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Rincari pedaggi autostradali, Balotta (Onlit): “Saltano i parametri di equità”

domenica, 31 dicembre 2017

Brescia – Fioccano le proteste per gli aumenti. Puntuali come un orologio svizzero arrivano anche quest’anno gli aumenti dei pedaggi autostradali (+3,1%) sulla rete più frammentata d’Europa che conta ben 27 società concessionarie, aziende spesso carrozzoni affiliati alla politica. Le associazioni dei consumatori sono sul piede di guerra e puntano l’indice contro la politica il governo che non ha dato indicazioni per limitare i rincari.

Ecco la presa di posizione di Dario Balotta presidente Onlit (Osservatorio nazionale Liberalizzazioni Trasporti e Infrastrutture):  “Si pensava che dovessero bastare ai bramosi gestori gli extra profitti generati dai ricavi dalla crescita del traffico del 2,5%. Anche quest’anno gli aumenti medi sono quasi tripli dell’inflazione (+1,2%), nonostante che 2/3 della rete sia vecchia e già ammortizzata. I concessionari possono già contare su aumenti della produttività e sulla riduzione dei costi derivanti, dall’automazione introdotta (il 70% dell’utenza utilizza il telepass) dalla riduzione degli addetti del settore e da piani fantasma d’investimento e di mitigazione ambientale. Con il primo gennaio spiccano gli aumenti della Milano Serravalle e tangenziali con +13,9%.

La concessionaria, proprietaria della costruenda Pedemontana, deve sostenerne la situazione pre-fallimentare evidenziata dal tribunale di Milano. La Strada dei parchi cresce del 12,8%, frutto di una incredibile controversia giudiziaria Stato-Concessionario che dura da anni. Sorprendono gli aumenti delle nuove e sempre vuote, tratte autostradali, che hanno pedaggi già doppi rispetto a quelli della rete tradizionale, come le sempre deserte Brebemi con un +4,6% (+7,8% nel 2016), la TEEM +2,7% (+1,9% nel 2016). Nonostante siano sostenute da generosi contributi pubblici, defiscalizzazioni, garanzie statali e regionali per tenere in piedi i project financing, i concessionari impongono la loro volontà al Governo che subisce le logiche monopoliste in contrasto con gli interessi generali del Paese. Con la somma degli aumenti energetici di luce e gas (+5%) si frenano lo sviluppo e la competizione del Paese e saltano i parametri di equità”.


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