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Solidarietà senza confini: zia Fausta in missione tra i poveri dell’India. La storia iniziò con “Un ballo per la vita” al casinò di Campione

domenica, 27 dicembre 2015

Campione d’Italia – In India con amore: continua la missione di “Zia Fausta” infaticabile tra i poveri del subcontinente. Ancora pochi giorni e Fausta De Martini (terza da sinistra nella foto), per tutti “zia Fausta”, partirà di nuovo alla volta della “sua” India dove da oltre vent’anni dispiega con le suore missionarie dell’Immacolata un assiduo impegno umanitario nelle zone rurali più povere del subcontinente indiano. In quell’India lontana, non solo geograficamente, dalle mille luci e dai grattacieli di Mumbai, zia Fausta in questi anni ha ridato la speranza a tanti bimbi e a tante bimbe, un’infanzia spesso abbandonata dai genitori, non dizia Fausta 1 rado affetta da gravi malattie.

“Ho raggiunto l’India dopo aver perso mio figlio – racconta zia Fausta – ed ero disperata; quello che ho visto mi ha restituito la voglia di vivere. In mezzo alla povertà più nera, tra gli ultimi, ho trovato tanta dignità e ho scoperto la forza del sorriso. Ho anche capito che non potevo voltarmi dall’altra parte, dovevo dare una mano. Con molta semplicità, tornata a casa mi sono messa a chiedere aiuto agli amici”.

Tra i primi a dare credito a zia Fausta il Casinò di Campione d’Italia, partner di “Un ballo per la vita”, spettacolo-evento che per anni si è svolto ogni primavera nell’exclave trasferendosi poi in altre suggestive sedi, sempre in provincia di Como, da Villa Erba alle Serre Ratti, così da alimentare costantemente una raccolta di fondi che anche in riva al Ceresio non si è mai interrotta.

Nel tempo ha finanziato dapprima una scuola e un ospedale a Shantinagar, dove trovano accoglienza oltre mille bambini che grazie a zia Fausta e attraverso le suore dell’Immacolata ricevono istruzione e cure. Nella periferia della capitale, Mumbai, l’impegno di zia Fausta sostenta inoltre un lebbrosario e le campagne di profilassi rivolte ai familiari degli ammalati, mentre a Vinukonda una casa è divenuta l’estremo riparo di ammalati terminali di Aids, non senza speranza in un complesso che ospita anche un convitto di studenti.

Intanto a Kudapphà si è aperto un nuovo fronte, un’infrastruttura per più di cinquanta ragazze cieche e abbandonate dalle famiglie. “Si chiama Saint Joseph’s girls high school – riferisce zia Fausta – e ha bisogno di autosufficienza economica per garantire davvero anche a quelle mie bambine la possibilità di una vita migliore”. Solidarietà senza fine, instancabile zia Fausta.

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