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Terrorismo, il senatore Panizza anticipa il Consiglio Europeo: “Serve lotta articolata e lavoro politico-diplomatico”

mercoledì, 16 dicembre 2015

Trento – La questione terrorismo tiene banco e in vista del Consiglio Europeo è intervenuto il senatore Franco Panizza (PATT).  ”La lotta al terrorismo necessita di un articolato dispositivo di contrasto, in cui azioni di carattere repressivo-militare si collegano a una forte azione di carattere culturale e a un forte lavoro politico-diplomatico per far sì che la lotta a Daesh coinvolga i musulmani e paesi come l’Arabia Saudita”, ha detto in aula il segretario del PATT nonché componente della delegazione parlamentare NATO, senatore Franco Panizza, dopo l’intervento del Presidente Matteo  Renzi, in vista del CoFranco Panizza 1nsiglio Europeo, in programma il  17-18 dicembre.

“Come gli attentati di Parigi ci insegnano – ha aggiunto Panizza – è importante rimuovere le cause che consentono al fondamentalismo islamista di incunearsi in quelle periferie europee dove grande è il malessere sociale. Naturalmente tutto questo non rappresenta in alcun modo un alibi o una giustificazione, ma è evidente che accanto a forti misure repressive si devono generare politiche che facciano da argine ai conflitti sociali che, purtroppo, caratterizzano molte periferie europee”.

Per questo, secondo Panizza “c’è bisogno di una straordinaria offensiva di carattere culturale per ribadire la centralità dei diritti dell’uomo e in particolare della donna, così brutalmente calpestati in quei territori occupati oggi dai fondamentalisti. È necessaria una forte alleanza a livello internazionale, con un coinvolgimento attivo di tutti i paesi, a cominciare dall’Arabia Saudita e delle comunità musulmane che provano il nostro stesso sgomento davanti a un utilizzo così distorto e violento del loro messaggio religioso”.

“Dobbiamo attaccare – ha insistito il senatore trentino – tutti i canali di finanziamento del Daesh. Colpire chi compra il loro petrolio, chi elargisce ricche donazioni, chi vende loro le armi, le banche compiacenti che permettono al denaro di poter circolare.  E, soprattutto, non dobbiamo ripetere gli errori compiuti in passato in Iraq, in Afghanistan e in Libia: sconfiggere il totalitarismo islamista deve essere solo una tappa intermedia. Il fine ultimo deve essere la stabilizzazione politica e istituzionale di tutti i territori oggi coinvolti. Su questo dobbiamo attrezzarci fin da subito, con un sistema di alleanze sul territorio, con il supporto reale di tutti i Paesi che oggi si dicono pronti a fare la loro parte contro il sedicente Stato Islamico”.

“L’Europa, ancora più unita, è chiamata a giocare un ruolo importante. E l’Italia fa bene a prestare grande attenzione alla situazione libica: il tentativo del Califfato di spostare da Raqqa a Sirte la propria centrale operativa è la riprova che la Libia diventer à strategica per la lotta al terrorismo. Dobbiamo assolutamente evitare che come oggi esistono milioni di siriani pronti a partire, a breve non ci troviamo con altrettanti libici pronti a salpare per l’Italia. Infine dobbiamo aumentare i controlli interni e incrementare le risorse per le forze dell’ordine. Dobbiamo fare in modo che la nostra intelligence abbia tutti gli strumenti necessari per poter svolgere appieno il suo prezioso lavoro di prevenzione”, ha concluso il segretario del PATT.

 

 


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