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Trentino Alto Adige, i risultati del referendum costituzionale e le reazioni

lunedì, 5 dicembre 2016

Trento – Il Trentino Alto Adige è una delle poche regioni dove è prevalso il si nel Referendum Costituzionale: il 57,4% (pari a 202.293 voti) a favore e il 42,6% (150.129) contrari (clicca sulla scheda per ingrandire).

ECCO I COMMENTIreferendum-scheda

Claudio Taverna, presidente del primo comitato costituito in Trentino “Comitato per la buona costituzione: no alla riforma Renzi”.

“Gli Italiani, – ha commentato Claudio Taverna presidente del comitato del NO – con il voto di ieri, hanno riaffermato, accorrendo molto numerosi ai seggi (in percentuale da nessuno pronosticata) la loro sovranità sia interna che esterna. Interna perché  hanno impedito la sottrazione del loro diritto al voto per un senato nominato , esterna perché hanno evitato ulteriore cessione di sovranità alla UE. E’ la vittoria del popolo contro i poteri forti della finanza internazionale e delle banche. L’alta affluenza alle urne è la dimostrazione che in gioco c’era qualcosa di più importante che il successo di un partito, ma la difesa della sovranità nazionale”.

Il presidente del Consiglio Provinciale  di Trento, Bruno Dorigatti: “Nel prendere atto dell’esito referendario, che raccoglie in sé la volontà popolare e quindi rappresenta un punto alto della democrazia partecipativa e non può essere ridotto ad una mera affermazione del conservatorismo, va anzitutto richiamato il bisogno di ricostruzione dell’unità del Paese, davanti agli scenari europei e mondiali che ci chiamano all’assunzione di responsabilità importanti, in tema sia di politica interna, come di politica economica ed internazionale.

L’affermazione del voto contrario all’ipotesi di riforma, se evidenzia da un lato la carenza di attenzioni al crescente disagio sociale, dall’altro palesa il rifiuto dell’elettorato di ciò che gli è apparso come una sorta di «confuso progetto costituzionale. Questo voto interroga cioè la politica per avviare un serio e plurale dibattito, capace di profilare nuovi orizzonti di sviluppo e crescita affinché l’Italia possa riprendere a guardare avanti, uscendo da quel clima di eterna campagna elettorale che sembra aver segnato di sé almeno l’anno che si sta chiudendo.

In quest’ottica, anche il lavoro della «Consulta per il terzo Statuto d’autonomia» non potrà che proseguire, con maggior vigore, proprio con l’obiettivo di fornire strumenti nuovi e prospettive diverse al futuro che si sta costruendo”

Il presidente della Provincia di Bolzano, Arno Kompatscher: vittoria del no in Italia, ma in Alto Adige prevale il sì. Secondo il presidente della Provincia di Bolzano: “La riforma costituzionale è stata bocciata con 19.419.507 voti a favore del no, pari al 59,11%. Il risultato altoatesino, però, è in controtendenza rispetto al dato nazionale, visto che in Provincia di Bolzano ha largamente vinto il sì con il 63,69% (163.851 voti), a fronte di un affluenza alle urne pari al 67,41% degli aventi diritto.

«Nonostante la complessità dell’argomento – commenta il presidente Arno Kompatscher – i cittadini hanno dimostrato di voler partecipare al processo decisionale in tema di riforma della Costituzione, e il voto espresso è soprattutto un chiaro segnale a favore dell’autonomia.»

Analizzando il risultato maturato a livello locale, Kompatscher ribadisce che «dalle urne esce un mandato nei confronti della Giunta provinciale a proseguire nelle trattative con il governo nazionale per lo sviluppo ulteriore dell’autonomia.

«La priorità, a questo punto, diventa quella di porre le condizioni affinché la necessaria revisione dello Statuto possa aver luogo senza rischi, ovvero, come previsto anche dalla clausola di salvaguardia inserita nella riforma, in accordo tra Roma e Bolzano.»

Il presidente della Provincia, infine, si dichiara soddisfatto della buona partecipazione al referendum da parte degli altoatesini, «a dimostrazione che vi è ancora un forte senso di responsabilità. «Il dato è positivo, in quanto si trattava di decidere su alcune delle regole chiave del nostro sistema democratico, un passaggio importante per lo sviluppo dello Stato, delle Regioni e dell’autonomia dell’Alto Adige».


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