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Vinitaly, i vigneron bresciani e trentini e la top ten alla fiera di Verona

domenica, 9 aprile 2017

Verona – I vigneron bresciani e trentini al Vinitaly. Nella borsa dei vini italiani salgono sul podio dei vini che hanno avuto il maggior incremento delle vendite nel 2016 il Ribolla gialla friulano (+31%), la Passerina marchigiana (+24%) e il Valpolicella Ripasso del Veneto (+23%). E’ quanto emerge dall’analisi della Coldiretti presentata al Vinitaly di Verona dove, presso lo stand nel Centro Servizi Arena, è stata aperta la prima mostra dei vini più alla “moda” nell’ultimo anno che ha fatto registrare un aumento record del 4,4% nelle vendite i vini a denominazione in bottiglia da 0,75 litri per effetto del ritorno della passione degli Italiani per i vini autoctoni.coldiretti top ten vini 0

La speciale top ten evidenzia risultati sorprendenti con un profondo cambiamento nelle abitudini di consumo degli italiani che – sottolinea la Coldiretti – premiano anche negli acquisti di vino le produzioni legate al territorio. Nella classifica dei primi dieci vini che nel 2016 in Italia hanno fatto registrare il maggior incremento delle vendite, infatti, nessuno è internazionale. Nel tempo della globalizzazione gli italiani – precisa la Coldiretti – bevono locale con il vino a “chilometri zero” come dimostra il fatto che al quarto posto si posiziona il Pecorino con un aumento del 19% (Marche /Abruzzo) e al quinto con un +14% il Primitivo (Puglia). Il Pignoletto (Emilia-Romagna) conquista la sesta posizione con un +13% seguito dal Custoza con un +10,5%. A pari merito all’ottavo posto con un +10% sono il Negroamaro (Puglia) e il Lagrein (Trentino-Alto Adige) mentre il decimo posto (+10%) è appannaggio del Traminer (Trentino-Alto Adige).

Il vino più venduto in assoluto nei supermercati italiani è il Lambrusco (Emilia-Romagna) con 13,1 milioni di litri a conferma – sostiene la Coldiretti – di quanto siano pericolosi i tentativi di minare la distintività delle produzioni come dimostra la recente discussione comunitaria sulla liberalizzazione dei nomi dei vitigni fuori dai luoghi di produzione che consentirebbe anche ai vini stranieri di riportare in etichetta nomi quali Lambrusco, Negroamaro e Vernaccia, ma anche Aglianico, Barbera, Brachetto, Cortese, Fiano, Greco, Nebbiolo, Picolit, Primitivo, Rossese, Sangiovese, Teroldego, Verdicchio, Falanghina e Vermentino solo per fare alcuni esempi.

“Il futuro dell’agricoltura italiana ed europea dipende dalla capacità di promuovere e tutelare le distintività territoriali che sono state la chiave del successo nel settore del vino dove hanno trovato la massima esaltazione”, ha affermato Roberto Moncalvo, presidente della Coldiretti, nel sottolineare che la “biodiversita’ produttiva” è un patrimonio del made in italy che va valorizzato e difeso anche a livello internazionale.

LA TOP TEN DEI VINI PER CRESCITA VENDITE BOTTIGLIE NEL 2016
Vino Variazione % valore
1 – Ribolla gialla (Friuli-Venezia Giulia) +31,0
2 – Passerina (Marche) +24,4
3 – Valpolicella Ripasso (Veneto) +23,0
4 – Pecorino (Abruzzo/Marche) +19,2
5 – Primitivo (Puglia) +13,8
6 – Pignoletto (Emilia-Romagna) +13,2
7 – Custoza (Veneto) +10,5
8 – Negroamaro (Puglia) +10,0
8 – Lagrein (Trentino-Alto Adige) +10,0
10 – Traminer (Trentino-Alto Adige) +9,8%

GLI INTERVENTI

“La presenza del commissario europeo Hogan nell’anno del 60° anniversario dei Trattati di Roma è l’occasione concreta per un confronto sul futuro della vitivinicoltura italiana ed europea, sulle misure di promozione OCM e sulle prospettive della politica agricola comunitaria dopo il 2020″, Lo ha detto all’inaugurazione del 51° Vinitaly, il presidente di Veronafiere, Maurizio Danese.

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“Il nostro export enologico – ha aggiunto – è fondamentalmente basato sui tre mercati di Stati Uniti d’America, Germania e Regno Unito, il che potrebbe diventare un fattore di rischio. Per questo è necessario diversificare, sviluppando o aprendo mercati minori e potenziali, e occorre farlo anche attraverso la condivisione delle politiche di promozione e sviluppo dell’Unione Europea”.

«Veronafiere con Vinitaly ha organizzato un imponente piano di incoming con circa 50mila operatori esteri attesi da 140 nazioni. Secondo le elaborazioni di Ismea, realizzate per Veronafiere in occasione dell’inaugurazione del Vinitaly, il Vecchio Continente giganteggia in quasi tutti i mercati del pianeta, in un contesto in cui il vino si sta affermando sempre più come bevanda globale.

Complessivamente sono 166 i milioni di ettolitri di vino prodotti nell’Ue a 28, per un fatturato export di circa 20mld di euro. Due dati chiave che fanno della ‘piccola’ Unione europea (solo il 3% della superficie terrestre) la vera superpotenza enologica del pianeta, con quasi i 2/3 della produzione mondiale e circa il 70% della quota di mercato globale. E la crescita sembra non arrestarsi nonostante la concorrenza dei produttori emergenti.

Nel periodo 2010-2016 il valore delle esportazioni dei produttori europei è cresciuto infatti del 37%, per contro gli scambi mondiali hanno registrato un aumento del 33%.

Nel dettaglio sono Francia (8,3mld di euro), Italia (5,6mld di euro), Spagna (2,6mld di euro), Germania (931mln di euro), Portogallo (727mln di euro), e Regno Unito (606mln di euro) i primi 6 Paesi produttori della Ue a 28. Completano la top 10 i Paesi Bassi, l’Austria, il Belgio e la Danimarca.

I top 6 exporter sommano complessivamente ben oltre il 90% delle vendite Ue; tra questi l’incremento più importante tra il 2010 e il 2016 lo segna l’Italia (+43,5% in valore), seguita dalla Spagna (+40,2%), dalla Francia (+30,3%), dal Regno Unito (+24,1), dal Portogallo (+18,4%) e dalla Germania (+5,8%), per una volta con un trend commerciale nettamente inferiore a quello italiano.


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