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Trento, il consiglio del PATT approva il bilancio 2016 e apre ad una nuova stagione politica

sabato, 27 maggio 2017

Trento – Un nuovo patto per un nuovo orizzonte da costruire assieme. Il Consiglio del PATT (Partito Autonomista Trentino Tirolese) si è riunito ieri sera nella sala della Circoscrizione Oltrefersina per approvare il bilancio consuntivo del 2016. Un bilancio positivo che offre la fotografia di un partito finanziariamente in salute e in grado di affrontare con tranquillità tutte le iniziative politiche che vedono impegnato il Partito e le prossime scadenze elettorali.

Il Consiglio si è quindi soffermato sul documento preliminare elaborato dalla Consulta per il nuovo Statuto di Autonomia, ascoltando la relazione del consigliere Lorenzo Baratter e della rappresentante degli enti locali Laura Ricci. Il Consiglio ne ha condiviso i contenuti, esprimendo soddisfazione per le osservazioni e le richieste autonomiste recepite dal documento, chiedendo un particolare impegno per la legittima rivendicazione dei comuni ex-tirolesi di Pedemonte, Magasa e Valvestino.

Infine il Segretario politico Franco Panizza, dopo aver ricordato la figura dell’ex-consigliere e assessore autonomista Eugenio Binelli (a sinistra nella foto sotto) scomparso in questi giorni, ha affrontato la situazione politica a livello locale e nazionale, riferendo in particolare sugli ultimi sviluppi che fanno prevedere elezioni anticipate in autunno. Pur non essendoci a tutt’oggi certezze sulla legge con cui si andrà a votare, ma consci che con ogni probabilità nella nostra Regione si voterà con i collegi uninominali sia alla Camera che al Senato, la volontà è quella di riconfermare l’alleanza con il Centrosinistra Autonomista e con la SVP anche alle elezioni nazionali, visti i positivi risultati ottenuti grazie al forte raccordo con le due Giunte provinciali e ad una squadra di parlamentari regionali unita e compatta.

Binelli-Panizza 1

Panizza ha quindi riferito sull’evoluzione del quadro politico provinciale e sulla volontà del Partito Autonomista di portare avanti il confronto con i movimenti e le espressioni politiche territoriali, civiche, popolari e moderate, che si riconoscono nei valori dell’autonomia e che con gli autonomisti sono disponibili a costruire un forte progetto politico che metta al primo posto la territorialità. Un progetto forte e rappresentativo in grado di difendere e valorizzare ad ogni livello la nostra autonomia, in collaborazione e in stretta sinergia con la SVP e la Provincia di Bolzano, e di rilanciare il ruolo del Trentino a livello alpino ed europeo.

Il Consiglio del PATT ha quindi riconfermato all’unanimità il percorso di apertura politica avviato con il documento approvato dalla Giunta del Partito già ai primi di febbraio.

Sintesi del documento:

Una riflessione che si concentra sul Trentino, sulle sue trasformazioni e sulla necessità di raccordare le sensibilità e le energie di quell’importante quota di popolazione trentina che avverte il richiamo dell’Autonomia e dei suoi significati, ma non ha trovato una rappresentazione politica competente e soddisfacente.

Un dibattito che il PATT non intende esaurire solo al proprio interno, ma da ricercare, attraverso forme nuove, con chi intende reagire in modo responsabile e costruttivo senza cedere alle chiusure in difesa o alle false sirene del populismo e dell’antipolitica.

Da qui un appello a tutti gli alleati di Governo ma anche a tutti i Trentini responsabili, alle espressioni più vive della società trentina che si riconoscono negli ideali dell’autonomia e dell’autogoverno e che si rendano disponibili ad impegnarsi per un progetto nuovo che, nel solco dei nostri valori fondanti, sappia rispondere alle nuove sfide.

Una proposta aperta, articolata in sette valori chiave, sui quali trovare una piattaforma chiara nei presupposti, nei contenuti, negli obbiettivi e nelle forme per attuarli.

I primi punti (in termini volutamente ampi, di cornice generale, perché ottimali per allargare il più possibile il dibattito) riguardano;

l’identità che “appartiene al popolo, alla sua cultura e ai suoi modi d’essere e non è una gentile concessione dei poteri centrali”;

l’autonomia, il cui fine è “la crescita sociale ed economica e la pacifica ed armonica convivenza delle popolazioni insediate sul territorio, intrecciata in modo indissolubile con i destini delle due diversità provinciali e delle specifiche esigenze di tutela dei gruppi linguistici presenti in Regione”;

lo sviluppo “di qualità, che sappia armonizzare le logiche di economia, territorio e società”, attraverso un “appropriato livello di competizione territoriale, adeguati standard nei servizi pubblici ed un crescente investimento in formazione, ricerca e informazione.”

Non mancano poi forti riferimenti all’innovazione e all’ambiente: “come custodiamo la tradizione, così custodiamo l’ambiente naturale e il paesaggio del Trentino. Sono il vero e irripetibile patrimonio della nostra terra, la nostra prima ricchezza. Che va valorizzata, amministrandola con cura, e conservata pensando alle generazioni future”. Perché “il Trentino che vogliamo fa tesoro della cautela e del buonsenso della gente di montagna, ma è attento ai cambiamenti e rapido nelle risposte. Le condizioni che la nuova politica deve saper identificare e promuovere concretamente presuppongono di pensare in grande e orientare con saggezza dinamica lo sviluppo del nostro territorio.”

Non può mancare uno specifico punto sull’Euregio, intesa come “soggetto politico e amministrativo in evoluzione, che ora dobbiamo far crescere sul serio. Affinché diventi un luogo di decisioni strategiche prese insieme e da difendere insieme. L’Euregio deve essere anche una risposta forte e coesa alle spinte irrazionali e pericolose che vorrebbero ricostruire steccati e barriere nell’ambito dell’Unione Europea e in particolare tra la Regione Trentino Alto Adige/Südtirol e il confinante Nord Tirolo.”

L’ultimo dei sette punti affronta il tema della sussidiarietà, “sia verticale che orizzontale: l’autonomia deve generare autonomie. Questo richiede un senso di responsabilità diffuso, fortemente avvertito e in grado di conformare ogni azione del pubblico come del privato. Gli interessi generali della Comunità devono prevalere su quelli personali e di parte, ponendo il Trentino, il suo passato, il suo presente, il suo futuro al centro di ogni programma politico.”

Il documento si conclude con un auspicio, quello di un nuovo orizzonte da costruire assieme: il Trentino ha bisogno di risposte e la risposta degli autonomisti è chiara: essere custodi dell’idealità e dei valori come riferimento etico; saper declinare questi valori combinando virtuosamente passato e futuro, solidarietà e competizione, essere efficaci e concreti nelle scelte di governo con pragmatismo, moderazione, equilibrio e capacità di innovare. Ogni scelta politica deve essere improntata a questi riferimenti, dai quali non è possibile in alcun modo prescindere.

La fase di confronto, che si è aperta, dovrà saper declinare questi valori chiave in termini di prospettiva politica, raccordando le varie sensibilità con la concretezza dei problemi che dovremo saper risolvere e con la ricchezza delle opportunità che dovremo saper cogliere.

Quindi un documento aperto, dove l’autonomia di ieri potrà essere attualizzata e proiettata verso un “domani” reso credibile dalla forza delle idee, dalla chiarezza delle prospettive, dall’unitarietà di intenti e dalla capacità di dare alle espressioni civiche, territoriali, popolari e moderate il comune “orizzonte di una nuova Autonomia”.

Una riflessione che deve essere in grado di superare pregiudizi e interessi di parte, per creare quella convergenza che sola ci può dare la chiarezza di idee e il peso specifico indispensabili per gestire in modo virtuoso quello che a tutti gli effetti può essere definito il passaggio alla “terza fase dell’Autonomia”.


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