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Virgo Fidelis a Trento con il vescovo Bressan. Il discorso del colonnello Maurizio Graziano

venerdì, 21 novembre 2014

Trento – Tutti i carabinieri d’Italia il 21 novembre festeggiano la “Virgo Fidelis”, patrona dell’Arma e protettrice dei carabinieri.

Ieri a Trento si è svolta la Santa Messa celebrata dall’Arcivescovo di Trento, monsignor  Luigi Bressan, alla presenza del Commissario del Governo, Francesco Squarcina, del Comandante Provinciale, colonnello Maurizio Graziano, delle Autorità civili e militari della Provincia, di rappresentanti dell’Associazione Nazionale Carabinieri, degli Organismi di Rappresentanza militare, nonché di numerosi Carabinieri dei vari gradi in servizio presso i Comandi del Trentino.

La celebrazione della Virgo Fidelis risale al 1949, quando Sua Santità Pio XII proclamò ufficialmente Maria “Virgo Fidelis Patrona dei Carabinieri”, fissandone la ricorrenza al 21 novembre, data in cui coincidono altre due ricVirgo Fidelis Trentoorrenze: la festa liturgica della Presentazione di Maria Vergine al Tempio e il 74° anniversario della “Battaglia di Culqualber”.

Il 21 novembre del 1941, infatti, ebbe luogo una delle più cruente battaglie in terra d’Africa, nella quale un intero battaglione di carabinieri si sacrificò, per ben tre mesi, nella strenua difesa del caposaldo di Culqualber. Quei caduti sono andati a far parte della folta schiera di Carabinieri che, in pace ed in guerra, hanno saputo tener fede al giuramento prestato fino all’estremo sacrificio. Alla Bandiera dell’Arma dei Carabinieri fu conferita, per quel fatto d’arme, la seconda Medaglia d’Oro al Valor Militare, dopo quella già ottenuta in occasione della partecipazione alla Prima Guerra Mondiale.

Con la “Virgo Fidelis” e l’anniversario della “Battaglia di Culqualber”, oggi l’Arma celebra anche la “Giornata dell’Orfano”, istituita nel 1996, che rappresenta per i Carabinieri e per l’ONAOMAC (Opera Nazionale di Assistenza per gli Orfani dei Militari dell’Arma dei Carabinieri) un concreto momento di vicinanza alle famiglie dei colleghi scomparsi.

IL DISCORSO COMANDANTE PROVINCIALE TRENTINO

Autorità, Gentili ospiti, Carabinieri,

desidero, innanzitutto, ringraziare il nostro Arcivescovo, Monsignor Luigi Bressan, per l’onore che ci ha fatto nel celebrare questa solenne liturgia. Tanto più, per i Suoi numerosi ed onerosi impegni, che gli derivano anche dal nuovo prestigioso incarico al quale è stato eletto, quello di Presidente della Caritas Italiana. A lui vanno i nostri auguri.

La ricorrenza odierna costituisce nel calendario di un carabiniere un appuntamento certamente molto atteso e sentito. E’ perciò un grande privilegio condividerla con il signor Commissario del Governo, con il signor Presidente della Corte di Appello, con tutte le altre Autorità militari e civili presenti ed i gentili ospiti. Ciò testimonia l’affetto e la stima che ci vengono riservate e che ci spronano ad operare con quotidiana dedizione per garantire con ogni mezzo il sereno divenire delle attività sociali della comunità trentina. Grazie.

A Te caro DON Gianmarco un abbraccio fraterno ed un augurio per la nuova strada intrapresa, ormai qualche mese fa, con l’incarico assunto di nostro cappellano militare.

A Te DON Fausto siamo grati per la cortese disponibilità ad ospitarci.

Un ringraziamento particolare agli amici del coro CIMA VEZZERA di Levico Terme, che ha voluto animare, anche quest’anno, la celebrazione con i loro meravigliosi canti.

Un deferente pensiero ed una sentita carezza di riconoscenza rivolgo alle vedove ed agli orfani del personale dell’Arma presenti: Voi rappresentate tutti i Nostri cari che, ogni giorno, ci sostengono nella difficile ma esaltante vita che abbiamo scelto, non facendoci mai sentire soli, con quel calore che è prerogativa, unica ed insostituibile, della famiglia.

Ai carabinieri non più in servizio attivo, molti dei quali danno ancora un apprezzato contributo alle comunità, con iniziative di volontariato e di collaborazione con le Istituzioni locali, il nostro sincero affetto. Ringrazio, perciò, tutte le sezioni dell’ANC della Provincia e i rispettivi presidenti che, sotto la guida del coordinatore provinciale, rendono sempre concreta la loro presenza in Trentino.

Quella odierna, come dicevo, è, per tutti i carabinieri, una giornata particolare. Si celebrano con essa, infatti, ben tre ricorrenze di alto valore morale e sociale per l’Istituzione: la Virgo Fidelis; la battaglia di Culqualber e la Giornata dell’Orfano. Ognuno di questi tre momenti evoca valori connaturati da sempre nell’animo dei nostri militari e nella ragion d’essere dell’Arma: senso religioso dell’offerta di sé per il bene degli altri; coraggio del proprio dovere congiunto all’onore militare; solidarietà umana e vicinanza nei confronti di chi soffre.

Nell’Arma, il culto della “Virgo Fidelis” iniziò subito dopo l’ultimo conflitto mondiale. Sua Santità Pio XII, l’11 novembre 1949, in Castel Gandolfo, promulgò la “bolla” con cui concesse ai Carabinieri la loro Santa Protettrice “”…., e con la facoltà” come testualmente recita il Breve Apostolico “di celebrare la festa della stessa, tutti gli anni nelle caserme dei detti soldati, nel giorno ventuno del mese di novembre, …, in pio e santo ricordo, sia della suprema consacrazione della Vergine Maria a Dio, sia di quel Battaglione di Carabinieri, che, divampando anche in Africa Orientale l’ultima guerra, fece tutto intero, nel predetto giorno, il supremo sacrificio della vita nella località di “Culquaber”.

L’epica battaglia di Culqualber fu combattuta in Africa Orientale dal 1° Battaglione Carabinieri mobilitato, schierato a presidio del caposaldo posto a sbarramento dell’avanzata britannica verso Gondar.

In Etiopia, dopo la tragica caduta dell’Ambalagi, difesa strenuamente, dalle valorose truppe nazionali, al comando del Vicerè, Duca Amedeo d’Aosta, rimanevano a salvaguardare l’onore delle armi italiane solo sparute forze del Regio Esercito ed il 1° Battaglione Carabinieri mobilitato, al comando del Maggiore M.O.V.M. Alfredo SERRANTI, arroccati saldamente a Culqualber e sulle circostanti alture.

Due Compagnie Carabinieri e una di fedeli Zaptiè, appoggiate da pochi pezzi d’artiglieria, si strinsero a difesa dei rocciosi costoni di Culqualber, resistendo strenuamente, per lunghi mesi, in situazioni logistiche disperate, con contrattacchi effettuati, anche all’arma bianca, contro un nemico superiore di uomini, mezzi corazzati, artiglierie e aviazione, desideroso di porre fine alle campagne d’Etiopia.

Il 21 novembre del 1941, infatti, dopo l’ennesimo attacco di preponderanti forze inglesi, il caposaldo di Culqualber cessò di resistere e quasi tutti i Carabinieri caddero in combattimento.

Una pagina di storia, di puro eroismo, scritta dai nostri Carabinieri, così come recita il Bollettino di guerra delle FF.AA. N. 539 del 23/11/1941:

“Gli indomiti reparti di Culqualber – Fercaber, dopo aver continuato a combattere, anche con le baionette e le bombe a mano, sono stati infine sopraffatti … nell’epica difesa si è gloriosamente distinto simbolo del valore dei reparti nazionali il Battaglione Carabinieri … quasi tutti i Carabinieri sono caduti”.

Per quell’epico fatto d’armi alla Bandiera dell’Arma fu conferita la seconda Medaglia d’Oro al Valor Militare con la seguente motivazione

“Glorioso veterano di cruenti cimenti bellici, destinato a rinforzare un caposaldo di vitale importanza, vi diventava artefice di epica resistenza. Apprestato saldamente a difesa d’impervio settore affidatogli, per tre mesi affrontava con indomito valore la violenta aggressività di preponderanti agguerrite forze, che conteneva con audaci atti controffensivi, contribuendo decisamente alla vigorosa resistenza dell’intero caposaldo, ed infine, dopo aspre giornate di alterne vicende, a segnare, per l’ultima volta in terra d’Africa, la vittoria delle nostre armi. Delineatasi la crisi, deciso al sacrificio supremo, si saldava graniticamente agli spalti difensivi e li contendeva al soverchiante avversario in sanguinosa impari lotta corpo a corpo, nella quale Comandante e Carabinieri, fusi in un sol eroico blocco, simbolo delle virtù italiche, immolavano la vita perpetuando le gloriose tradizioni dell’Arma”. Africa Orientale agosto – novembre 1941

L’aver posto l’Arma dei Carabinieri sotto la protezione della Virgo Fidelis riveste un significato molto profondo. Il valore della fedeltà è la nostra caratteristica fondamentale, scolpito anche nel nostro motto “Nei secoli fedeli”.

Una fedeltà provata lungo i due secoli della nostra esistenza, che ha generato nel popolo italiano un vero atteggiamento di fiducia e di stima nei confronti dell’Arma.

Maria è rimasta fedele al compimento della volontà di Dio. Ciò che rende grande Maria è questa fedeltà, più ancora che la maternità fisica. E’ in quella attitudine la sua beatitudine.

Sia allora così anche in ciascuno di noi, cari carabinieri. La fedeltà ad una formale promessa fatta, il nostro giuramento, al nostro quotidiano servizio, sia la nostra gloria e la buona testimonianza della nostra coscienza.

Eccellenza Reverendissima,

prima di chiederLe di volerci accordare la sua Paterna Benedizione, mi permetta di dirLe ancora grazie.

Ognuno di noi ha l’animo pieno di riconoscenza per la Sua presenza: serbi anche Lei, nel Suo animo e nelle Sue preghiere, i nostri volti e di tutti quelli che, a qualsiasi titolo, impegnano la loro esistenza al bene comune.

Grazie di cuore a tutti!

Colonnello Maurizio Graziano, comandante provinciale Trento


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