QUESTO SITO WEB UTILIZZA COOKIES. NEL CONTINUARE A NAVIGARE SUL SITO STAI ACCETTANDO L'UTILIZZO DEI COOKIES.
TI INVITIAMO A LEGGERE LA COOKIES POLICY.
X
Ad

Ad

Ad
Ad

Ad
Ad

Ad

Trento Film Festival: oggi lo spettacolo “Vento da Nord” del regista Mario Vanzo. Programma ed eventi

domenica, 3 maggio 2015

Trento – Lo spettacolo “Vento da Nord” al 63° Trento Film Festival: il regista Mario Vanzo racconta la straordinaria vita dell’alpinista trentino Alfredo Paluselli. Si terrà oggi alle 21, al Teatro Cuminetti di Trento lo spettacolo “Vento da Nord” di Mario Vanzo nell’ambito degli eventi del 63° Trento Film Festival. Lo spettacolo è organizzato in collaborazione con l’assessorato alle Infrastrutture e all’ambiente della Provincia autonoma di Trento.

Il regista Mario Vanzo attraverso la ricerca della trasparenza ha voluto rappresentare l’anima e lo spirito libero dell’alpinista Alfredo Paluselli, nato a Ziano di Fiemme, una delle valli più belle del Trentino nel 1900Vento da nord - film festival. In questo monologo l’attore Mario Zucca, con arte e pura passione, racconta di un uomo indimenticabile vissuto tra le rocce e l’arte. 
Il tentativo di comprendere la natura nella sua espressione più profonda, i ricordi dei viaggi e delle scalate, la lunga solitudine e gli incontri: tutto porterà alla scoperta che l’ambiente montano, a volte inospitale, può invece essere palcoscenico di grandi opportunità e potenti ispirazioni.

Biografia di Alfredo Paluselli

Alfredo Paluselli nasce a Ziano di Fiemme, in Trentino, nel 1900. Trascorsa l’infanzia tra Svizzera e Germania torna in Italia ma se ne va presto in America imbarcandosi clandestino su una vecchia nave. 
Tra mille difficoltà approda negli Stati Uniti dove migliora le spiccate doti artistiche, lavora e si avvia all’atletica sportiva. Torna per breve tempo in Svizzera dove apprende le nuove tecniche sciistiche nate nel frattempo. Forte della conoscenza di quattro lingue, fa il raduttore a Milano ma ritorna presto nella sua amata Val di Fiemme dove importa gli sport appresi in America fondando una squadra di atletica. Inizia poi ad arrampicare intraprendendo un lungo dialogo con le rocce delle Dolomiti. Svolge la professione di guida alpina in Val di Fassa e appena può disegna, scolpisce e scrive. Diventa maestro di sci nel 1934, tra i primi in Italia.
Attratto dagli ampi panorami di Passo Rolle costruisce lì Capanna Cervino: rustico e panoramico rifugio poco a monte del valico. Qui fonda la prima scuola di sci delle Dolomiti. Conquista poi nuove importanti vie alpinistiche, inaugura piste, impianti e servizi sciistici innovativi e compie mille altre imprese tra genio e follia che lo rendono leggenda.
L’insaziabile fame di ricerca lo conduce infine alla creazione della sua opera più importante: Baita Segantini, proprio al cospetto delle amate Pale di San Martino. Crea anche un piccolo lago in modo che la bellezza delle rocce e della sua amata Baita possano lì riflettersi, ma questo non prima di aver tracciato con le sue stesse mani la strada per arrivar fin là. A Baita Segantini vive in solitudine per trentacinque anni continuando il suo personale colloquio con le rocce, l’arte, la poesia e l’infinito. Trascorre rigidissimi inverni traenormi difficoltà, ma lontano da leggi e regole. Il monumento in bronzo dell’artista Toni Gross nei pressi di Baita Segantini ricorda Paluselli, accompagnando nell’ammirazione del Cimon della Pala chi ancora crede nei suoi stessi ideali. 
La vita e le opere di Alfredo Paluselli sono state raccontate dal nipote omonimo nel libro “Vento da Nord” (Edizioni Dolomiti).

La storia dell’alpinista Jeff Lowe, le imprese dello skyrunner Kilian Jornet

Un’indagine sulle complesse motivazioni di rischiare la vita per conquistare una vetta. L’India protagonista della quarta giornata del Trento Film Festival. Con Haider, rilettura dell’Amleto in chiave Bollywood  e il documentario sul movimento contro la violenza di genere Gulabi Gang.  Tra gli ospiti della quarta giornata Mauro Corona che presenterà I misteri della Montagna.

Saranno l’India e le sue storie, le sue caleidoscopiche suggestioni, le sue pressanti questioni sociali e lo scintillante immaginario bollywoodiano i protagonisti della quarta giornata del 63esimo Trento Film Festival, oggi, con le proiezioni di “Haider” di Vishal Bhardwai, rivisitazione dell’Amleto shakespeariano sullo sfondo delle montagne e delle lotte per l’indipendenza del Kashmir (ore 21.00, Supercinema Vittoria), e di “Gulabi Gang” di Nishtha Jain, documentario sull’omonima organizzazione guidata dall’attivista Sampat Pal contro la violenza di genere (ore 17.15, sala 2 del Cinema Modena).

Vincitore del premio del pubblico all’ultimo Festival Internazionale del Film di Roma e capace di unire spettacolo, dramma, musica, coreografie e impegno nella migliore tradizione del grande cinema di Bollywood, il trascinante film di Bhardwaj racconta la storia di “Haider”, che lontano da casa viene raggiunto dalla notizia dell’assassino del padre e della relazione della madre con lo zio avido di potere: da quel momento la vendetta diventerà la sua unica ossessione.
Tratta di alcune delle questioni più attuali dell’India contemporanea – l’abuso domestico, l’ordinamento delle caste e la corruzione dilagante – “Gulabi Gang”, e di uno dei più sorprendenti movimenti per combatterle: quello che dal 2010 riunisce persone provenienti degli strati più poveri della società indiana, che con i loro caratteristici sari rosa lottano affidandosi unicamente alla forza della parola e alla denuncia.

La relazione tra uomo e montagna sarà al centro di tre pellicole in anteprima italiana: “Killer Slope” del giornalista d’inchiesta Geertjan Lassche (ore 21.30, del Cinema Modena), un documentario attraverso il quale, dopo due incidenti mortali che coinvolsero degli scalatori olandesi, il regista si interroga su cosa spinga a rischiare la vita in rischiose spedizioni in montagna e quali siano le vere dinamiche all’interno di un gruppo eterogeneo di persone che partecipano a una simile impresa, cercando le sue risposte in una ascesa sul Cho Oyu, la sesta montagna più alta al mondo (Lassche sarà presente alla proiezione). “Jeff Lowe Metanoia” di James Aikman (ore 18.45, Supercinema Vittoria), la storia dell’alpinista nordamericano che aprì in solitaria una via sulla facciata nord del monte Eiger, sulle Alpi Bernesi, e che oggi è costretto sulla sedia a rotelle da una malattia degenerativa che ha piegato il suo fisico, ma non il suo spirito e “Déjame vivir” di Sébastien Montaz-Rosset (ore 16.45, Supercinema Vittoria), cronaca delle imprese del campione di skyrunning (corsa in alta montagna) Kilian Jornet, che nell’estate del 2013 insieme ai suoi compagni di avventura sfida tre cime leggendarie: il Monte Bianco, il Cervibo e il Monte Elbrus.

Nel programma cinema, per la sezione Terre Alte, si terrà la proiezione de “Un paese di primule e caserme” di Diego Clericuzio, ispirata inchiesta sul destino delle innumerevoli strutture ed edifici militari abbandonati lungo l’ex-cortina di ferro in Friuli Venezia Giulia, in attesa di nuove funzioni (cinema Modena, ore 21.15).

Eventi, libri e incontri

Tra gli eventi speciali della quarta giornata del festival l’incontro con Mauro Corona che presenterà il suo libro “I misteri della montagna” edito da Mondadori, alle 19 presso il Teatro Sociale (via Oss Mazzuraba). Interverrà il giornalista Pierangelo Giovanetti. Il libro è uscito il 7 aprile. Tra gli spettacoli teatrali in prima serata, alle ore 21.00, presso il Teatro Cuminetti, si terrà la performance “Vento da Nord” con Mario Zucca con un racconto teatrale su Alfredo Paluselli, alpinista carismatico e pioniere delle Dolomiti. Regia di Mario Vanzo e musiche di Enrico Tommasini. Sulla scia delle suggestioni indiane il primo incontro della giornata sarà “Alla scoperta dello yoga” organizzato dal Centro Sattva alle ore 11.00. Alla stessa ora, presso lo spazio espositivo MontagnaLibri, verrà presentato “1914, Io mi rifiuto”, la graphic novel di Paolo Cossi che narra la Grande Guerra attraverso il racconto di un soldato ribelle. A partire dalle ore 12:30 sarà possibile scoprire piatti tipici della tradizione culinaria indiana al brunch organizzato dal Café de la Paix. Nel pomeriggio ci sarà spazio per i bambini al Parco dei Mestieri: alle 15.30 “Terra da lavorare, argilla da plasmare” permetterà di creare piccoli manufatti con materiali tradizionali; alle 16:30 la compagnia “La Ghironda” presenterà lo spettacolo di burattini “La foresta incantata”. Alle 17.00, al Centro per la Formazione alla Solidarietà Internazionale, avverrà l’inaugurazione del “Processo di Chandigarh”, mostra sulla città utopica fondata in India per volontà di Nehru su progetto dell’architetto Le Corbusier. La Prima Guerra Mondiale ritorna nelle pagine del libro “Sulle tracce della Grande Guerra” che l’autore Maurizio Capobussi presenterà alle ore 18.00 presso Palazzo Roccabruna.

Ogni mattina si terranno gli incontri con i registi ospiti al festival moderati da Sergio Fant (del Trento Film Festival): oggi, alle ore 12, presso lo spazio Incontri in piazza Fiera saranno presenti Riccardo Costantini, sceneggiatore di Un paese di primule e caserme (sezione Terre alte) e Matteo Ferrarini, regista di Nar per fer (della sezione Orizzonti vicini).

PRESENTATO ROGO IL NUOVO ROMANZO DI GIACOMO SARTORI

Giacomo Sartori ha presentato al 63° Trento Film Festival il suo libro “Rogo” (edizioni CartaCanta), romanzo alpino costruito sull’intreccio delle vite di tre donne appartenenti a mondi diversi e distanti nel tempo. Dialogando con il direttore del “Trentino”, Alberto Faustini, l’autore trentino ha spiegato come il libro si dipani attraverso tre storie, rispettivamente ambientate in anni diversi, dove in ognuna, protagoniste sono donne: Gheta, torturata e condannata a morte, nel 1627, per stregoneria; Lucilla che, nel 1978, perde l’amato marito, sciatore estremo e alpinista, sulle montagne del Pakista63¡ TRENTO FILM FESTIVALMontagna / Societˆ / Cinema / Letteraturan; Anna e la sua terribile vicenda che nel 2012 partorisce e lascia morire il suo bambino.
Tre grandi storie di donne, scritte con intensità emotiva, attraverso un linguaggio coinvolgente, ricco di particolari e preciso nelle descrizioni. “Io lavoro moltissimo sulla lingua – ha spiegato Sartori – depurandola dagli usi correnti, perché ogni parola è ricca di significati, perché contiene molti saperi. Quando si scrive un romanzo occorre seguire il tempo della vicenda, il tempo della narrazione, per creare attesa e il tempo del personaggio, quello della sua intimità. Per me è molto importante il tempo dell’intimità, dell’anima”.


© Gazzetta delle Valli - Testata registrata in tribunale, direttore responsabile Alberto Panzeri - P. IVA 03457250136