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Trento, via libera all’accreditamento delle associazioni socio-assistenziali

lunedì, 5 marzo 2018

Trento - Accreditamento per le associazioni socio-assistenziali, la Quarta commissione dà parere favorevole alla delibera. La Quarta commissione, presieduta da Giuseppe Detomas (Ual), è stato dato parere positivo, con quattro sì, alla delibera che introduce il regolamento in materia di autorizzazione e accreditamento dei soggetti che operano nel settore socio -assistenziale. Al termine della mattinata di audizioni Walter Viola (Patt) ha sottolineato la necessità di prolungare il periodo di transizione e monitoraggio a tre anni; la valutazione sull’attività e nella fase di applicazione del regolamento il coinvolgimento del terzo settore. Violetta Plotegher (Pd) ha chiesto anche lei i tre anni (richiesta accolta dall’assessore Zeni) e ha sottolineato il tema della qualificazione del personale sollevato da molti degli uditi.

La necessità di avere personale con alta qualifica nel rapporto diretto con gli utenti dei servizi sociali, ha aggiunto, va nella linea dell’accreditamento che punta sulla qualità. Infine, la consigliera Pd ha raccomandato di ridefinire gli elementi ritenuti critici sottolineati dalle associazioni. Pietro De Godenz (UpT) ha affermato che è necessario anche un intervento per modificare la legge. La Quarta commissione ha espresso infine una raccomandazione alla Giunta affinché venga esteso ai tre anni la fase di monitoraggio e venga redatta una nuova formulazione sulla percentuale di personale con titolo di studio specifico (nel testo attuale si parla di 70% per il personale a contatto con l’utente).

Fondazione De Marchi: è un buon modello. La mattinata di audizioni si è aperta con la Fondazione Franco De
Marchi, Massimo Campedelli ha detto che quello introdotto dalla delibera è un modello innovativo perché le garanzie sui servizi vengono date prima degli incarichi e perché si incentivano gli interessati a partecipare ad un disegno di politica sociale in grado di adattarsi all’evoluzione dei bisogni.
Consula delle politiche sociali: c’è il rischio di maggiori costi.
Per la Consulta provinciale delle politiche sociali, il presidente Riccardo Santoni, ha espresso preoccupazioni sull’aspetto economico causato l’impatto burocratico della riforma (da quanto ha detto si arriverebbe, a regime, ad una forbice di maggiori costi che andrebbe dai 18 ai 30 mila euro) e rimangono aperte poi alcune questioni come il catalogo dei servizi. La Consulta ha chiesto inoltre un tempo ponte di 3 anni per monitorare le conseguenze dell’accreditamento, in primo luogo sui costi. Altro aspetto che preoccupa è la possibilità che in Trentino entrino grandi organizzazioni che vengono da fuori, anche perché le associazioni trentine sono tutte medio piccole. L’assessore Zeni ha contestato il fatto che la riforma introduca maggiori burocrazia e, anche sulla competizione con le realtà esterne, ha detto che rimanendo nelle ituazione attuale, con gli appalti al massimo ribasso, non si va di sicuro meglio.
Il sindacato: buona riforma, ma attenzione ai lavoratori. Cgil, Cisl e Uil hanno accolto con favore la tutela dei contratti per ottenere gli accreditamenti, ma è stato ricordato che il contratto nazionale e provinciale delle coop sociali è scaduto da anni e si auspica che con questa riforma si possa riaprire la trattativa.
Positivo, ha affermato Andrea Grosselli (Cgil), che per il regolamento si segua una fase sperimentale di due anni. Centrale è per il sindacato la certificazione delle conoscenze e la formazione del personale che dovrebbe essere obbligatoria (20 ore in settimana) e finanziata dalla Pat. Da rafforzare i criteri di accreditamento che
puntano sul radicamento territoriale degli enti. Walter Viola (Patt) ha messo in evidenza che non ci si può limitare, per l’accreditamento, al personale perché è tutta la struttura che va valutata. Lucchini della Uil, infine, ha ricordato che va presa in considerazione l’introduzione del carico di lavoro del personale.
La cooperazione: si deve andare avanti per attuare la legge del 2007. Per la Federazione delle coop e Consolida Stefano Maines ha ricordato che la legge è del 2007 e dopo 11 anni deve essere attuata ma l’accreditamento rappresenta solo una tappa di un percorso e non un risultato definitivo. Serenella Cipriani di Consolida ha
affermato che il percorso partecipato si deve concludere anche perché, ha aggiunto la vicepresidente Francesca Gennai, si va verso, con l’accreditamento, un welfare generativo. Bernandino Santoni ha concluso affermando che si deve andare avanti senza indugi, nonostante le diversità di posizione nel terzo settore. Fondamentale,
infine, è il tema della coprogrammazione e coprogettazione anche per evitare il rischio, sempre presente, della deriva degli appalti. Anfass e Appm: la valutazione rischia di essere troppo burocratica.
Il direttore Anfass, Massimiliano Deflorian, ha detto che ci sono due incognite: il catalogo e il sistema di valutazione. Il regolamento prevede soprattutto una valutazione di tipo documentale e la fase di verifica rischia di mettere in difficoltà burocratiche le Comunità di valle che, inoltre, per le valutazioni, dovrebbero avere a
disposizione indicatori omogenei. Comunque, ha aggiunto, l’accreditamento può essere un passo avanti per migliorare ulteriormente la qualità, già buona, dei servizi. Il Presidente di Associazione provinciale problemi dei minori, Mario Magnani, ha detto che è necessario il catalogo dei servizi e è necessaria una coerenza con il sistema di affidamento e su questo è necessaria la diversificazione nella valutazione tra qualità e aspetto economico.
Va inoltre introdotta una gestione diversa delle gare che impongono alle associazioni un lavoro burocratico troppo pesante. La valutazione delle case famiglia, poi non si può limitare alle struttura, ma deve essere estesa all’intera qualità del servizio.
Il Cip: il mercato fa risparmiare, ma rischia di abbassare la qualità. Il Coordinamento inclusione prevenzione (Cip), ha messo in evidenza il fatto che il carico burocratico previsto dall’accreditamento non è tarato sul tipo di caratteristiche delle associazioni trentine. Inoltre, per il Cip, il sistema di accreditamento è avulso dalla qualità. Anche per questo, la fase di transizione, prevista dalla delibera, va allungata a tre anni, in attesa della normativa nazionale. Per Fabiano Morandi, serve inoltre attenzione alla questione del libero mercato, che può portare risparmi, ma anche uno scadimento della qualità nelle relazioni.
Anche i rappresentanti del Coordinamento hanno messo in evidenza il rischio di una forte concorrenza da parte di soggetti finanziariamente più forti. L’assessore Zeni, dissentendo dalle affermazioni fatte dai rappresentanti del Coordinamento, ha fatto presente che ci sono dei limiti di legge, per esempio sul libero
mercato, e che le Comunità stanno partendo con le gare al massimo ribasso.
Anep e psicologi: per gli educatori la laurea è fondamentale.  Per l’Anep, l’Associazione nazionale educatori professionali, Anna Giacomuzzi, ha espresso dubbi su alcuni criteri generali per l’autorizzazione, prima di tutto le lacune sulla richiesta della formazione e dei requisiti del personale. Non tenendo conto che c’è un’università specifica per preparare gli educatori. Sara Piazza, presidente dell’Ordine degli psicologhi, ha condiviso l’introduzione della supervisione della qualità del personale. Anche lei, però, ha detto che sarebbe importante chiedere un diploma di laurea per gli educatori che hanno grosse responsabilità.


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