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Seminario sul futuro delle Regioni a Statuto speciale, il Trentino e l’Alto Adige in coro: “Serve patto con lo Stato per l’Autonomia”

mercoledì, 27 gennaio 2016

Roma – Nel giorno in cui il Consiglio provinciale istituisce la Consulta per la revisione dello Statuto di Autonomia, come strumento di partecipazione dei cittadini a questo importante processo, il governatore del Trentino Ugo Rossi ha partecipato a Roma, a Montecitorio, al seminario “Il futuro delle Regioni a Statuto speciale alla luce della riforma costituzionale”, organizzato dalla Commissione parlamentare per le questioni regionali, in collaborazione con l’Istituto di Studi sui Sistemi Regionali Federali e sulle Autonomie “Massimo Severo Giannini”. Il futuro per Rossi è iscritto nella cornice di un autonomismo responsabile, che guarda al futuro, sancito da un patto chiaro, sincero, leale con lo Stato centrale.rossi kompatscher

Ecco il testo integrale dell’intervento.

Immaginare il futuro delle Autonomie speciali alla luce della riforma costituzionale richiede prima di tutto un grande lavoro di conoscenza delle motivazioni profonde della specialità e quindi dei principi e dei valori che hanno tradotto quelle motivazioni in norme giuridiche. Richiede un approfondimento sulle differenze e le particolarità e il cammino che ogni specialità ha fatto per aggiornare via via l’autonomia alle nuove sfide ed esigenze che si presentavano. Questo è stato il senso di questa indagine e nel corso dei lavori della Commissione ciascuno di noi ha potuto portare il proprio contributo e punto di vista.

Credo però che immaginare il futuro delle regioni a statuto speciale, il nostro futuro quindi, richiede anche uno sforzo di riflessione, forse più politico, rispetto al ruolo che queste nostre specialità possono giocare nel prefigurare una via possibile rispetto alla necessità che la riforma costituzionale ci indica, di ridisegnare e speriamo migliorare i rapporti tra Stato centrale e autonomie.

La via possibile è solo quella di un rinnovato e chiaro patto fra noi e lo Stato. Un patto basato prima di tutto sulla sincera e reale convinzione da parte dello Stato che le autonomie locali, non solo quelle speciali, sono strumento di sviluppo positivo e non di freno ma anche sulla piena assunzione di responsabilità delle autonomie stesse rispetto all’esercizio dell’autogoverno.

Un patto quindi che delinea alcune caratteristiche fondamentali dell’autonomia speciale di domani.
Provo a illustrarne alcune. L”Autonomia deve essere
1. riconoscibile, perché deve poter continuare a contare su connotazioni territoriali e giuridiche che la rendano visibile e compresa in ragione della sua specialità;
2. consolidata, perché non deve essere un episodio transitorio ma deve aver respiro storico e base giuridica e finanziaria certa;
3. responsabile, perché deve sentire il significato dell’eredità del passato, gestire le necessità del presente, e prefigurare le condizioni per lo sviluppo futuro, facendo conto sulle “proprie forze”, senza lasciare agli altri, in particolare allo Stato o alle generazioni future, il peso del debito e delle inefficienze;
4. operativa, perché deve disporre delle competenze necessarie (nel senso giuridico del termine ma anche di “abilità di una classe dirigente”) per tradurre le buone intenzioni (i programmi politici) in fatti concreti (risultati raggiunti e opere realizzate);
5. solidale, perché deve essere disponibile a farsi carico, nei limiti del giusto e del possibile, delle difficoltà di altri territori nella comune appartenenza nazionale;
6. dialogante, perché non è un’autarchia dove si ricerca un impossibile “magnifico isolamento”, ma un’apertura al confronto e alla “contaminazione” di culture e di mercati.

Ecco che qui si delinea un autonomismo di tipo nuovo, lo definirei a vocazione responsabile. In un sistema interconnesso, globale, grande come il mondo, l’istanza autonomistica non è lo strumento di difesa rispetto all’“invadenza”, qualunque sia il tipo e sia la natura dell’invadenza, ma lo strumento d’attacco per affermare un proprio ruolo. L’Autonomia è la condizione per rendere più responsabile e compatto il territorio, per fare in modo che l’insieme delle sue risorse e dei suoi talenti si muova in maniera coerente, auto-rafforzandosi proprio nella comune appartenenza territoriale e perché quel territorio possa dare un suo e migliore contributo al senso di futuro della Repubblica.

Se ieri l’Autonomia era una condizione dell’essere, oggi deve essere una condizione del divenire. Il rischio è sempre, inesorabilmente, quello di guardare all’interno di se stessi e al proprio passato più che al mondo esterno e al futuro. Noi delle autonomie speciali dobbiamo invece preservare identità e radici proprio inverandole nel futuro. Dobbiamo essere consapevoli che il nostro paese e l’Europa stessa hanno bisogno di cultura dell’autonomia, che produca l’auto-determinazione del governo di se stessi, quindi una condizione adulta che non molti territori conoscono. Le migliori esperienze autonomistiche hanno molto da raccontare al Paese di come sono riuscite, nei fatti e non nelle dichiarazioni di intenti, a salvaguardare, mettere a fattor comune e valorizzare le proprie risorse territoriali: ambientali, umane, culturali, sociali, economiche.

Di come questo modello possa, se ben usato, contribuire a far fare all’Italia quello scatto in avanti che tutti ci auguriamo. Per queste ragioni, autonomia oggi è sinonimo di modernità, di responsabilità, di semplificazione del rapporto governati-governanti; si inscrive dentro un orizzonte riformista, adeguato al tempo in cui bisogna capire come ridurre l’intervento pubblico, senza penalizzare la società e i più deboli. Non è un residuo di un mondo ottocentesco, in cui le autonomie erano la difesa corporativa delle proprie prerogative dalle minacce esterne.

Autonomia è quel che oggi possiamo dare, a partire dalle esperienze del Trentino, dell’Alto Adige, e di altri territori, non solo a regime “speciale”, al nostro Paese, come contributo di conoscenza, di esperienza e di intervento sulle cose pubbliche. Sappiamo molto di cosa significa utilizzare l’autonomia per migliorare la qualità di vita dei nostri cittadini. Abbiamo sperimentato, sin nelle nostre molecole, cosa significa difesa della montagna, cosa significa sostegno alle imprese, valorizzazione del capitale umano, equità e coesione sociale. Siamo perciò pronti a essere anche noi protagonisti dell’Italia nuova che in questi mesi, fra turbolenze, passi avanti e indietro, scelte coraggiose e tentazioni di tornare al passato, si è messa in movimento. Il percorso è lungo e noi ne siamo parte.

KOMPATSCHER
“Grazie all’autonomia, l’Alto Adige è diventato un modello europeo per la risoluzione dei conflitti e per lo sviluppo di un territorio. Non abbiamo privilegi, ma opportunità che riusciamo a sfruttare con responsabilità”. Questo uno dei passaggi centrali dell’intervento del presidente altoatesino, Arno Kompatscher, ad un seminario sul futuro delle Regioni a statuto speciale svoltosi a Roma.

Il futuro delle Regioni a statuto speciale alla luce della riforma costituzionale: questo il titolo del seminario organizzato dalla Commissione parlamentare per le questioni regionali presso la Sala della Regina di Montecitorio, nel corso del quale è stata presentata un’indagine sull’attuazione degli statuti delle Regioni ad autonomia speciale, con particolare riferimento al ruolo delle Commissioni paritetiche. All’incontro ha partecipato anche il presidente della Provincia di Bolzano, Arno Kompatscher, il quale ha ribadito l’esigenza di mantenere “forme particolari di autonomia per Regioni e Province che richiedono modelli tra loro differenti”.

Sul tema del rapporto tra governo nazionale e governo locale, Kompatscher ha sottolineato che sarebbe necessario “rendere vincolanti i pareri espressi dalle Commissioni paritetiche proprio per migliorare l’intesa con Regioni e Province”, mentre il cuore dell’intervento del Landeshauptmann è stato rivolto al futuro. Partendo però dal passato. “L’autonomia altoatesina – ha spiegato Arno Kompatscher – è ancorata a livello internazionale dall’Accordo di Parigi che rappresenta la base giuridica per la tutela della minoranza linguistica. Per ogni revisione dello Statuto, dunque, deve essere necessario il consenso dell’Austria, e la clausola di salvaguardia inserita di recente nel disegno di legge che riforma la Costituzione rafforza ulteriormente questo principio”.

Kompatscher ha poi aggiunto che “le ragioni che hanno ispirato l’autonomia sono valide ancora oggi, e il modello altoatesino si è rivelato uno strumento efficace non solo per la risoluzione pacifica dei conflitti, ma anche per lo sviluppo di un territorio originariamente molto povero. Pensare che maggiore autonomia significhi maggiori privilegi è un errore: significa semmai opportunità, da sfruttare con responsabilità, per dimostrare che il buon governo di un territorio legittima il decentramento”.


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