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Università: patto per lo sviluppo e il lavoro. La Provincia di Trento conferma il ruolo strategico

mercoledì, 3 giugno 2015

Trento – Provincia e Università insieme per lo sviluppo e il lavoro. Una conferma del ruolo strategico dell’università e insieme un forte appello all’impegno comune sul fronte dello sviluppo del territorio e del lavoro: questo in sintesi il messaggio lanciato – con diversi accenti – dal vicepresidente e assessore allo sviluppo economico e lavoro Alessandro Olivi, dall’assessora all’università e ricerca Sara Ferrari e dall’assessore alla coesione sociale, all’urbanistica, agli enti locali e all’edilizia abitativa Carlo Daldoss, intervenuti all’assemblea pubblica di Ateneo 2015, tenutasi a Rovereto al termine di un percorso sviluppatosi attraverso un ciclo di incontri, dallo scorso dicembre ad oggi.

IL CONFRONTOassessori Olivi, Ferrari e Daldoss1

Tema dell’assemblea, apertasi con i saluti del presidente Innocenzo Cipolletta e del rettore Paolo Collini, il rapporto fra impresa, lavoro e territorio. Un tema fondamentale alla luce delle esigenze poste dalla congiuntura economica, prima fra tutte rilanciare la competitività del Trentino, attraverso la formazione del capitale umano e l’innovazione, ad ogni livello, sul versante aziendale così come su quello sociale e dei servizi.

“È passato un anno da quando ci siamo incontrati l’ultima volta – ha detto l’assessora Ferrari – ed è stato un anno intenso e positivo. Il rapporto fra Provincia e istituzione accademica si è consolidato. Si coglie la disponibilità di tutti a lavorare assieme. La Provincia vuole continuare a investire in formazione, alta formazione e ricerca come elementi strategici dello sviluppo del Trentino. E’ evidente che l’indipendenza dell’università deve essere garantita. E altrettanto vero che quando essa si intreccia con le necessità del territorio che la ospita ne beneficiano gli uni e gli altri. Insieme facciamo massa critica, ci presentiamo come sistema là dove ci sono i finanziamenti, siamo più della somma dei singoli soggetti. Questo è fondamentale, perché dobbiamo essere più bravi di prima ad intercettare – anche utilizzando al meglio le nostre strutture di Bruxelles – i finanziamenti europei, per compensare ciò che viene meno in sede locale a causa della Abbiamo bisogno di sempre più innovazione e di una più forte partnership pubblico-privato. Dobbiamo infine proiettarci al di la dei nostri confini, giocarci la partita di essere un territorio che l’Italia presenta come un modello”.

Le ha fatto eco il vicepresidente Olivi, per il quale “l’università oltre che un fattore di sviluppo è un soggetto che determina la fisionomia stessa del territorio. E la nostra non può che essere un’università di territorio, nell’accezione più alta del termine. Un’università che investe sul territorio, che dialoga con i suoi corpi intermedi, che ne costituisce il tessuto connettivo. Territorialità non è l’antitesi dell’eccellenza. Oggi l’Istat ha diffuso i dati più recenti sull’occupazione. Sono dati campionari e di difficile interpretazione ma una cosa è certa: lo sviluppo attuale non riesce a dare lavoro a tutti. Non possiamo prescindere dall’università quando parliamo di lavoro. Lo stesso dicasi per la mobilità sociale, che è stata al centro del Festival dell’Economia. L’università favorisce la mobilità e ciò vale anche per i lavoratori e gli imprenditori. Ma attenzione: dobbiamo assumere pienamente la responsabilità di monitorare effetti ed efficacia dei nostri investimenti in conoscenza. La delega sull’universita significa programmare un nuovo modello di sviluppo che metta al centro l’occupazione. Abbiamo bisogno della vostra capacità di produrre pensiero, non solo per gli studenti, per l’intera comunità, ad esempio sulle politiche del lavoro. L’innovazione sociale è un elemento che rende più libera e più democratica una comunità”.

L’assessore Daldoss ha ripreso il filo dei ragionamenti sottolineando che “l’università può essere un laboratorio all’avanguardia, a cui riferirsi per il valore che essa sviluppa nel trasmettere la conoscenza, nell’abbattere i confini e nel superare le contrapposizioni. Un ruolo importante, soprattutto lo se pensiamo calato nella necessità di creare coesione territoriale e e far sentire la nostra terra un sistema integrato, dalle città di Trento e di Rovereto verso le valli. C’è tanto lavoro da fare, anche per continuare a portare i nostri giovani dalle valli, da ogni punto del territorio verso l’università, per diffondere sapere e creare le condizioni di uno sviluppo omogeneo, che valorizza le peculiarità di ciascun polo e contribuisce alla sua crescita, ad esempio nell’ambito turistico dove la qualità del capitale umano sarà determinante per essere competitivi nel prossimo futuro”.


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