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Questione latte, la proposta alla Cia dell’assessore lombardo Gianni Fava

giovedì, 29 settembre 2016

 Villastellone – Questione latte, quote e prezzo: l’assessore regionale Gianni Fava al fianco degli allevatori. “Alla base del nostro  svantaggio competitivo di sistema paese c’è un deficit strutturale di tipo organizzativo. Sono troppo poche e concentrate le realtà nelle quali il prodotto viene valorizzato direttamente dagli agricoltori. Per anni hanno investito su grandi cooperative di raccolta che si interfacciavano con l’industria ma questo è diventato il collo di bottiglia. Serve’ sempre più specializzare le aziende, spingerle verso la trasformazione diretta e quando non possibile verso forme di associazione consortile”. Lo ha spiegato l’assessore all’Agricoltura di Regione Lombardia, Gianni Fava, che ha partecipato a un incontro stampa organizzato a Villastellone (Torino) da Cia insieme all’assessore piemontese all’Agricoltura Giorgio Ferrero. Al confronto sono intervenuti Dino Scanavino, presidente nazionale Cia, e Lodovico Actis Perinetto, presidente Cia regione Piemonte.

SISTEMA COOPERATIVISTICO REGGE

“Non a caso ora quello che regge di più è il sistema cooperativistico dell’est Lombardia, e non di tutta la regione – ha precisato Fava -. Quello che ha dimostrato di saper mantenere un approccio solidaristico nei momenti di magra e di tenere atteggiamento cauto nei momenti in cui il mercato va meglio. Garantendo una sorta di equilibrio che il rapporto con l’industria non assicura”.

“Per anni qualcuno ha inseguito il mito delle grandi aziende agricole – ha rilevato l’assessore -, credo invece fosse opportuno pensare a una grande organizzazione delle aziende agricole a prescindere dalle dimensioni. Tante aziende piccole e grandi possono stare assieme con un meccanismo che valorizzi il prodotto piuttosto che lasciare la valorizzazione all’esterno della filiera”.

SI INVESTE DOVE C’E TRADIZIONE DI FILIERA
“C’e’ un problema di comparto, meno sviluppato dove è organizzato e piu’ forte dove lo e’ di meno – ha detto Fava – . In Lombardia in questa fase abbiamo infatti alcune aree simili a quelle del Piemonte in termini di crisi, altre invece che la crisi non l’hanno quasi vista”. Emblematici a riguardo i dati recenti del Psr. “Un terzo delle domande arriva da Mantova, l’80% delle quali sulla filiera del latte. C’e’ gente che investe ancora sul latte, ma dove l’organizzazione nasce da una tradizione di filiera. Il produttore di latte mantovano che va a grana anche nella fase di crisi di marzo non ha avuto problema a collocare il latte”.

L’APPROCCIO DEL PUBBLICO
“Una volta convinto il consumatore sull’origine occorre pensare all’organizzazione – ha insistito Fava – . In Lombardia produciamo dal 42 al 44% della produzione lattiera nazionale. Di questo circa il 75% e’ in un sistema organizzato, un quarto e’ sul mercato, e va all’industria. Non c’e’ dubbio che chi ha speculato sul latte ha colpito il bersaglio grosso venendo da noi”. “L’unica cosa che puo’ fare il pubblico è da un lato orientare il consumo, fare un po di moral suasion coordinandosi come stiamo facendo con LE regioni, come nel caso del Piemonte. Senza dimenticare l’approccio rinnovato con la grande distribuzione, che un po’ di fastidio all’industria l’ha creato”.

REGIONI UNITE POSSONO OTTENERE RISULTATI

“Anche su questo tema il coordinamento tra regioni e’ fondamentale – ha detto Fava – . Oggi si parla di macroregione agricola del nord in un documento ufficiale dello Stato ed e’ un passaggio importante: se le regioni continuano a mostrarsi unite negli intenti possono ottenere risultati importanti. Non possiamo continuare a chiedere allo Stato che non può più darci niente”.


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