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Tre suore uccise in Burundi: anche il Trentino sostiene la missione saveriana

giovedì, 11 settembre 2014

Trento - C’è anche un po’ di Trentino nel Centre Jeunes Kamenge, alla periferia di Bujumbura, in Burundi, dove sono state uccise suor Bernardetta Boggian, suor Lucia Pulici e suor Olga Raschietti. Fin dal 2005, il Centro delle missioni saveriane, a cui la struttura fa capo, è finanziato anche dalla Provincia autonoma di Trento, attraverso una serie di progetti presentati dall’Associazione Amici del senatore Spagnolli di Rovereto.proclamazione degli elettiUgo Rossi presidente

L’associazione da anni è impegnata in progetti di solidarietà internazionale in Africa e uno di questi riguarda proprio la missione dove lavoravano le tre suore, uccise nella parrocchia adiacente al Centro. Il Centro e la parrocchia Guido Maria Conforti si suddividono i compiti: al Centro si occupano di adolescenti, mentre alla parrocchia ci si concentra sui bambini.

Le due strutture sono coordinate dai padri saveriani. Nonostante il brutale omicidio, che ha scosso profondamente l’opinione pubblica, le associazioni trentini di volontariato continueranno la loro opera in quel Paese, dichiara l’assessora alla cooperazione internazionale, Sara Ferrari. “Un impegno – ha detto l’assessora – che vogliamo continuare a sostenere, perché il Trentino si contraddistingue per l’alto valore della solidarietà, anche e soprattutto in situazioni difficili”.

La Provincia autonoma di Trento finanzia da quasi un decennio progetti sociali a favore dei giovani presso il Centro di Kamenge. Proprio grazie a questi progetti sono stati coinvolti decine di migliaia di ragazzi e ragazzini, maschi e femmine, in percorsi di formazione, animazione, lavoro sociale, per contrastare le lotte tribali fra Hutu e Tutsi e sono state Bernardetta, Lucia e Olga a instillare in loro il seme di una vita in armonia, contro la guerra e l’odio etnico. Un compito che si svolge anche nei campi estivi nei quartieri più poveri della capitale, in un Paese di 9.6 milioni di abitanti, dove il reddito procapite è di 619 dollari l’anno e che colloca il Burundi al 186° posto fra i Paesi più poveri.
Più volte gruppi di ragazzi roveretani, aderenti al percorso Giovani solidali, promosso da Provincia autonoma, Comune di Rovereto e Centro per la Formazione alla solidarietà internazionale, hanno visitato il Centro Kamenge, per un’esperienza di alcune settimane di volontariato.
“Non sappiamo che cosa sia successo”, riferisce Giuliano Tasini, presidente dell’Associazione Amici del senatore Spagnolli. Tasini ha avuto da domenica una fitta corrispondenza via mail con padre Mario Pulcini, parroco della parrocchia, dove è avvenuto l’omicidio, e con padre Claudio Marano, direttore del Centro. “Kamenge è per noi un nome molto familiare. Dopo il soggiorno di Elena Patoner, si sono aperte le porte del locale Centro giovanile dove molti dei nostri ragazzi hanno avuto occasione di vivere intense esperienze di vita. Inoltre, proprio nella parrocchia di Kamenge, abbiamo aperto di recente il Centro controllo della vista. Molti nostri volontari hanno avuto modo di conoscerle personalmente le tre consorelle, di apprezzarne l’impegno e la passione per il servizio ai poveri”.
Elena Patoner conosceva bene le tre missionarie. In Burundi ha lavorato per sei anni e continua a tenersi in contatto con la missione. “Può essere stato un fatto isolato, quello dell’uccisione delle tre sorelle, forse una rapina finita male. Tuttavia, le tensione nel Paese sono sempre presenti, anche dopo la conclusione del conflitto etnico fra Hutu e Tutsi. La finalità principale del centro Kamenge è proprio quella di favorire dialogo e riconciliazione tra le parti in conflitto”.


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