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Rilanciare l’agricoltura in zone montane. Il PATT presenta un documento per modificare la legge di Stabilità

martedì, 11 novembre 2014

Trento – Un piano per valorizzare e rilanciare l’agricoltura in Trentino, soprattutto nella zone vallive  e montane. ”Un’agricoltura più forte per vincere le sfide del futuro” è questo il titolo del documento presentato stamattina dal segretario politico del PATT, senatore Franco Panizza (nella foto sotto) e dal consigliere provinciale GrazianoSenatore Franco Panizza 1 Lozzer. Un documento che fa il punto sull’attività dei rappresentanti del PATT in Parlamento ma che, soprattutto, indica temi, prior

alpeggioità e ambiti d’intervento per il futuro.

“Per il PATT – ha spiegato Panizza – l’agricoltura rappresenta una sfida strategica perché permette di coniugare tradizioni e futuro, oltre ad essere uno strumento di coesione sociale e un antidoto per frenare lo spopolamento del territorio, in particolare quello montano”. “Su questo abbiamo lavorato all’interno dei vari provvedimenti nazionali, presentando emendamenti – molti dei quali accolti – a favore delle piccole aziende agricole e di quelle di montagna – ha aggiunto il parlamentare -. Questo perché le attuali norme sono troppo sbilanciate a favore delle grandi aziende di pianura. Accanto a questo poi il nostro impegno ha riguardato la semplificazione burocratica, la competitività delle aziende, gli sgravi fiscali, con un occhio di riguardo al ricambio generazionale nel settore”.

Il documento contiene un elenco dettagliato delle misure presentate dai rappresentanti autonomisti e che sono diventate legge: dal ripristino di alcuni sgravi tributari che erano stati eliminati dal Governo Monti alle misure volte a semplificare la vita delle aziende. Ma non è tutto. Come ha sottolineato Panizza: “Adesso stiamo lavorando su altri provvedimenti, a cominciare dal Collegato Agricoltura alla Legge di Stabilità, per rafforzare l’obietto delle semplificazioni e degli sgravi, per mettere al centro dell’attenzione l’agricoltura di montagna. Un impegno grande, che però riteniamo fondamentale: l’agricoltura oggi rappresenta uno dei pochi settori in crescita ed ha grandi potenzialità, anche in vista dell’Expo di Milano, dove al centro vi è tutto il tema dell’agroalimentare: un treno e una scommessa che il Trentino e l’Italia non possono assolutamente perdere”.

Il consigliere provinciale Graziano Lozzer ha rimarcato l’importanza del collegamento fra la politica Provinciale e quella nazionale, che ha visto una positiva collaborazione nel percorso di elaborazione della legge sulla agricoltura sociale, nonché sulla predisposizione di uno specifico pacchetto di misure concrete finalizzate ad agevolare la vita delle piccole aziende di montagna e ha favorire la multifunzionalità.

 IL DOCUMENTO 

UN’AGRICOLTURA PIU’ FORTE PER VINCERE LE SFIDE DEL FUTURO

PREMESSA
L’agricoltura oggi è forse l’ambito con migliori prospettive di crescita e per questo gioca un ruolo strategico per la fuoriuscita dalla crisi economica, oltre ad essere uno straordinario veicolo di diffusione del Made in Italy e dei marchi territoriali nel mondo.
L’agricoltura può dare nuove occasioni di lavoro ai nostri giovani, che, portando nelle nostre campagne competenze, saperi e tecnologie, possono contribuire, a loro volta in maniera determinante, alla modernizzazione del settore.
Ma parlare di agricoltura vuol dire anche interrogarsi sulle grandi questioni che riguardano il pianeta: come soddisfare il fabbisogno alimentare della popolazione mondiale davanti all’aumento esponenziale dei suoi abitanti, come costruire un meccanismo di utilizzazione delle risorse che sia sostenibile fino al raggiungimento di un vero e proprio pareggio di bilancio ambientale tra quello che l’ambiente crea e quello che l’uomo consuma.
Vi è poi l’Expo 2015 di Milano, che ha come titolo “Nutrire il pianeta, energia per la vita” e che sarà incentrato proprio sull’agroalimentare: un’occasione irripetibile non solo in termini promozionali, quanto per posizionare l’Italia agli occhi del mondo come Paese che interpreta al meglio la qualità della vita, del cibo, della salute.
Insomma, l’agricoltura più di prima è diventata una grande questione, che intreccia e coinvolge ambiti e temi che un tempo apparivano distanti l’uno dall’altro.
Per noi autonomisti trentini, agricoltura da sempre vuole dire identità, perchè rappresenta uno strumento indispensabile per la tenuta del sistema ambientale, per la capacità di autogoverno del territorio e per la sua coesione sociale.
Non è un caso che, nella nostra Provincia, i beni silvo-pastorali siano in grandissima parte pubblici o comuni, organizzati in proprietà collettive gestite dalle Asuc, così come non è un caso che oltre il 90% delle produzioni agricole sia organizzato in forma cooperativa. Tenuta e valorizzazione dell’agricoltura per noi significano anche tenuta e valorizzazione del territorio e delle sue attività economiche, dei suoi saperi. Significano reddito, sviluppo e lavoro connessi a una precisa visione della vita.
I nostri giovani sono quelli che, più di altri, tornano a guardare alle campagne con grande interesse: non per niente nell’anno scolastico appena iniziato l’Istituto Agrario di San Michele all’Adige ha dovuto introdurre il numero chiuso per le troppe richieste d’iscrizione.
Con il presente documento vogliamo parlare di tutto questo, senza la pretesa di essere esaustivi, ma facendo il punto sull’operato della delegazione parlamentare autonomista, del modo con cui quotidianamente lavora anche grazie al prezioso e insostituibile supporto del Partito e di tutti i suoi terminali istituzionali, a riprova del grande impegno che il PATT profonde su questo tema, convinti come siamo che l’agricoltura sia una chiave strategica per coniugare radici e futuro, innovazione e tradizione, sviluppo e coesione sociale.
Soprattutto, questo documento rappresenta, a livello nazionale, la nostra piattaforma programmatica in materia, perché l’agricoltura è uno dei banchi principali, assieme al fisco e alle prerogative delle autonomie speciali, su cui si misura il nostro rapporto con il Governo Renzi e con i partiti nazionali.
In questi anni ci siamo spesso consultati con tutti i protagonisti del settore, sia a livello locale che nazionale, ed abbiamo cercato sempre la condivisione sulle nostre proposte. Spesso ci siamo fatti portavoce delle proposte espresse dal territorio e dalle organizzazioni del settore e molte nostre richieste sono state accolte ed oggi sono legge.
Ci siamo sempre confrontati con tutti, ma soprattutto abbiamo ricercato relazioni costruttive ed intese politiche con i componenti della Commissione Agricoltura e con i membri del Governo.
Questo documento non vuole quindi essere una proposta chiusa, ma al contrario vuole costituire un documento articolato ed aperto a tutti i contributi tecnici e politici e soprattutto capace di intercettare le idee e le spinte innovatrici che il territorio riesce ad esprimere.

IL LAVORO IN PARLAMENTO
Impegnarsi sulle questioni agricole a livello nazionale per il PATT non vuol dire semplicemente tutelare il nostro comparto agricolo, ma vuol dire anche mettere a disposizione esperienze e conoscenze per aiutare anche l’agricoltura degli altri territori.
Questo perché solo con un’agricoltura nel suo complesso in salute, quella trentina può emergere e pensare di affrontare e vincere le sfide sempre più complesse del mondo globale.
È in nome di questa visione che, nel corso della discussione sulla Riforma Costituzionale, ci siamo opposti con decisione al tentativo di portare in capo allo Stato centrale la competenza sulla promozione dei prodotti dell’agroalimentare, convinti come siamo che il sistema Italia funziona solo se fa vivere e mette a valore le vocazioni territoriali.
Dall’inizio della legislatura, diversi sono i provvedimenti che a vario modo affrontano questioni dirimenti in materia agricola: il disegno di legge sull’imprenditoria giovanile; la legge sulla Competitività con cui sono state introdotte, anche grazie al nostro attento e qualificato contributo, una serie di misure a favore della piccola proprietà contadina e per l’agricoltura di montagna; il collegato alla Legge di Stabilità riguardante l’agricoltura, attualmente in fase di discussione in Commissione Agricoltura; il Collegato sulla Montagna, annunciato di recente dal Governo.
A questi s’aggiungono il disegno di legge sull’agricoltura sociale, il cui testo sta per essere licenziato dalla Commissione Agricoltura del Senato per poi essere approvato in via definitiva, il testo unico di riordino complessivo del settore vitivinicolo (adesso in trattazione alla Camera), le varie proposte per la riorganizzazione degli enti funzionali e della ricerca, il disegno di legge sui domini collettivi.
È indubbio però che, in questo quadro, il Collegato Agricoltura alla legge di stabilità si prefigura come il provvedimento più importante, anche se una parte delle misure in esso previste sono state trasferite ed approvate in altri provvedimenti, Legge sulla Competitività in primis.
Noi autonomisti, in perfetto coordinamento con i colleghi di Bolzano e della Valle d’Aosta, abbiamo partecipato e stiamo contribuendo attivamente alla redazione e allo sviluppo di tutte queste norme ed in particolare, in questo momento, del Collegato, mettendo in campo esperienza, competenze e relazioni, attraverso un confronto costante con la Commissione Agricoltura, con il Ministro Martina, con i sottosegretari, in particolare il Viceministro Olivero, e le rispettive strutture ministeriali.
Un confronto che avviene sempre nel merito delle questioni, reso possibile anche grazie al contributo e della collaborazione con il Gruppo consiliare provinciale del PATT, con l’Assessorato e le sue strutture, con le organizzazioni professionali agricole, con le quali vi è una consultazione costante e costruttiva, sia su base nazionale che provinciale e regionale; con gli enti e tutte le realtà che si occupano di agricoltura in tutti i suoi aspetti, dalla prevenzione rischi, alla sicurezza, alla previdenza, alla trasformazione, alla commercializ-zazione e alla valorizzazione dei prodotti, ma anche con le strutture e i soggetti che a vario titolo si occupano di agricoltura in Alto Adige, a cominciare dal collega della SVP Hans Berger, all’europarlamentare Herbert Dorfmann e alla struttura del Bauernbund.
Necessario e strategico è per noi un forte raccordo con le Istituzioni provinciali, sia con la Giunta (anche attraverso la Conferenza Stato – Regioni) che con il Consiglio. Abbiamo raccolto in numerose occasioni richieste avanzate tramite la Conferenza o dal Gruppo consiliare autonomista che ha presentato e fatto approvare una mozione, particolarmente articolata, per chiedere alla delegazione parlamentare trentina di portare avanti precise iniziative nel campo della semplificazione normativa e nella salvaguardia delle prerogative delle piccole aziende di montagna.
Anche per il suo portato sociale e per il suo profondo legame al territorio, è importante che l’agricoltura rimanga una competenza delle regioni e delle province autonome: perché si possono pensare interventi mirati che tengano conto delle peculiarità e delle potenzialità di ciascuna singola realtà. Per questo centralizzare le politiche agricole rappresenterebbe un sicuro errore e un fattore di debolezza sul piano dell’attrattività e quindi della competitività.

PROBLEMI E SFIDE
L’agricoltura trentina, per sua fortuna, non è investita da tutta una serie di problemi che riguardano l’agricoltura nazionale: il dissesto idrogeologico, l’insufficienza del sistema assicurativo, la debolezza dei mercati di alcune produzioni, dove spesso si fatica anche a coprire i costi di produzione, la mancanza di reti distributive, costituiscono problemi diffusi su tutto il territorio nazionale.
Quando parliamo di agricoltura a livello nazionale, siamo tutti consci che parliamo di un settore che fa fatica, particolarmente esposto ai rischi, che in molti casi non garantisce neppure il reddito minimo agli addetti.
Questo rappresenta a volte un ostacolo nel dare voce alle istanze di un’agricoltura quale la nostra, che si muove in uno scenario di ben altro tipo, organizzato e strutturato, serio e rispettoso delle regole.
Il Trentino e tutti i territori virtuosi hanno necessità e bisogni che non possono restare inevasi. A cominciare dal punto più importante: la semplificazione burocratica.

SEMPLIFICARE LA BUROCRAZIA
Ogni anno gli imprenditori, come i cittadini, per colpa della burocrazia perdono tempo ed enormi risorse economiche. Semplificare le norme è la questione madre che riguarda la compiuta modernizzazione del Paese. Ed è un obiettivo vitale per la nostra agricoltura di montagna, costretta a fare i conti con aziende di piccole o piccolissime dimensioni, poco strutturate e spesso a part-time, estremamente frammentate, costrette a ricorrere alla multifunzionalità e all’impiego di manodopera stagionale.
Nella Legge sulla Competitività siamo riusciti con la Commissione ad introdurre due norme particolarmente importanti in questo senso.
La prima riguarda la costituzione di un registro unico dei controlli ispettivi tra tutti i soggetti deputati ad effettuare le verifiche. Questo perché troppo spesso le aziende sono soggette al medesimo controllo da parte di soggetti diversi (enti nazionali, locali, forze dell’ordine, ecc.) con tutto ciò che ne consegue in termini di perdita di tempo, di serenità e di risorse.
La seconda riguarda l’istituzione della cosiddetta diffida preventiva, un avviso da inviare prima dell’ingiunzione di pagamento ai soggetti morosi, un modo per dare alle aziende un’ultima possibilità di ravvedimento operoso prima dell’ingiunzione.
Sempre nella Legge sulla Competitività è stata accolta, su nostra pressante richiesta, una norma che consente il bruciamento, per un massimo di 6 metri steri al giorno per ettaro, dei residui vegetali risultanti dalle operazioni colturali in agricoltura, considerato che si tratta di un’antica tradizione, da sempre controllata nei modi e nelle forme.
Questa si collega con un’altra norma che eravamo riusciti a introdurre già con il Governo Letta e che prevede una gestione semplificata, rispetto alla normativa sui rifiuti, dello smaltimento delle terre e delle rocce da scavo per i cantieri di piccole dimensioni.
Altrettanto vale per il recupero e il riutilizzo degli scarti di lavorazione delle materie agricole o i residui delle operazioni colturali (ceppaie in caso di reimpianti) che sono considerati in Italia rifiuti, mentre negli altri stati membri diventano materie prime per ulteriori utilizzi. Ci siamo attivati per risolvere il problema ed abbiamo anche predisposto un emendamento per consentire il loro trasporto su mezzi agricoli senza problemi.
Sempre sul terreno della semplificazione burocratica, siamo riusciti a introdurre altre norme particolarmente sentite dalle nostre aziende: una che esenta dal rispetto delle norme antincendio i depositi di carburante agricolo, anche muniti di erogatore, di capienza non superiore ai 6 metri cubi.
Per quanto riguarda l’assegnazione di carburante agevolato, abbiamo proposto al Ministro la revisione della procedura adottata in questi ultimi anni dal Governo, ovvero quella di ridurre le assegnazioni con sconto di accisa per contenere le minori entrate tributarie. È molto più efficace e semplice aumentare di qualche centesimo l’accisa sul carburante agricolo, piuttosto che inventare chissà quali meccanismi di riduzione delle assegnazioni che creano malumori tra gli agricoltori, oltre a difficoltà per la gestione e l’approvvigionamento di ulteriore gasolio necessario a completare le operazioni colturali.
Fondamentale per le aziende zootecniche trentine anche la norma da noi proposta e fortemente sostenuta, riguardante l’esenzione per le particelle di superficie inferiore ai cinquemila metri quadrati dall’obbligo di registrare i contratti d’affitto nel momento in cui sono inserite nel fascicolo aziendale necessario per l’ottenimento dei contributi, in particolare a livello comunitario. È una novità particolarmente importante in montagna, dove la polverizzazione particellare produce situazioni in cui se manca l’accordo tra comproprietari o dove gli stessi risultano irreperibili, è estremamente difficile verificare la volontà espressa a concedere in uso il bene. Ciò ha come conseguenza la perdita di contributi europei, tanto più importanti per le piccole aziende. Per dare un’idea, solo per la Provincia di Trento questa norma consente di eliminare la necessità di produrre dichiarazioni di comodato verbale e contratti d’affitto per circa 130.000 particelle agricole.
Inoltre è stato accolto un emendamento, promosso con il Sen. Berger, che incontra un bisogno diffuso anche nelle nostre aziende vitivinicole: riguarda l’esenzione dall’obbligo dei registri di vendita per le aziende vitivinicole fino a 50 ettolitri che vendono il proprio prodotto.
Altre nostre proposte, che non sono state accolte nella Legge sulla Competitività per estraneità di materia, verranno di volta in volta presentate nei prossimi provvedimenti, a cominciare dal Collegato Agricoltura, attualmente all’esame della Commissione in Senato.
Le prime riguardano semplificazioni sul terreno delle assunzioni, innanzitutto attraverso l’estensione dell’utilizzo dei vouchers.
I dati ci dicono che la nostra Regione è prima assoluta in Italia per l’utilizzo di vouchers e per le regolarizzazioni. Per questo siamo contrari alla proposta della Rete del lavoro agricolo di qualità, finalizzata a combattere la piaga del lavoro nero diffusa in altri territori, perché non farebbe altro che generare nuovi costosi adempimenti anche a carico delle aziende, come le nostre, che rispettano le regole.
Dobbiamo andare invece verso una semplificazione della normativa vigente, che si presenta troppo limitante per le nostre aziende, costrette a fare i conti con dimensioni ridotte che non consentono rapporti di lavoro stabilizzati e impediscono una programmazione precisa delle operazioni colturali.
Perché, se da una parte i vouchers vengono acquistati facilmente tramite i canali a ciò dedicati, di fatto, dal momento del loro acquisto devono passare 24 ore per la loro attivazione e, di conseguenza, la comunicazione all’INPS non può che avvenire il giorno successivo all’acquisto, determinando così difficoltà da parte delle piccole aziende di far fronte alle esigenze improvvise e immediate di manodopera.
Chiediamo pertanto che l’utilizzo dei vouchers in agricoltura, come avviene per tutte le altre categorie datoriali, possa essere esteso anche a persone iscritte nell’assicurazione obbligatoria e non più solo ai disoccupati, ai pensionati e ai giovani studenti.
Dobbiamo superare le eccessive limitazioni oggi esistenti sia sul volume di affari annuo massimo che deve possedere l’azienda agricola, sia dal punto di vista delle categorie di prestatori che possono essere utilizzati da tali aziende: quelle che hanno un volume d’affari superiore ai 7.000 euro annui sono obbligate ad assumere solo giovani con meno di 25 anni, regolarmente iscritti ad un ciclo di studio e solo nei periodi di vacanza o i pensionati e i soggetti percettori di misure di sostegno al reddito.
Per questo abbiamo già chiesto e continueremo a insistere per superare l’attuale normativa e dare la possibilità alle nostre aziende di generare ulteriori occasioni di lavoro e di integrazione del reddito familiare, nonché di estendere le categorie assumibili, a cominciare da tutte le persone regolarmente iscritte nell’assicurazione generale obbligatoria.
Sulla sicurezza in agricoltura, poi, intendiamo costruire una proposta, che crei una diversificazione tra le piccole e le grandi aziende, poiché le norme attuali sono particolarmente penalizzanti per le prime. Una proposta capace di venire incontro alle pressanti richieste provenienti dal mondo agricolo; assieme al Gruppo consiliare provinciale, in particolare con il consigliere Lozzer, sono già state individuate molte misure specifiche su cui è necessario intervenire. Nei casi delle piccole aziende, infatti, il personale impiegato è rappresentato in parte da collaboratori familiari e in parte da dipendenti stagionali utilizzati per brevi periodi. In questi casi la formazione/informazione prevede tempi e costi eccessivi, come, tanto per fare un esempio comprensibile a tutti, nel caso dell’utilizzo di scale a pioli, dove si prefigura una formazione di circa 8 (!) ore.
Sarebbe auspicabile una cornice normativa in cui il datore di lavoro possa gestire la formazione in modo più autonomo ma soprattutto mirata alle caratteristiche aziendali. Si potrebbe ipotizzare un unico corso che raccolga tutte le tematiche ed un aggiornamento su scala medio lunga, così come vanno previste eccezioni dagli obblighi della formazione per i collaboratori familiari occasionali che non siano dipendenti. Infine l’obbligo della visita medica prevista per i dipendenti agricoli e della frequenza dei corsi di formazione antiinfortunistica non dovrebbe essere previsto nel caso in cui il periodo di lavoro per singola azienda non superi le 50 ore consecutive.
Per quanto riguarda l’obbligo del Documento Valutazione Rischi, chiederemo procedure semplificate per le piccole aziende con attività discontinua come le nostre, fino alla competa esenzione per quelle che superano un minimo di consistenza dimensionale.
La nostra Provincia, che ha messo in atto un sistema di corsi qualificato e particolarmente efficace, coordinato dalla Fondazione Edmund Mach, ha tutti gli strumenti per rispondere nella giusta misura all’istanza di sicurezza del lavoro, fondamentale per un territorio insidioso come il nostro, con il buonsenso e la praticità. Non possiamo imporre gli stessi corsi e le stesse ore di formazione a titolari di aziende organizzate ed a pensionati con qualche migliaio di metri quadrati di superficie, che continuano a coltivare il proprio campo soprattutto per tenersi occupati.
Ad essere troppo complessa è anche la normativa per la revisione dei mezzi agricoli e delle attrezzature di lavorazione, oggi obbligatoria ad intervalli troppo ravvicinati. Con alcuni emendamenti abbiamo chiesto la dilatazione delle scadenze su periodi più lunghi (almeno cinque anni) ed abbiamo cercato di colmare alcune lacune della normativa attuale, ad esempio per quanto riguarda la verifica per le piattaforme di lavoro elevabili e i carri per la raccolta.
Bisogna poi rivedere le norme relative all’obbligo (di recente introdotte) circa l’abilitazione all’uso delle macchine agricole, con la convinzione che chi possiede la patente da anni, ed è quindi esperto nella guida, possa esserne esentato. Siamo anche intervenuti perché i rimorchi agricoli possano essere utilizzati, previa autorizzazione, per il trasporto di piccoli animali vivi.
Infine abbiamo proposto di non rendere obbligatorio per qualche anno ancora l’utilizzo della posta certificata (PEC): una norma che, ad oggi, rischia di penalizzare le aziende gestite da imprenditori anziani o a part-time che non posseggono conoscenze di carattere informatico.
Vanno inoltre consolidate e rafforzate le procedure previste per la tracciabilità dell’impiego di prodotti fitosanitari e per lo smaltimento dei rifiuti; per questo abbiamo proposto l’esenzione di tali procedure dal sistema SISTRI, allo scopo di evitare ridondanze nella registrazione di dati che sono obbligatori. Per quanto riguarda lo smaltimento dei rifiuti in agricoltura, per noi occorre introdurre strumenti alternativi al SISTRI in agricoltura, consentendo di continuare procedure messe in atto dalle amministrazioni e che di fatto hanno assolto agli obblighi regolamentari in modo efficace e molto più semplice delle complessa procedura SISTRI.

PUNTARE SULLA SOSTENIBILITÀ
Consumare le stesse risorse che l’ambiente genera ogni anno. Dotarci di una vera e propria strategia per garantire salubrità alle nostre produzioni e preservare l’integrità del nostro ambiente per consegnarlo integro ai nostri figli. Questo oggi è un tema cruciale, che non si traduce tanto nell’agricoltura biologica, ma in una nuova cultura, in un nuovo patto tra produttori e consumatori, dove la difesa del territorio e di conseguenza le modalità di produzione costituiscono un valore condiviso. Dobbiamo renderci conto che una produzione rispettosa il più possibile degli equilibri naturali oggi fa la differenza: anche in questo la nostra Provincia è stata spesso pioniera.
Ne è un significativo esempio la nuova disciplina relativa alla produzione integrata, cioè a basso impatto ambientale, approvata recentemente dalla Giunta provinciale a tutela dei consumatori e dell’ambiente.
A Roma ci siamo fatti portavoce anche di un’altra richiesta proveniente dal nostro territorio. La globalizzazione dei mercati e delle merci sta determinando continue nuove emergenze fitosanitarie che gli attuali strumenti di controllo non riescono di fatto a contenere. Accanto a ciò la complessa e lunga procedura di sperimentazione di presidi sanitari (soprattutto se riferiti agli alimenti e agli aspetti che afferiscono alla salute dei consumatori) determina sempre più l’incapacità di far fronte a queste emergenze in maniera efficace e tempestiva. Al fine di contenere la diffusione di nuove fitopatie ed epizozie nel contesto nazionale risulta quindi intelligente prevedere la possibilità di mutuare direttamente (su proposta e verifica degli uffici fitosanitari delle regioni e delle province autonome) la registrazione di taluni presidi sperimentati e registrati in altri stati membri, cosi da mettere a disposizione dei nostri agricoltori corretti ed efficaci strumenti di controllo ed al contempo garantire pari condizioni di operatività agli agricoltori italiani nei confronti dei loro colleghi europei che comunque portano sui nostri mercati i loro prodotti.

FARE SISTEMA: UNA NECESSITÀ IMPRESCINDIBILE
Per essere competitivi sui mercati internazionali, per tutelare la qualità dei nostri prodotti, per rendere il Made in Italy e i brand territoriali sempre più forti, bisogna mettere assieme le risorse, rafforzare le forme di collaborazione tra produttori. Il Trentino su questo ha una lunga e radicata tradizione cooperativa.
Ma sul territorio nazionale manca una vera rete e le aziende agricole, soprattutto quelle più piccole, non riescono a posizionarsi efficacemente sui mercati.
Oggi la rete va creata, strutturata e intensificata, per reggere l’urto della competizione internazionale, per fare in modo che i nostri prodotti si affermino sempre più nel mondo, perché se è vero che le piccole aziende possono garantire il controllo diretto della qualità, è altrettanto vero che occorre la forza e la massa numerica di una grande azienda per la promozione e la commercializzazione su larga scala nei nuovi e nei grandi mercati internazionali.
È necessario, da questo punto di vista, dotare il territorio di una strategia attenta e pianificata, dando ai nostri prodotti una vera e propria piattaforma commerciale, perché nulla, nel mondo d’oggi, può essere lasciato all’improvvisazione.
Anche le strategie di sviluppo di brand devono stare in questo solco: solo così si può battere la concorrenza, compresa quella sleale che gioca sulla contraffazione dei marchi. Da questo punto di vista è importante che si introducano norme che difendano e tutelino i nostri marchi e che si effettuino i necessari controlli. Così come è importante una tutela della filiera corta e dei prodotti a chilometri zero, per fare in modo che la distribuzione non appesantisca eccessivamente il costo finale del prodotto.
Per questo abbiamo chiesto e sostenuto le proposte del Governo a favore del credito d’imposta per le piattaforme distributive all’estero, così come la piena attuazione della legge sull’etichettatura, con l’inserimento di maggiori informazioni sul luogo di provenienza dei prodotti.
Ma deve essere potenziata anche la rete interna al Paese: occorre migliorare l’integrazione fra l’agricoltura e gli altri settori produttivi, a partire dal turismo e dal commercio, che devono valorizzare di più le produzioni locali ed sfruttarne la qualità. Gli agricoltori italiani oggi si sentono soli e non valorizzati nel loro lavoro; è inutile invocare l’appeal del Made in Italy, se poi sono proprio gli Italiani a non crederci.

I GIOVANI: RISORSA DEL FUTURO
Dobbiamo lavorare per il ricambio generazionale nelle nostre campagne. Oggi i giovani tornano a guardare con interesse all’agricoltura, non solo per le occasioni di lavoro, ma anche come un diverso stile di vita. Portano conoscenze, competenze e idee nuove, che non riguardano solo la produzione, ma anche la sua messa a valore, il saper generare una cultura dell’agricoltura e del territorio in grado di aprire straordinarie opportunità per tutti.
Su questo, è in discussione in Senato un disegno di legge specifico, del quale il senatore Panizza è relatore in Commissione, che segna, anche dal punto di vista normativo, quell’inversione culturale di cui dicevamo prima: l’agricoltura non più come retaggio del passato relegata alle vecchie generazioni, ma un luogo pronto ad accogliere nuove culture, nuove energie, una nuova spinta innovatrice. Il confronto, in Commissione, è stato fino ad ora costruttivo e tante sono le misure contenute al suo interno che possono favorire questo processo. Alcune sono state anticipate nel decreto Competitività, altre troveranno spazio nel Collegato. Ma una Legge che guardi ai giovani è necessaria: serve per aiutare quel salto culturale che dicevamo prima.
Abbiamo chiesto in particolare con forza strumenti efficaci per l’acquisizione della terra, a partire dal credito agevolato a tasso zero, fino agli sgravi fiscali e alle detrazioni d’imposta per gli atti di acquisto o di affitto, ma occorre anche che tutte le terre ancora incolte, sia pubbliche che private, e quelle rientrate nella disponibilità dell’ISMEA per inadempienza contrattuale degli assegnatari, siano messe a disposizione, in proprietà o in affitto, di chi le vuole valorizzare ed in particolare dei giovani che vogliono creare un’azienda.
Abbiamo anche chiesto al Governo di intervenire a livello europeo perché l’abbattimento sugli interessi sui mutui per l’arrotondamento della piccola proprietà contadina non sia più considerato lesivo del principio della libera concorrenza e quindi le regioni e le province autonome possano ripristinare i mutui agevolati necessari soprattutto per i giovani.
Sempre su questo fronte, noi crediamo sia necessario costruire un raccordo sempre più stretto con il mondo della scuola e della formazione, a cominciare dall’apprendistato e dagli stages in azienda. La riforma Poletti ha rivisto l’apprendistato, ma sono misure ancora insufficienti. Dobbiamo dare la possibilità ai ragazzi di iniziare questo percorso già a partire dal quarto anno di scuola e dobbiamo dare la possibilità alle aziende di trattenere i ragazzi, inquadrandoli ancora come apprendistato scolastico, anche per un periodo di un anno dopo la fine del ciclo di studi, possibilmente all’estero per imparare le lingue, oggi indispensabili per posizionarsi sul mercato internazionale.

RIVALUTARE LA MONTAGNA
In questi anni l’agricoltura ha dovuto fronteggiare una situazione difficile. Il prodotto italiano ha raggiunto livelli d’eccellenza ed ha ottenuto riconoscimenti importanti in tutto il mondo, nonostante una politica e un quadro di norme e di regole che non hanno dato quell’aiuto che avrebbero potuto dare per il pieno sviluppo del settore.
Adesso che la crisi economica si è acuita, è importante dare risposte tempestive.
A cominciare da quegli ambiti in particolare sofferenza come l’agricoltura di montagna, che rappresenta anche un antidoto per evitare lo spopolamento e il definitivo declino di zone importanti del nostro Paese.
Lo stesso Ministro Martina, in occasione della sua prima audizione in Commissione Agricoltura del Senato, ha espresso la necessità di “garantire la permanenza dell’agricoltura delle aree marginali e montane e sostenere con decisione la zootecnia”, sfruttando tutte le possibilità offerte dai nuovi regolamenti comunitari; il Ministro ha ritenuto anche necessario distinguere “l’agricoltura che produce in prevalenza per il mercato ‘da quella’ che produce in prevalenza beni pubblici”.
Le norme, soprattutto in questi ultimi anni e a tutti i livelli, sia nazionale che comunitario, sono state calibrate sulle necessità delle grandi aziende di pianura. Tutto questo ha generato situazioni particolarmente gravose per l’agricoltura di montagna e per le piccole aziende contadine, come sono la stragrande maggioranza delle nostre realtà.
Aziende che hanno bisogno, per sopravvivere, di integrarsi con altri settori, con il turismo e con le altre attività produttive: con l’agricoltura si evita lo spopolamento e si tiene vivo ed attrattivo il territorio, con il turismo si dà la possibilità agli agricoltori di trovare forme di integrazione al reddito e di vendere i propri prodotti. Gli agricoltori possono mettere a disposizione anche i loro macchinari e la loro esperienza per piccoli lavori di manutenzione o per la custodia, vista la loro conoscenza dei luoghi.
Ma, per poterlo fare, occorrono norme che vanno incontro alla multifunzionalità, che la agevolino, e non norme, come quelle che ancora abbiamo in Italia, che fanno di tutto per complicare la vita dei cittadini e scoraggiare chi ha voglia di fare.
Alcune norme hanno di fatto aperto agli agricoltori la possibilità di effettuare molte attività collaterali di integrazione del reddito agricolo, ma poi, nella realtà, l’interagire di molte regole tecniche, oltre che fiscali, non permettono una reale applicazione dei buoni propositi delle norme. Tanto per fare qualche esempio, se un agricoltore utilizza il suo trattore per rimuovere la neve e lo fa funzionare con gasolio agricolo commettendo un illecito (le autorità di pubblica sicurezza gli sequestrano il trattore), o, ancora, se un agricoltore con il proprio trattore fa un servizio di trasporto per trasportare occasionalmente del materiale di demolizione, e come ovvio non ha iscritto il proprio mezzo tra quelli atti a trasportare rifiuti, è in penale ed oltre al sequestro del mezzo si deve difendere davanti al giudice in riferimento alla materia ambientale.
Per questo siamo intervenuti più volte, anche con emendamenti al collegato, per promuovere la multifunzionalità dell’agricoltura, per agevolare l’agriturismo e consentire ai piccoli imprenditori agricoli di svolgere altri lavori senza particolari adempimenti burocratici.
L’elenco delle questioni che riguarda la Montagna è lungo ed articolato. Per questo il Provvedimento quadro annunciato dal Governo è lo strumento più idoneo per affrontare tutte le questioni. Come Vicepresidente del Gruppo Interparlamentare Amici della Montagna, il Senatore Panizza sta seguendo da vicino con il sottosegretario Gianclaudio Bressa, i contenuti del Collegato sulla Montagna che, per la prima volta, si intende presentare a breve. In questo contesto sarà fondamentale il raccordo con le nostre Istituzioni locali, a cui sarà chiesto di avanzare proposte per fronteggiare gli svantaggi delle aree montane, ma soprattutto nuove idee per valorizzarne appieno le potenzialità in tutti i settori.
Contestualmente, il senatore Panizza sta seguendo per l’Intergruppo Amici della Montagna le fasi di costituzione e sviluppo della Macroregione Alpina a livello europeo.
Nella legge di stabilità dello scorso anno siamo riusciti, grazie ad un lavoro pressante, a reintrodurre l’imposta di registro a tassa fissa per gli agricoltori professionali, agevolazione che era stata cancellata dal governo Monti a partire dal 1° gennaio 2014. Abbiamo cercato in tutti i modi di ripristinare la tassa fissa di registro anche per gli agricoltori part-time delle zone di montagna, almeno per quelli più giovani. Abbiamo proposto anche aliquote ridotte pur di venire incontro ai pesanti oneri fiscali che i nostri imprenditori stanno sostenendo per ampliare le loro aziende o razionalizzare i propri appezzamenti.
Non possiamo, infatti, paragonare le aziende di pianura costituite da un unico appezzamento omogeneo con un’azienda di montagna costituita da innumerevoli fazzoletti di terra e di difficile reperibilità sul mercato. Per questo insisteremo con la nostra richiesta cercando nuove forme di copertura finanziaria. Se non riusciremo a farla approvare con la nuova Legge di Stabilità, proveremo ad introdurla nel Collegato sulla Montagna.
Staremo attenti anche alle nuove delimitazioni delle zone montane, che oggi includono interamente il territorio trentino. Per la riduzione delle aliquote previdenziali, già si parla di limitarle alle realtà ubicate ad un’altitudine superiore ai 700 m.
Infine, abbiamo salutato con soddisfazione il fatto che un nostro emendamento approvato al Senato nella Competitività e ritirato in occasione della fiducia, che dava la possibilità alle regioni e alle province autonome di individuare lungo gli argini dei fiumi e dei torrenti (per non creare danni alle coltivazioni) percorsi per la pastorizia transumante, sia stato inserito dal Governo nel testo del collegato.

RAZIONALIZZARE LE NORME SULLA VITIVINICOLTURA
In materia di semplificazioni, il settore vitivinicolo richiederebbe una particolare attenzione essendo gravato forse più di ogni altro da adempimenti spesso ripetitivi.
Se da un lato è pur vero che basterebbe applicare le norme emanate in materia, per esempio quella fondamentale per cui se i dati sono in possesso di una pubblica amministrazione, un’altra che ha competenze sulla stessa materia non dovrebbe richiederle all’impresa, oppure quelle sulla digitalizzazione della Pubblica Amministrazione, e quindi adottare provvedimenti amministrativi, dall’altro è anche vero che queste norme non sono sempre applicate dai funzionari del Mipaaf.
Con uno specifico ordine del giorno al collegato abbiamo chiesto la delegificazione o una delega sul sistema di certificazione e controllo nel settore vitivinicolo da informare a precisi principi: l’unicità degli adempimenti da parte degli utilizzatori e il coordinamento fra le amministrazioni interessate per consentire l’interscambio e l’interconnessione e per rendere conoscibili il complesso delle informazioni di rispettiva competenza, l’applicazione del principio dell’autocontrollo aziendale, la previsione di piani di controllo per ognuna delle categorie di vini, la garanzia della tracciabilità e rintracciabilità di ciascuna partita di vino mediante utilizzo di contrassegni o lotto certificato, l’applicazione del sistema di controllo anche alla fase della commercializzazione, la non riproduzione di adempimenti o controlli già previsti e certificati nelle diverse fasi procedimentali o in fase di autocontrollo.
Nella legge sulla Competitività siamo riusciti ad introdurre una norma che prevede la possibilità di estendere l’uso del marchio IGT e quindi l’identificazione geografica anche alle uve che derivano da ibridi di vitis vinifera. Essendo queste viti più resistenti alle malattie, consentono quindi di effettuare meno trattamenti in campagna, incoraggiando e valorizzando lo sviluppo di una viticoltura sempre più sostenibile.
Abbiamo presentato altri emendamenti finalizzati a semplificare la procedura di apertura del deposito fiscale per i produttori di vino che effettuano operazioni intracomunitarie, oppure per modificare le regole per la determinazione del periodo vendemmiale e delle rifermentazioni o le norme sulle planimetrie dei locali delle cantine e degli stabilimenti enologici. E, ancora, una proposta particolarmente articolata finalizzato a coordinare gli adempimenti amministrativi nel settore vitivinicolo e l’attività di controllo.
Anche per il settore della distillazione, da sempre oberato da una burocrazia complessa e talvolta intollerabile, abbiamo chiesto una semplificazione drastica.
Su richiesta del Viceministro Olivero che sta seguendo la riorganizzazione complessiva del comparto e che ha ribadito la massima disponibilità ad approfondire le nostre richieste, ripresenteremo le nostre proposte in occasione della discussione del nuovo testo unico nel prossimo gennaio.

L’AGRICOLTURA SOCIALE
A breve sarà approvata definitivamente dal Parlamento, dopo una lunga discussione durata qualche anno, la proposta di legge sull’agricoltura sociale. Noi autonomisti l’abbiamo appoggiata, convinti come siamo che sia giunto il momento di valorizzare in pieno il valore socializzante e formativo che il settore agricolo esprime. La voteremo quindi, anche se avremmo preteso più coraggio per andare oltre la logica di un’agricoltura “sociale” in senso stretto, rivolta primariamente ai soggetti svantaggiati e gestita dalle cooperative sociali per puntare di più sulla capacità delle aziende di essere multifunzionali e di esercitare un ruolo promozionale del territorio, ma anche educativo e formativo, in particolare come fattorie didattiche.
Esattamente ciò che il Gruppo consiliare del PATT, proponente il consigliere Graziano Lozzer, è riuscito a fare, proponendo, con una visione innovativa e coraggiosa, un disegno di legge che valorizza realmente l’azienda agricola in tutte le sue potenzialità multifunzionali. La proposta degli autonomisti punta a sostenere le fattorie sociali per promuovere l’integrazione dell’attività agricola con la prestazione di servizi socio-assistenziali e socio-sanitari e l’inserimento lavorativo di soggetti svantaggiati, creando nuove di forme di occupazione in particolare per giovani e donne. Inoltre promuove le fattorie didattiche allo scopo di valorizzare il territorio, tradizioni rurali, attività e prodotti agricoli. L’agricoltura sociale, quindi, per valorizzare l’agricoltura multifunzionale nel campo dei servizi alla persona e per legare la produzione di beni e servizi tradizionali alla creazione di beni e reti informali di relazioni.
L’agricoltura sociale vede attive imprese e famiglie agricole, cooperative sociali, associazioni di volontariato, strutture pubbliche, nell’avvio di iniziative inclusive legate alla gestione di processi produttivi agricoli.
Grazie alle sue risorse e alle sue peculiarità, l’agricoltura sociale consente di potenziare l’efficacia della rete di protezione sociale ed incrementarla nei territori più fragili e meno densamente popolati. L’agricoltura sociale promuove un modello di agricoltura più vicino alle esigenze del territorio, dei suoi abitanti e dell’ambiente, e guarda con attenzione alla responsabilità e all’impegno dei consumatori nella selezione dei propri comportamenti di acquisto.
Onde evitare che la normativa nazionale possa limitare quella provinciale, abbiamo condiviso con la Commissione un ordine del giorno che impegna il Governo affinchè nella fase attuativa della legge siano garantite pienamente le prerogative delle regioni e della province autonome dal punto di vista dell’autonomia normativa e finanziaria in materia di agricoltura sociale.

GLI ALTRI SETTORI
Abbiamo fornito tutto il nostro contributo di idee, consci della nostra inesperienza, anche ad altri comparti importanti per l’agricoltura italiana ma che non interessano il nostro territorio; ci riferiamo alle problematiche che riguardano la coltura del riso o della barbabietola da zucchero, piuttosto che gli agrumi o la produzione della mozzarella. L’onorevole autonomista Mauro Ottobre è intervenuto più volte sulle problematiche relative all’olio di oliva, in particolare sulle norme che regolano la produzione e sulle politiche per la valorizzazione di un prodotto particolarmente apprezzato nel mondo.
Per altri comparti abbiamo proposto misure specifiche, specialmente in occasione di eventi particolari legati a calamità o epidemie parassitarie.
Per l’apicoltura di montagna siamo intervenuti per chiedere azioni di sostegno e di sgravio fiscale a favore di un’attività che genera reddito ed è fondamentale per la biodiversità e la conservazione dell’equilibrio naturale. Un’attività, spesso svolta a part-time, particolarmente esposta ai rischi del clima e delle epidemie che troppe volte riducono drasticamente o addirittura azzerano la produzione di miele.
Ci siamo anche occupati di agroenergie, attraverso un ordine del giorno approvato, per dare la possibilità agli imprenditori di investire nel settore e usufruire delle tariffe incentivanti. Infatti alcune aziende agricole sono in gravi difficoltà economiche per colpa di una legislazione che non riesce a rendere snelle le sue procedure amministrative: dopo aver realizzato investimenti per milioni di euro, si sono viste negata la possibilità di accedere al sistema delle tariffe incentivanti. Tutto questo è in buona parte determinato da un meccanismo talmente articolato e complesso per quel che riguarda anche e solo la presentazione della documentazione al GSE (Gestore dei Servizi Elettrici), da costituire un vero e proprio ostacolo, fino a produrre situazioni paradossali con impianti autorizzati dagli Enti Locali ma che non superano – per vizi di forma o per un accanimento burocratico – l’esame del GSE. A questo si aggiunge la drastica riduzione retroattiva delle tariffe incentivanti per gli impianti fotovoltaici, le cui conseguenze sono facilmente immaginabili.
Ci siamo infine occupati anche dell’acquacoltura, un settore che si trova ormai da anni in una situazione di grave incertezza normativa per l’applicazione delle norme relative ai canoni delle concessioni demaniali marittime. Tali canoni sono ingiustificatamente differenziati solo in relazione alla figura giuridica del concessionario, risultando assolutamente sproporzionati per le imprese diverse da quelle esercitate in forma cooperativa.
Abbiamo presentato alcuni emendamenti per risolvere questa ingiustificata differenziazione e per parificare le scadenze della validità della tassa di concessione e della licenza di pesca, poiché gli adempimenti spesso sfalsati tra loro inducono in errore le imprese. La disparità di trattamento è tale da porre in pericolo la sopravvivenza del settore dell’acquacoltura italiana. Abbiamo presentato anche un emendamento che prevede di inserire il settore della pesca fra quelli esclusi dal versamento del contributo ASPI a carico del datore di lavoro nei casi di interruzione di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato.
Infine, rispondendo ad una precisa richiesta delle organizzazioni del nostro territorio e a sostegno delle richieste già avanzate dall’Assessorato provinciale, abbiamo chiesto al Governo l’aumento dei fondi a disposizione del settore per il settennio 2014-2010.

INFORMATIZZARE E RIDURRE GLI ENTI FUNZIONALI Dobbiamo a tutti i costi modernizzare il sistema e renderlo più veloce: per questo occorre investire sull’informatizzazione e sulle reti telematiche, ma anche sulla razionalizzazione di tutti gli enti che operano in agricoltura.Per questo abbiamo presentato un emendamento al collegato nel quale prevediamo la riduzione a non più di tre degli enti, società e agenzie vigilati dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali da realizzare mediante la riorganizzazione dell’Agenzia per le erogazioni in Agricoltura (AGEA), anche attraverso la revisione delle funzioni di coordinamento attualmente affidate all’Agenzia medesima e, in particolare, dell’attuale sistema di gestione e di sviluppo del Sistema informativo agricolo nazionale (SIAN), nonché dell’attuale sistema di gestione dei flussi finanziari derivanti dalla Politica agricola comune e del coordinamento degli organismi pagatori, anche a livello regionale, al fine di ottimizzare l’accesso alle informazioni da parte degli utenti e delle Pubbliche amministrazioni, di favorire l’efficienza dell’erogazione dei servizi con particolare riferimento alle modalità di gestione delle misure nazionali. Abbiamo anche chiesto che nell’ambito della gestione del rischio, gli imprenditori agricoli mantengano il controllo degli strumenti di gestione al fine di ottimizzare e di rendere efficiente il sistema e gli strumenti. ISMEA dovrebbe assumere un ruolo di “gestore” in partnership con gli imprenditori e gli organismi associativi, al fine di ottimizzare la gestione dei fondi comunitari PAC, che appartengono degli agricoltori. L’ISMEA deve rimanere ente strumentale del Mipaaf anche per le competenze assicurative, tenuta banca dati, ecc. In altri termini deve rimanere ente tecnico e non ente di gestione, poiché la gestione deve restare in mano alle imprese agricole: non dimentichiamo che i fondi sono quelli della PAC e quindi sono destinati agli agricoltori.

Per quanto riguarda le assicurazioni contro i rischi in agricoltura, la provincia di Trento vanta una situazione di primato a livello nazionale. Per non vanificare gli sforzi fatti finora, con successo, per estendere la copertura assicurativa a tutte le aziende e a tutti i tipi di rischio, abbiamo anche sollecitato il Ministero perché trovi al più presto o almeno garantisca l’impegno delle risorse necessarie per integrare il contributo già erogato da AGEA fino alla percentuale pattuita.

LA NUOVA POLITICA AGRICOLA COMUNE
È la partita più importante. Quella per un’allocazione delle risorse che provengono dall’Europa con la nuova PAC. Anche su questo, non abbiamo mai fatto mancare il nostro punto di vista nelle varie occasioni di confronto con l’esecutivo e con i rappresentanti della politica e delle strutture tecniche dell’Unione Europea, in particolare per quel che riguarda la determinazione delle politiche d’indirizzo e le modalità di applicazione.
Per troppo tempo l’Europa non si è mostrata sensibile alle pressanti richieste di aiuto delle aree di montagna che lamentavano il rischio di una pesante marginalizzazione di fronte ad un‘Unione calibrata sui grandi territori e sulle grandi economie, complice anche la provenienza dei membri del Parlamento, eletti nei comprensori più popolosi e quindi non certo dalla montagna spopolata.
Per lunghi anni non sono state approntate politiche adeguate rispetto alle esigenze della montagna, politiche che fungessero anche da antidoto rispetto allo spopolamento e, di conseguenza, favorissero la tutela del patrimonio ambientale.
Tutto questo si è verificato anche sul fronte delle politiche agricole, dove l’attenzione e le risorse sono state per lo più concentrate sulla grandi aziende di pianura.
Il regime delle quote vino e quello delle quote latte, oggi in regime di dismissione, sono lì a ricordarcelo.
Tuttavia, con la nuova PAC, si registra un’inversione di tendenza che non possiamo non salutare come un fatto positivo. La nuova Politica Comune, infatti, concentra molte delle sue attenzioni sull’agricoltura di montagna, destinando una quota significativa di risorse.
Per il periodo 2014-2020, le aree di montagna sono state indicate come quelle più bisognose di aiuti. Così come tra le priorità è stato indicato il ricambio generazionale, la necessità di colmare i gap strutturali, la promozione di una cultura della sostenibilità.
Nei prossimi mesi si passerà all’attuazione della nuova PAC e alla messa a disposizione delle ingenti risorse, che per il nostro Paese per questi sette anni ammontano complessivamente a 52 miliardi di euro.
La nuova PAC si presenta così sotto auspici migliori rispetto alla precedente. Gli organismi europei hanno fatto un buon lavoro, grazie anche all’insistenza e alla compattezza politica delle nostre due province e dei territori di montagna; adesso tocca all’Italia fare la sua parte, d’intesa con le Regioni e le Province Autonome. Da questo punto di vista le politiche d’indirizzo presentate dal Ministro Martina sembrano andare nella giusta direzione, così come registriamo l’ottimo lavoro svolto dall’assessore provinciale autonomista Michele Dallapiccola che è riuscito ad ottenere sul riparto nazionale nuove ed importanti risorse per finanziare le nostre aziende ed i Piani di sviluppo rurale. Ma abbiamo anche potuto contare sulla collaborazione e l’impegno qualificato e competente dell’europarlamentare autonomista Herbert Dorfmann, vero punto di riferimento per la montagna e per tutte le attività che vi insistono.
Sul fronte delle proposte, abbiamo ritenuto opportuno concentrarci su una problematica che tra creando parecchi problemi alle nostre aziende zootecniche e alle nostre società di alpeggio e che sta avvelenando i rapporti con le amministrazioni pubbliche.
L’applicazione della nuova PAC, con il processo di redistribuzione dei titoli, rafforzerà il problema della corsa alle superfici pascolive dei nostri comuni, che per fare cassa saranno tentati di aprire bandi di assegnazione con il criterio della migliore offerta economica. Così facendo si accrescerà il fenomeno speculativo già in atto, con la doppia penalizzazione per i nostri agricoltori che non potranno beneficiare direttamente dei processi di convergenza degli aiuti diretti proposti dalla nuova PAC.
Ciò ha determinato una situazione incresciosa ed inaccettabile. Come noto, infatti, i territori di pianura godono dei titoli di pascolo e ciò attribuisce alle loro aziende un forte vantaggio nelle gare di assegnazione dei pascoli da parte dei proprietari, spesso enti pubblici. Ciò comporta l’assegnazione delle nostre malghe ad aziende che, pur di riscuotere i titoli, assumono in affitto gli alpeggi e poi non li caricano o li utilizzano solo formalmente, con un evidente danno per l’economia e l’immagine della zona, per il mantenimento del nostro territorio e ancora una volta per la tenuta delle aziende zootecniche e le società di allevamento che sono quelle più fragili.
Per questo abbiamo chiesto al Governo con uno specifico ordine del giorno al Collegato di attivarsi perché sia possibile utilizzare meccanismi di assegnazione diretta dei fondi pubblici agli agricoltori del nostro territorio o quantomeno di riservare i titoli di coltivazione dei pascoli montani esclusivamente agli agricoltori che prima del disaccoppiamento esercitavano attività di pascolamento e la cui stalla e/o centro aziendale abbia sede entro un raggio di 50 km dal pascolo oggetto di titolo.
Riteniamo inoltre particolarmente positivo che l’Unione Europea, come dagli autonomisti e dalle nostre province è stato sempre chiesto, abbia considerato “agricoltore attivo”, per le sole zone di montagna, anche chi svolge attività agricola in forma non professionale ed esclusiva. Lo stesso Ministro Martina, nella sua prima audizione al Senato, ha peraltro riconosciuto che “dove l’agricoltura è fondamentale per la conservazione del paesaggio, la difesa idrogeologica e, più in generale, il mantenimento dell’equilibrato rapporto tra pressione antropica ed ambiente, non sarà importante chi farà cosa, ma che le cose da fare si facciano”.


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