in Trentino. Dobbiamo però lavorare ancora sulle nostre comunità, per accrescere la disponibilità all’accoglienza, già riscontrata, e vincere eventuali paure che si sfaldano solo con l’incontro. Il mio intento – conclude Tisi – è far di tutto per invitare le comunità ad aprirsi”.

Campo di Marco, la Provincia: “Condivisibile l’appello del Vescovo a tutta la comunità trentina”

“Ringraziamo il vescovo di Trento, monsignor Tisi, per il suo appello, che riassume anche il nostro pensiero e che deve abbracciare l’intera comunità trentina. Solo attraverso una condivisione di impegno e quindi di responsabilità l’accoglienza dei richiedenti protezione internazionale può rappresentare una sfida sostenibile per il Trentino”. Questo il commento della Provincia autonoma – con il suo presidente e con l’assessore alla solidarietà sociale – dopo la visita di stamani del vescovo di Trento al Campo della protezione civile di Marco, che oggi ospita una parte dei profughi presenti in Trentino. Monsignor Lauro Tisi, accompagnato dall’assessore competente e dai responsabili dell’accoglienza provinciale, ha potuto vedere da vicino e toccare con mano l’organizzazione del Centro e alcune fra le diverse attività formative e ricreative che si svolgono al suo interno.

Nel corso di un dialogo fra alcuni migranti e il vescovo, l’assessore ha spiegato che ai richiedenti asilo accolti a Marco è stata recentemente offerta l’opportunità di spostarsi presso la residenza Fersina a Trento; invito che è stato accolto solo da una minima parte dei migranti, proprio per non dover lasciare le attività già avviate a Rovereto.

In Trentino la rete della distribuzione diffusa si è consolidata, con 1000 richiedenti asilo che vivono attualmente in appartamenti e piccole strutture di accoglienza. Rimane però da ridurre le presenze nei due centri maggiori di Trento e di Rovereto. La Provincia sta lavorando in questa direzione e proseguirà nel suo impegno secondo una programmazione già fissata nelle sue linee generali. “Il problema – ha detto l’assessore al vescovo nel corso della visita di stamani a Marco – è che molti richiedenti asilo si stanno inserendo positivamente nella comunità grazie alle opportunità formative e di inclusione offerte dal progetto di accoglienza. Questo radicamento nel tessuto locale, diretta conseguenza dell’impegno degli operatori e della qualità del progetto trentino, spinge i migranti a voler restare nella zona di Rovereto, un’ipotesi non sempre compatibile con la logistica delle strutture e degli appartamenti che si rendono man mano disponibili. Ma per funzionare, il sistema deve prevedere elasticità e disponibilità da parte di tutti i soggetti coinvolti. Al momento, comunque, il proseguimento delle attività nella zona di Marco sembra essere, per le persone accolte, più importante delle condizioni abitative; ciò nonostante, stiamo lavorando per apportare le opportune migliorie al Campo, alcune delle quali saranno ultimate a breve. Ciò nel rispetto della dignità di tutti, e nella consapevolezza che una situazione così complessa può essere gestita efficacemente solo se i diversi attori del sistema cooperano strettamente e si impegnano a trovare soluzioni concrete alle diverse esigenze che via via si manifestano”.


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