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Seconda edizione della Festa diocesana delle Famiglie in Trentino: la riflessione del governatore Rossi

domenica, 10 aprile 2016

Trento – Un weekend dedicato alla famiglia, iniziato ieri con la “Grande Maratona di lettura” e che prosegue oggi con la vera e propria festa. E’ la seconda edizione delIa Festa diocesana delle Famiglie dedicata al tema “Il gusto di essere famiglia”, organizzata dal Centro pastorale familiare della Diocesi di Trento.rossi famiglia

Un’occasione di incontro con altre famiglie, di convivialità, gioco, riflessione e preghiera, esprimendo tutta la gioia di essere coppia, genitori, figli, nonni, nipoti. Per 24 ore, partendo dal Centro di Pastorale Familiare e concludendo al Centro Santa Chiara, si è tenuta la maratona di lettura sul tema “Misericordia e Famiglia”, con testi scelti da ciascun lettore. La maratona è terminata questa mattina alle dieci con le letture del sindaco di Trento Alessandro Andreatta, del vescovo Luigi Bressan e del governatore del Trentino Ugo Rossi.

Il governatore Rossi ha scelto un brano trattato dal libro “Io non ho paura” di Niccolò Ammaniti. “Voglio ringraziarvi per questa bella occasione di incontro – ha sottolineato il governatore Rossi – E’ una giornata importante nella sua semplicità perchè vede protagoniste le famiglie. Oggi vorrei cogliere l’occasione per fare una riflessione rispetto al senso di famiglia che dovrebbe cercare di recuperare, in questo momento un po’ particolare, un principio che ho cercato di richiamare nella lettura. La parola si chiama rispetto. La famiglia ci insegna che uno dei valori fondamentali è la capacità di rispettarsi. Rispetto che non significa non avere opinioni, ma porre, prima di tutto il rispetto per le persone. A questo principio dovrebbe ispirarsi prima di tutto la politica e anche chi la racconta, come i media. Questo molte volte non accade e ciò ci preoccupa molto”.

Il Centro di pastorale familiare della Diocesi di Trento, in occasione dell’Anno giubilare della misericordia, ha organizzato la seconda Festa diocesana delle Famiglie: “Il gusto di essere Famiglia. La gioia di accogliere, prendersi cura, perdonare…”.

Da sabato 9 aprile a domenica 10 aprile si è tenuta la “Grande Maratona di lettura”. Per 24 ore, partendo dal Centro Famiglia di Trento e concludendo al Centro Santa Chiara del capoluogo, sede della festa, si è tenuta una maratona di lettura sul tema “Misericordia in Famiglia”, con testi scelti, secondo il proprio gusto, da ciascuno lettore. Le letture “si sono spostate” ogni ora da un luogo all’altro della diocesi. La maratona è stata visibile in ogni parte del Trentino grazie al contributo tecnico di Trentino Network che ha fatto la diretta streaming dell’evento. Oggi la Festa diocesana delle Famiglie ha proposto un ricco calendario di eventi e proposte per tutte l’età.

DI SEGUITO LA LETTURA PROPOSTA DAL GOVERNATORE ROSSI

Io non ho paura
di Niccolò Ammaniti
> – È arrivato papà – ha gridato mia sorella.
> Ha buttato la bicicletta ed è corsa su per le scale. Davanti a casa nostra c’era il suo camion, un lupetto Fiat con il telone verde.
> A quel tempo papà faceva il camionista e stava fuori per molte settimane. Prendeva la merce e la portava al Nord.
> Aveva promesso che una volta mi ci avrebbe portato pure a me al Nord. Non riuscivo tanto bene a immaginarmi questo Nord. Sapevo che il nord era ricco e il sud era povero.
> E noi eravamo poveri.
> Mamma diceva che se papà continuava a lavorare così tanto presto non saremmo stati più poveri, saremmo stati benestanti.
> E quindi non dovevamo lamentarci se papà non c’era.
> Lo faceva per noi.
> Sono entrato in casa con il fiatone.
> Papà era seduto al tavolo in mutande e canottiera. Aveva davanti una bottiglia di vino rosso e tra le labbra una sigaretta con il bocchino e mia sorella appollaiata su una coscia.
> Mamma di spalle cucinava. C’era odore di cipolle e salsa di pomodoro. Il televisore, uno scatolone Grundig in bianco e nero che aveva portato papà qualche mese prima, era acceso. Il ventilatore ronzava.
> – Michele, dove siete stati tutto il giorno? Vostra madre stava impazzendo. Non pensate a questa povera donna che deve già aspettare il marito e non può aspettare pure voi? Che è successo agli occhiali di tua sorella?
> Non era arrabbiato veramente. Quando si arrabbiava veramente gli occhi gli uscivano fuori come ai rospi. Era felice di essere a casa.
> Mia sorella mi ha guardato.
> – Abbiamo costruito una capanna al torrente, – ho tirato fuori dalla tasca gli occhiali. – E si sono rotti.
> Ha sputato una nuvola di fumo. – Vieni qua. Fammeli vedere.
> Papà era un uomo piccolo, magro e nervoso. Quando si sedeva alla guida del camion quasi scompariva dietro il volante. Aveva i capelli neri, tirati con la brillantina. La barba ruvida e bianca sul mento. Odorava di Nazionali e acqua di colonia.
> Glieli ho dati.
> – sono da buttare-. Li ha poggiati sul tavolo e ha detto: -niente più occhiali.
> – E come faccio? – ha chiesto Maria preoccupata.
> – Stai senza. Così impari.
> Mia sorella è rimasta senza parole.
> – Non no. Non ci vede,- Sono intervenuto io.
> – E chi se ne importa.
> – Ma…
> – Macché ma -. E ha detto a mamma: – Teresa, dammi quel pacchetto che sta sulla credenza.
> Mamma gliel’ha portato. Papà lo ha scartato e ha tirato fuori un astuccio blu, duro e vellutato.
> – Tieni.
> Maria lo ha aperto e dentro c’era un paio di occhiali con la montatura di plastica marrone.
> – Provali.
> Maria sei li è infilati, ma continuava a carezzare l’astuccio.
> Mamma le ha domandato: – Ti piacciono?
> – Sì, molto. La scatola è bellissima,- ed è andata a guardarsi allo specchio.
> Papà si è versato un altro bicchiere di vino.
> – Se rompi pure questi, la prossima volta ti lascio senza, capito? – Poi mi ha preso per un braccio. – Fammi sentire il muscolo.
> Ho piegato il braccio e l’ho irrigidito.
> Mi ha stretto il bicipite. – Non mi sembra che sei migliorato. Le fai le flessioni?
> – Sí.
> Odiavo fare le flessioni. Papà voleva che le facevo perché diceva che ero rachitico.
> – Non è vero, -ha detto Maria, -non le fa.
> – Ogni tanto faccio. Quasi sempre.
> – Mettiti qua -. Mi sono seduto anch’io sulle sue ginocchia e ho provato a baciarlo.-Non mi baciare, che sei tutto sporco. Se vuoi baciare tuo padre, prima devi lavarti. Teresa, che facciamo, li mandiamo a letto senza cena?
> Papà aveva un bel sorriso, i denti bianchi, perfetti. Né io né mia sorella li abbiamo ereditati.
> Mamma ha risposto senza neanche voltarsi.
> – Sarebbe giusto! Io con questi due non ce la faccio più-. Lei sì che era arrabbiata.
> – Facciamo così. Se vogliono cenare e avere il regalo che ho portato, Michele mi deve battere a braccio di ferro. Sennò a letto senza cena.
> Ci aveva portato un regalo!
> – Tu scherza, scherza…-Mamma era troppo contenta che papà era di nuovo a casa. Quando papà partiva, le faceva male lo stomaco e più passava il tempo e meno parlava. Dopo un mese si ammutoliva del tutto.
> – Michele non ti può battere. Non vale, – ha detto Maria.
> – Ele, mostra tua sorella che sai fare. E tieni larghe quelle gambe. Se stai tutto storto perdi subito e niente regalo.
> Mi sono messo in posizione. Ho stretto i denti e la mano di papà e ho cominciato a spingere. Niente. Non si muoveva.
> – Dai! Che c’hai la ricotta al posto dei muscoli? 6+ debole di un moscerino! Tirala fuori questa forza, Cristo di Dio!
> Ho mormorato: – Non ce la faccio.
> Era come piegare una sbarra di ferro.
> – Sei una femmina, Michele. Maria, aiutano, dai!
> Mia sorella è montata sul tavolo e in due, stringendo i denti e respirando dal naso, siamo riusciti a fargli abbassare il braccio.
> – Il regalo! Dacci il regalo! -Maria è saltata giù dal tavolo.
> Papà ha preso una scatola di cartone, piena di fogli di giornale appallottolato. Dentro c’era il regalo.
> – Una Barca! – ho detto.
> – Non è una barca, è una gondola,-mi ha spiegato papà.
> – Che è una gondola?
> – Le gondole sono le barche veneziane. E si adopera un remo solo.
> – Che sono i remi? – ha domandato a mia sorella.
> – Dei bastoni per muovere la barca.
> Era molto bella. Tutta di plastica nera. Con i pezzettini argentati e in fondo un pupazzetto con una maglietta a righe bianche e rosse e il cappello di paglia.
> Ma abbiamo scoperto che non la potevamo prendere. Era fatta per essere messa sul televisore. E tra il televisore la gondola ci doveva stare un centrino di pizzo bianco. Come un laghetto. Non era un giocattolo. Era una cosa preziosa. Un soprammobile.


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