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Trentino, il PATT ha approvato il documento politico programmatico

giovedì, 9 febbraio 2017

Trento – La Giunta esecutiva del PATT  ha approvato il  documento politico programmatico.Il Trentino ha bisogno di risposte e la nostra risposta è chiara: essere custodi dell’idealità e dei valori come riferimento etico; saper declinare questi valori combinando virtuosamente passato e futuro, solidarietà e competizione; essere efficaci e concreti nelle scelte di governo con pragmatismo, moderazione, equilibrio e capacità di innovare.

Ogni scelta politica deve essere improntata a questi riferimenti, dai quali non è possibile in alcun modo prescindere. La fase di confronto che si vuole aprire, attraverso il presente documento, dovrà saper declinare questi valori chiave in termini di prospettiva politica, raccordando le varie sensibilità con la concretezza dei problemi che dovremo saper risolvere e con la ricchezza delle opportunità che dovremo saper cogliere. Quindi un documento aperto, dove l’autonomia di ieri potrà essere attualizzata e proiettata verso un “domani” reso credibile dalla forza delle idee, dalla chiarezza delle prospettive, dall’unitarietà di intenti e dalla capacità di dare alle forze territoriali, civiche, popolari e moderate, il comune orizzonte di una nuova Autonomia.Ecco il testo integrale. (Nella foto una delle assemblee territoriali del PATT).lavis-patt-1

SETTE VALORI GUIDA PER UN NUOVO PATTO PER IL TRENTINO DI DOMANI

La sensazione che l’identità e la specialità del Trentino e, in modo diverso, ma ugualmente problematico, quella dell’Alto Adige/Südtirol attraversino una fase di profonda trasformazione è avvertita da molti. Tuttavia, e questo è un dato preoccupante, pochi si avventurano nella natura di questa trasformazione e nei modi attraverso i quali gestirla proficuamente. Anche le molte riflessioni sul Terzo Statuto sembrano considerare questa identità, nelle sue due e distinte peculiarità provinciali, più come un dato scontato, che come un tema cardine da ridefinire e da riaggiornare. Un tema cardine che ha come punto critico l’esigenza di ripensare l’istituto regionale tenendo conto dei profondi mutamenti del contesto con cui oggi dobbiamo saperci misurare.

La storia non ha decretato, una volta per tutte, che il Trentino è “speciale” per definizione. Anche l’Alto Adige/Südtirol, nonostante i pregnanti sistemi di tutela etnico-linguistica, non può prescindere dai mutamenti epocali in atto. La storia, quella più antica e quella più recente, ha provveduto a trasmettere un grande patrimonio di culture, di lingue, di eventi, di modi di convivere, di operare, di sentire il territorio, di organizzarsi istituzionalmente. Un patrimonio che sta a scavalco tra passato e futuro e che, per la sua stessa natura, va incorporato e rinegoziato giorno per giorno, in un “presente” che è nel contempo il punto di arrivo e di partenza di ciò che siamo e che intendiamo diventare. Un patrimonio che configura nel suo divenire il senso stesso di essere una comunità regionale che deve essere in grado di esprimere unitariamente due identità provinciali diverse ma coessenziali.

L’IMPORTANZA DI PROCEDERE UNITI
Alle origini delle autonomie vi sono i territori con le loro specificità sociali ed economiche sedimentate dalla storia e quindi le tradizioni di autogoverno, come in gran parte dell’arco alpino, non vanno necessariamente giustificate sulla base di uno status di minoranza etnica e linguistica.

Se si vogliono tenere presidiati i territori difficili della montagna non esiste altra soluzione. Occorre rendere le comunità territoriali più protagoniste dei loro destini, prima ancora delle istituzioni chiamate a rappresentarle! Il centralismo amministrativo non riguarda soltanto lo Stato, ma può insinuarsi anche nei governi regionali e provinciali.

Bisogna ripartire da qui per mettere mano ad un progetto di forte coinvolgimento della comunità trentina in costante raccordo con quella sudtirolese. Mai come in questa epoca di globalizzazione economica e di mondializzazione culturale, la gente avverte l’esigenza di valori in cui riconoscersi per contrastare la paura di “perdersi” e di “non esserci più”.

Questo non vale solo per dare forza e legittimazione al nuovo Statuto che le Istituzioni si stanno apprestando a formulare. Più importante ancora è che queste identità non agiscano per conto proprio, ritenendo che il “ciascuno per sé” consenta di difendersi meglio.

PRIMA I VALORI E POI GLI ASSETTI
Per quel che riguarda la specifica realtà trentina, dobbiamo prendere atto che la mancanza di collante etnico e la minor abitudine all’autorappresentazione identitaria hanno indebolito i “fondamentali” su cui poggia la nostra autopercezione collettiva. Questo è un problema serio, se partiamo dal presupposto che l’autonomia è del popolo e non delle Istituzioni che lo rappresentano e ne interpretano sentimenti, aspettative e speranze.

Per questo è indispensabile alimentare un confronto a tutto campo, in cui gli aspetti istituzionali e programmatici siano una conseguenza, non un presupposto, dell’identità del Trentino e dei valori fondanti che ne fanno una comunità “unitaria”, nel rispetto delle sue “diversità”.

L’obiettivo è quindi aprire un grande e libero spazio di confronto, che consenta di attualizzare i tratti in cui riconoscerci, sia quelli comuni che quelli che ci distinguono, le anime e le culture attraverso cui possiamo esprimerci, le possibili mete su cui scommettere e impegnare le nostre sensibilità, le nostre intelligenze e le nostre energie. Un investimento in riflessione e in autocoscienza che ci consenta di arrivare a delle sintesi, ovviamente articolate e diversificate, ma comunque in presa diretta con la realtà provinciale di oggi e con le sue possibilità di crescita, tenendo sempre conto del quadro regionale. Un investimento che ci consenta di capire chi siamo non per via dello speciale statuto di autonomia, ma perché siamo in grado di essere e di autorappresentarci secondo segni, codici e comportamenti identificabili e spendibili nel presente e nel futuro.

LA RICERCA DI UN METODO CONDIVISO
Il contesto in cui ci troviamo è carico di difficoltà, non abbiamo bisogno certo di sottolinearlo, né va sottovalutato il clima che sta interessando sia il livello nazionale che locale. Su questo, il Trentino deve saper sviluppare un’azione più coesa al proprio interno, così da non disperdere la forza di quelle espressioni civiche, territoriali, popolari e moderate che si riconoscono nell’Autonomia.

Questo significa, a monte, avere ben chiari i fondamenti dell’autonomia di “oggi”, di quel divenire virtuoso tra la tradizione che ci ha consegnato la storia e le sfide che ci prospetta il futuro. Una riflessione che deve essere in grado di superare pregiudizi e interessi di parte, per creare quella convergenza che sola ci può dare la chiarezza di idee e il peso specifico indispensabili per gestire in modo virtuoso quello che a tutti gli effetti può essere definito il passaggio alla “terza fase dell’Autonomia”.

L’obiettivo di questo documento è individuare i valori chiave sui quali innescare un percorso di convergenza politica e programmatica condiviso nei presupposti e nel metodo da adottare.

LA NECESSITÀ DI UNIRE LE FORZE
Su questi valori e con questo metodo, è necessario raccordare le sensibilità e le energie di quell’importante quota di popolazione trentina che avverte il richiamo dell’Autonomia e dei suoi significati, ma non ha trovato una rappresentazione politica competente e soddisfacente.

Per senso di responsabilità e per corrispondere in modo sempre più attrezzato ai passaggi che, come comunità trentina, dovremo saper affrontare e superare, il PATT ha ritenuto opportuno e rispettoso non mantenere il dibattito esclusivamente al proprio interno o ai tradizionali momenti di confronto con i partners di maggioranza, ma ricercare forme inedite e costruttive di dialogo e di scambio con chi intende reagire in modo responsabile e costruttivo senza cedere alle chiusure in difesa o alle false sirene del populismo e dell’antipolitica.

Un confronto che va ricercato tra le forze che si rendano disponibili ad impegnarsi nella costruzione di una Carta di Valori, su cui attualizzare la nostra autonomia e le modalità con cui governarla, nell’interesse primario del popolo, della sua socialità, della sua economia e dei suoi territori.

RICONOSCERSI IN VALORI COMUNI
Per avviare un processo auspicabilmente partecipato e ricco di stimoli, il PATT ha strutturato una prima proposta aperta, articolata in sette valori chiave, ciascuno dei quali precisa, in termini ampi e di cornice generale, i fondamenti identitari, politici, programmatici, istituzionali e di apertura transnazionale sui quali trovare una piattaforma chiara nei presupposti, nei contenuti, negli obbiettivi e nelle forme per attuarli.

La natura generale delle enunciazioni è la soluzione considerata ottimale per distinguere il momento della convergenza politica da quello, più operativo, dei programmi di autogoverno. Metodo questo, che consente un salto di qualità nel confronto, che, senza trascurare il senso e l’importanza del “fare”, anteponga ed enfatizzi il rilievo costituente “dell’essere”.

1 – IDENTITÀ
Tenendo sempre conto che lo sguardo deve rimanere aperto all’orizzonte regionale, va affermato con forza che la nostra autonomia speciale appartiene al popolo, alla sua cultura e ai suoi modi d’essere e non è una gentile concessione dei poteri centrali. Il popolo ne determina i significati, ne legittima il mantenimento e ne promuove lo sviluppo.

2 – AUTONOMIA
Il fine dell’autonomia è la crescita sociale ed economica e la pacifica ed armonica convivenza delle popolazioni insediate sul territorio, con particolare attenzione alla tutela e promozione delle sue peculiarità culturali. Gli accordi internazionali con l’Austria la rinforzano, tenendo conto delle esperienze storiche e più recenti, che intrecciano in modo indissolubile i destini delle due diversità provinciali e delle specifiche esigenze di tutela dei gruppi linguistici presenti in Regione.

3 – SVILUPPO
È necessario puntare su uno sviluppo di qualità, che sappia armonizzare le logiche di economia, territorio e società, assicurando alla comunità trentina uno sviluppo solidale, tra le persone, tra le generazioni, tra centro e periferia. Questo richiede un appropriato livello di competizione territoriale, una mobilità funzionale, adeguati standard nei servizi pubblici ed un crescente investimento in formazione, ricerca e informazione.

4 – INNOVAZIONE
Il Trentino che vogliamo fa tesoro della cautela e del buonsenso della gente di montagna, ma è attento ai cambiamenti e rapido nelle risposte. Le condizioni che la nuova politica deve saper identificare e promuovere concretamente presuppongono di pensare in grande, orientare con saggezza dinamica lo sviluppo del nostro territorio e puntare su un’autonomia moderna, produttiva, che valorizzi le sue potenzialità e ne sveli di nuove.

5 – AMBIENTE
Come custodiamo la tradizione, così custodiamo l’ambiente naturale e il paesaggio del Trentino. Sono il vero e irripetibile patrimonio della nostra terra, la nostra prima ricchezza. Che va valorizzata, amministrandola con cura, e conservata pensando alle generazioni future. Particolare attenzione dovrà essere riservata al rapporto tra centro e periferia, superando ogni tentazione antagonista e creando una sinergia coerente e dinamica tra tutte le risorse che insieme, città e valli, possono esprimere e mettere a disposizione.

6 – EUREGIO
Con Bolzano ed Innsbruck condividiamo la storia, ma anche molte esigenze comuni e questioni strategiche. L’Euregio è un soggetto politico e amministrativo in evoluzione, che ora bisogna far crescere sul serio. Affinché diventi un luogo di decisioni strategiche prese insieme e da difendere insieme. L’Euregio deve essere anche una risposta forte e coesa alle spinte irrazionali e pericolose che vorrebbero ricostruire steccati e barriere nell’ambito dell’Unione Europea e in particolare tra la Regione Trentino Alto Adige/Südtirol e il confinante Nord Tirolo.

7 – SUSSIDIARIETÀ
Nell’esercizio concreto delle potestà di autogoverno, va assicurato il massimo rispetto del principio di sussidiarietà, sia verticale che orizzontale: l’autonomia deve generare autonomie. Questo richiede un senso di responsabilità diffuso, fortemente avvertito e in grado di conformare ogni azione del pubblico come del privato. Gli interessi generali della Comunità devono prevalere su quelli personali e di parte, ponendo il Trentino, il suo passato, il suo presente, il suo futuro, e non i meri interessi di partito, al centro di ogni programma politico.


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