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Trentino: i vincitori dell’ottava edizione di Frontiere Grenzen, il premio letterario delle Alpi

sabato, 14 novembre 2015

Trento – Frontiere Grenzen, il premio letterario delle Alpi, tiene fede alla sua denominazione. La conferma oggi, presso la sede della Comunità, a Tonadico di Primiero, dove si è svolta la cerimonia di premiazione dell’ottava edizione. Una edizione che ha registrato una buona partecipazione nella sezione inediti (117 i racconti in lizza) e ottima negli editi (39, il triplo rispetto a due anni fa) e contrassegnata da una qualità letteraria sottolineata dalla giuria.frontiere-grenzen

I racconti sono arrivati, oltre che dall’Italia, soprattutto da Austria e Svizzera, ma anche da Germania e Slovenia. La giuria è stata chiamata ad una scelta non facile, confermata dalla decisione di assegnare ex aequo il premio nella sezione Editi,  che è così andato allo svizzero Alberto Nessi con “Male Ombre” e alla altoatesina, trapiantata a Vienna, Tanja Raich con “Kontinente”. Sia Nessi che Raich vantano un curriculum di tutto rispetto – Nessi è tra gli autori più conosciuti e affermati della Svizzera italiana – a conferma del fatto che nella sezione Editi il premio si sta ritagliando uno spazio del tutto particolare nel panorama letterario non solo nazionale. Nella sezione inediti il primo premio è andato alla friulana  Paola Cicuttini con “Mi smo preklete, duje krivapete”; al secondo posto Minu Ghedina di Innsbruck con “Kleine Abschiede” e al terzo la sedicenne Caterina De Marchi (trentina, vive a Torcegno, in Valsugana) con “Sospeso”. Il premio speciale Cassa Rurale Valli di Primiero e Vanoi è andato a Mario Rumor (Feltre) con “Dall’altra parte”.

La giuria – Carlo Martinelli (presidente), Lisa Ginzburg (oggi assente: vive a Parigi e non è riuscita a lasciare la capitale dopo i terribili avvenimenti di venerdì 13 novembre), Pietro De Marchi, Peter Oberdörfer, Joseph Zoderer – ha poi segnalato sette racconti della sezione inediti. Si tratta di “Precitevolissimevolmente“ di Davide Schiavon (Aosta), “Ora che il tempo mi è alle spalle” di Elisabetta Curzel (Trento), “Grassfinger“ di Andrea Dallapina (Verbania),   “Das verschwinden der Welt” di Helwig Brunner (Graz),   “Ich habe nie auf Deutsch geträumt” di Katharine Howlett-Jones (Graz),   “Heim” di Inga Katharina Wagner (Trieste),   “Valentina e il bosco alfabetico” di Flora Graiff (Merano).Grenzen 1

Il risultato rispecchia dunque, lo si è ricordato durante la cerimonia di premiazione con le interviste ai vincitori, lo spirito del premio, che è bilingue – italiano e tedesco – ma al quale è possibile partecipare anche con racconti scritti nelle altre lingue usate nei territori interessati della Convenzione delle Alpi, vale a dire  tutte le regioni alpine di Italia (più la provincia di Trieste), Austria, Francia, Svizzera, Germania e Slovenia nonché Liechtenstein e Monaco. Ed  è da sottolineare che al premio hanno partecipato 81 uomini, 75 donne, 136 racconti in italiano e 20 in tedesco. La sezione racconti editi ha visto raddoppiare il montepremi per il vincitore, fissato a 3.000 euro (l’ex aequo lo ha ovviamente dimnezzato), mentre ai vincitori della categoria racconti inediti andranno 1.500 euro al primo, 750 al secondo e 500 al terzo classificato. Ad organizzare il concorso – con il patrocinio e la collaborazione della Convenzione delle Alpi – l’associazione culturale “La Bottega dell’Arte” in collaborazione con le biblioteche trentine di Primiero e Canal San Bovo e l’Associazione Scrittori Sudtirolesi e la partecipazione di molte realtà, a partire dalla Provincia autonoma di Trento.

VINCITORI, BIOGRAFIE E MOTIVAZIONI / EDITI

“Male Ombre” – Alberto Nessi

Alberto Nessi, nato a Mendrisio nel 1940, è cresciuto a Chiasso. Ha frequentato la Magistrale di Locarno e l’Università di Friburgo. È stato insegnante. È poeta e narratore. Oggi vive a Bruzella, in Valle di Muggio.

Le sue principali pubblicazioni sono sei raccolte di poesie (la più recente è “Ladro di minuzie. Poesie scelte 1969-2009”, Casagrande Bellinzona 2010), sei libri di narrativa (l’ultimo è “Miló”, Casagrande, Bellinzona 2014, un’antologia di scritti e testimonianze sulla Svizzera italiana) e libri realizzati in collaborazione con artisti. È tradotto in varie lingue.

Motivazione della giuria: “La montagna a volte morde nel cuore, inietta male ombre nelle vene del montanaro”. Queste parole che si leggono nella prima pagina del racconto ne ricordano forse altre famose (“Il mare è amaro e il marinaio muore in mare”: G. Verga, I Malavoglia), ma soprattutto condensano il sentimento del tragico che caratterizza la vicenda narrata: un pastore valdostano dal nome al tempo stesso reale e metaforico (Ultimo) è scomparso, forse suicida, forse precipitato in un burrone; qualcosa era andato storto nella sua vita, e alcuni compaesani parlano di lui con crudeltà e malevolenza. Non così invece il personaggio che dice io, uno di fuorvia che gira per il paese, ne registra le storie, è pronto a raccogliere le confidenze della gente, anche solo per il “breve piacere di sentirsi vivo tra gli altri”. La disponibilità all’ascolto si fa massima quando, verso la fine del racconto, l’io narrante all’improvviso tace, e a prendere la parola è allora la figlia di Ultimo. Al suo discorso, un ingenuo sogno di felicità e riscatto, corrisponde un cambio di registro stilistico: il testo narrativo accresce il suo tasso di lirismo e da un quadro realistico di paese i lettori sono trasportati come dentro una tela di Chagall: “… mio papà è un uomo libero e vola sopra le ginestre fino alla fine del mondo con le sue vacche che hanno vinto la battaglia delle regine”. Quello di Alberto Nessi è un racconto polifonico che, pur nella sua brevità, contiene un piccolo mondo, di uomini e animali e piante, ed è scritto con la grazia e l’umana simpatia di chi conosce e rispetta la vita degli umili.

“Kontinente” di Tanja Raich

Nata a Merano (Alto Adige) nel 1986, vive e lavora a Vienna dal 2005. Studi universitari in germanistica e storia a Vienna. Pubblicazioni su riviste letterarie (tra cui Kolik, Die Rampe, DUM) e antologie (tra cui “Edition Exil” e “Poetenladen”). Attualmente sta lavorando alla stesura del suo primo romanzo.

2015: finalista al concorso letterario MDR, borsa di studio “Rom-Stipendium” della Cancelleria federale austriaca. 2014: premio letterario Exil, borsa di studio con soggiorno presso la Casa Litterarum di Paliano. 2012: 3° premio al concorso letterario della Fondazione Cassa di Risparmio di Bolzano. Partecipazione alla “Akademie für Literatur” (Accademia per la letteratura) di Leonding, a.a. 2014/2015, sotto la guida di Gustav Ernst e Karin Fleischanderl.

Motivazione della giuria: Dolcezza e brutalità, una solitudine a due, un modello di felicità di fine serie. Nessuna ipocrisia, soltanto una scarna descrizione dei fatti in un linguaggio meravigliosamente armonico. Situazione mondiale e guerra matrimoniale al tempo stesso, in tono da distaccato a toccante.

EDITI

“Mi smo preklete, duje krivapete” di Paola Cicuttini

 E’ nata a Cividale del Friuli (UD) nel ’71. Dopo la Laurea in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso l’Università di Trieste ha vissuto e lavorato per quasi 10 anni all’estero (nord Africa, Madagascar, Thailandia) nel campo del turismo. E’ rientrata in Italia nel 2004 e al momento si  occupa di traduzioni. Nel 2007 ha pubblicato per Mondadori una guida sullo shopping online e quest’anno è uscito il suo  primo romanzo “Tettigonie viridissime”, incentrato sulla storia di un gruppo di amici triestini. Non ha mai scritto racconti, quello pensato per Grenzen è il secondo, in realtà, e le è particolarmente caro perché riguarda i suoi posti, quelli da dove proviene la sua famiglia e quelli dove ha trascorso parte dell’infanzia.

Motivazione della giuria: Maledette e selvagge, le Krivapete di questo racconto – streghe, fattucchiere, maghe – arrivano da un luogo senza tempo. E ci sorprendono. Una scrittura piana, avvolgente, evocativa le accompagna e ci accompagna. Figure simboliche, parte della natura stessa, messaggere del desiderio finalmente liberato, memoria di un tempo magico, le Krivapete che la giuria ha deciso di premiare con il massimo riconoscimento, parlano anche al nostro tempo, spesso così arido e insicuro. E pozioni, filtri e unguenti sembrano lenire, per un attimo almeno, anche le ferite del nostro incerto camminare quotidiano, lungo i sentieri di una modernità malata che sempre loro, le selvagge Krivapete, irridono. Dal folto del bosco incantato regalatoci da questo racconto inattuale, e per questo prezioso.


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