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Trento, gli Ordini professionali all’incontro con ingegneri e architetti candidati alle prossime comunali: “Meno burocrazia”

giovedì, 30 aprile 2015

Trento – Portare le tematiche urbanistiche, di gestione del territorio e di progettazione degli spazi cittadini all’attenzione dei prossimi amministratori pubblici. Questo il senso dell’iniziativa messa in campo dall’Ordine degli ingegneri della provincia di Trento e dall’Ordine degli architetti, che presso la sede di Piazza Santa Maria Maggiore, hanno ospitato i candidati alle prossime elezioni amministrative del comune di Trento iscritti ai due ordini.

«Un’ iniziativa nuova – ha detto il presidente degli ingegneri trentini Antonio Armani – che abbiamo voluto fortemente, convinti che ingegneria e architettura devono riuscire in questo momento di crisi economica non solo a “lamentarsi”, ma anche essere propositivi recuperando il loro ruolo culturale. Nel corso della passata legislatura ci sono stati tecnici in comune, forse però non molto focalizzati sui temi cari alla nostra professione, che è anche interesse dei cittadini. Penso che un dibattito come questo sia fondamentale».

«È importante – ha confermato Alberto Winterle, presidente dell’ordine provinciale degli architetti – avere un contatto privilegiato tra noi che rappresentiamo delle categorie e la pubblica amministrazione, per poter avere un contatto che possa fare arrivare le nostre istanze alle amministrazioni. Oggi c’è carenza di figure tecniche come le nostre nella p.a.».

Poi, spazio al dibattito, con la sala (nella quale erano presenti anche consiglieri provinciali come Walter Kaswalder) molto interessata. Temi principali: rapporto del singolo professionista con l’amministrazione, sportello per il cittadino e il professionista, tempi per le pratiche, burocrazia. Il messaggio: occorre semplificare, sburocratizzare.

Poi le macro questioni, come il piano regolatore generale e le sue previsioni, i lavori pubblici con le modalità degli appalti troppo farraginose, la necessità di coinvolgere maggiormente i professionisti, per migliorare anche la qualità delle opere pubbliche.

Gli interventi dei candidati:
Presenti dieci dei circa 20 tra architetti ed ingegneri candidati alle prossime comunali.

Paolo Trentini (Movimento 5 stelle) «giusto avere più momenti di incontro con gli amministratori pubblici, portando all’attenzione i problemi e le istanze. Migliore utilizzo dell’informatica nella p.a., per le pratiche».

Mario Basile (Forza Italia) «importante parlare di tematiche come queste, impegnandoci a portarle all’attenzione. Puntare sulla qualità del progettare».

Alessia Buratti (Cantiere Civico Democratico) «la priorità è lo sportello, i professionisti devono riacquistare valore culturale della professione. Proposta di tavolo permanente fra pubblica amministrazione e professionisti».

Alberto Bonomi (Cantiere civico democratico) «giusto fare sentire la nostra voce cogliendo quelle opportunità anche europee che ci sono e per le quali il ruolo del comune diventa strategico. Occorre avere interlocutori che sanno cogliere le opportunità».

Alberto Salizzoni (Pd) «giusta iniziativa, che ci fa riflettere sulle tante cose da fare. Dobbiamo sapere fare massa critica per portare all’attenzione le nostre istanze. Tre nodi: nuovo piano regolatore della città, sportello e opere pubbliche».ingegneri1

Filippin Giuseppe (Patt) «gli ordini sono interlocutori strategici, oggi vediamo alcuni errori del passato e cerchiamo di migliorare in futuro attraverso un confronto più stretto non per privilegiare qualcuno ma per recepire suggerimenti e idee».

Andrea Maschio (Movimento 5 stelle) «buona iniziativa, giusto ragionare su proposte condivise di categoria».

Michele Condini (Patt) «tante le problematiche da portare all’attenzione delle amministrazioni, basti pensare alle gare e ai tanti ricorsi. Sportello unico deriva anche da vecchio Prg, occorre pensarne uno nuovo con nuove regole, in sinergia con gli ordini professionali. Su questa partita dovranno essere in prima fila, perché qui si decide che città vogliamo».

Marika Ferrari (Patt) «porto la visione del professionista dipendente pubblico e dunque delle problematiche viste dall’altra parte, certo occorre rivedere alcune dinamiche e penso che il confronto tra p.a. e ordini professionali possa dare molto in quest’ottica».


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