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Una nuova Protezione Civile, la forza del volontariato al servizio dei cittadini

lunedì, 2 febbraio 2015

Cavalese – “Il nuovo Presidente ha rivolto la sua sensibilità ai cittadini, e noi – che fummo definiti dal suo predecessore “la parte migliore del Paese” – saremo al suo fianco”. E’ con le parole del Prefetto Franco Gabrielli, accompagnate dall’applauso del “popolo” della Protezione civile italiana, che si sono chiusi ieri sera a Cavalese e Predazzo i “Giochi invernali” della Protezione civile italiana, una dodicesima edizione del Campionato di sci dedicata al dodicesimo Presidente della Repubblica e che ha riconfermato il valore del patto di fedeltà al Paese del volontariato italiano. Un messaggio d’auguprotezione civile a Cavaleserio e di fiducia condiviso dall’assessore alla Protezione civile trentina Tiziano Mellarini, che arriva da una terra “orgogliosa del proprio volontariato” e che, anche in virtù della propria autonomia – come è emerso dal convegno ospitato al Palafiemme di Cavalese – sa e può dare un valore aggiunto al sistema nazionale.

Un orgoglio che le Protezioni civili delle dodici regioni italiane che hanno partecipato in Valle di Fiemme al Campionato di sci hanno gioiosamente esibito anche alla festa finale di premiazione delle gare ospitata allo Sporting Center di Predazzo. Sul podio più alto, ancora una volta, davanti a Lombardia e Toscana, lo “squadrone” della Protezione civile trentina, che ha stravinto in pista ma che ha vinto anche sul piano organizzativo e che si è assunta il compito di ospitare anche le prossime due edizioni del Campionato: nel 2016 l’appuntamento è a San Martino di Castrozza, nel cuore delle Dolomiti Patrimonio Unesco.

Tra qualche mese sarà proprio il Trentino, dando il cambio al Friuli Venezia Giulia, a guidare il Coordinamento nazionale delle Protezioni civili regionali. Un impegno che cade in un momento di grande cambiamento per la Protezione civile italiana, chiamata a riorganizzare la propria articolazione operativa a partire proprio dal ruolo del volontariato e dalla sua integrazione nel Servizio Nazionale. Un passaggio non facile e non uniforme ma che proprio dall’esperienza del sistema di protezione civile trentino può trarre utili indicazioni.

Lo si è compreso al convegno di ieri sera a Cavalese, dedicato alle prospettive future del Volontariato di PC ed al quale sono state portate le esperienze regionali della Lombardia (con Gregorio Manucci) e del Veneto (Roberto Tonellato), accanto a quella della Provincia autonoma di Trento (Roberto Bertoldi). Esperienze messe a confronto ed alle quali hanno fatto da contrappunto gli interventi di Titti Postiglione del Dipartimento di PC nazionale, e di Simone Andreotti, presidente della Consulta nazionale del Volontariato.

In un settore dove la legislazione concorrente “ha prodotto 21 diversi sistemi di protezione civile” – come ha affermato il Prefetto Gabrielli – il modello trentino è sicuramente un punto di riferimento, soprattutto per quanto riguarda appunto l’integrazione del Volontariato nel sistema nazionale. Un modello organizzativo – ha ricordato il capo della Protezione civile Roberto Bertoldi – che deriva da condizioni storiche poi sfociate nello statuto di autonomia (Gabrielli, con una battuta, lo ha definito “un modello figlio di una visione asburgica”) e che si basa sulla stretta integrazione tra componente professionale e volontariato: “Non abbiamo il problema di rapportarci con realtà territoriali esterne, tutte le componenti fanno riferimento ad una organizzazione centrale e ciò ci aiuta ad evitare personalismi” ha spiegato Bertoldi. Un sistema che, in una piccola realtà territoriale, poco più di 500 mila abitanti, quale è il Trentino, può contare su circa 10 mila persone (5 mila i vigili del fuoco volontari), un volontario ogni cinquanta abitanti.

“Appartenenza alla comunità, sentire civico, l’attenzione posta alla prevenzione” – ha affermato l’assessore Mellarini – “sono gli assi su cui poggia una forza sociale straordinaria, che sono orgoglioso di rappresentare”. Ma l’assessore, intervenuto al convegno accanto al collega di Giunta Mauro Gilmozzi, ha però anche prefigurato quale dovrà essere l’evoluzione naturale della Protezione civile, vale a dire “il coinvolgimento diretto dei singoli cittadini, che si devono sentire responsabilmente protagonisti dei compiti di prevenzione. E’ finito il tempo della delega – ha aggiunto Mellarini – e la Protezione civile nazionale ha dimostrato di volersi assumere questa responsabilità. Cosa significherebbe altrimenti fare comunità senza il volontariato e senza quella forza di coesione che il volontariato promuove? Una forza che oggi è utile per garantire serenità e qualità della vita. Certo, le Autonomie hanno qualcosa in più, ma si tratta di un valore che deve esserci anche in altri territori”.


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