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Post elezioni Europee: il Trentino sceglie la Stella Alpina e Dorfmann è l’unico eletto della Regione

mercoledì, 28 maggio 2014

Trento – L’analisi della SVp e di Dorfmann dopo il successo alla Europee. Se c’è una cosa che in politica è difficile discutere sono i numeri. Questi dicono che rispetto al 2009, nella Provincia di Trento, è andato a votare il 4 per cento in meno. Che, nonostante questa flessione, la lista della Stella Alpina è passata da 13mila a 26mila voti. Che Herbert Dorfmann ha raccolto 16.500 preferenze, quando, 5 anni fa, il candidato di riferimento del PATT ne prese 6.300. E che, soprattutto, Dorfmann è l’unico eletto in tutta la Regione.

Questi dati parlano chiaro. E come sostiene il senatore Franco Panizza “ci dicono di un’area politica, quella dell’autonomismo, che è in crescita. Ma ci raccontano anche di un’istanza politica crescente, che ha trovato nel PATT una risposta importante già con le politiche e soprattutto con le provinciali dello scorso anno”. “È naturale poi che se si vanno a confrontare i dati d’autunno dell’area autonomista con quelli di domenica scorsa – aggiunge il senatore – il dato può essere letto in maniera del tutto diversa. Ma questo confronto, per quanto legittimo, resta arbitrario e può dar seguito a letture e interpretazioni distorte”.

Rischia di farlo, perché il PATT è un partito del territorio e per il territorio, che sta nelle dinamiche politiche nazionali ed europee con lo scopo di rappresentarlo e valorizzarlo, e che non ha alcuna presunzione di autosufficienza rispetto alla propria capacità di visione e di rappresentanza dell’intera gamma dei problemi e delle questioni che riguardano l’Italia come l’Europa.

Essere interpreti del territorio non è un’istanza semplice e riduttiva, anzi forse è la sfida più difficile. Anche perché quando si è capaci di interpretare i bisogni del territorio, si è capaci anche di rapportarsi con il resto del mondo. Si tratta di due livelli diversi, non in contrapposizione ma complementari.

Tanto è vero che il PATT non ha avuto paura a stringere e confermare, assieme agli amici della SVP, un’alleanza strategica col Partito Democratico italiano: un’alleanza che non è solo elettorale, ma assume un valore politico, di condivisione e fiducia sulla capacità del PD di saper offrire al Paese quelle risposte di cui noi crediamo abbia bisogno.

Queste europee, più che in passato, hanno assunto un valore politico nazionale. Abbiamo assistito cioè al referendum tra Renzi e Grillo e tra due idee diverse della politica: la speranza contro la rabbia, la fatica del cambiamento contro il “tanto peggio, tanto meglio”.

Questo è accaduto anche in Trentino, dove la lista del PD è stata votata da più di 93mila persone, ma, ciononostante, solo due candidati hanno ottenuto più di 12mila preferenze. Basterebbe solo questo dato per farci capire che il PD, legittimamente, non è un partito territoriale. Altrimenti come sarebbe potuto accadere che a fronte di 93mila voti di lista il candidato trentino di punta abbia potuto raccoglierne 14mila, quando Dorfmann, su 26mila voti alla Stella Alpina, ne ha raccolti ben 16.500?

È stato, anche da noi, un voto felicemente a favore di Renzi e contro l’antipolitica. Quella stessa che il PATT, attraverso quei rapporti di prossimità che solo un partito territoriale è in grado di stabilire, contribuisce a combattere e lo fa intercettando aree sociali, tematiche e problemi che un partito nazionale avrebbe difficoltà a intercettare.

Perché ciò che ha fatto Renzi in Italia per combattere la disaffezione alla politica, sta cercando di farlo il PATT con Rossi in Trentino.

“Per tutte queste ragioni – conclude il segretario politico del PATT, Franco Panizza –  noi autonomisti non possiamo che rallegrarci dell’esito di questa tornata elettorale. Innanzitutto perché ci ha detto che la domanda di cambiamento è in gran parte rivolta verso un Governo di cui anche noi facciamo convintamente parte e che abbiamo contribuito a far nascere. Ma anche che la filiera autonomista, quella che lega i due presidenti di Provincia con Roma e Bruxelles, passando per Innsbruck, con la netta affermazione di Dorfmann è ancora più forte, è ancora più in grado di svolgere il proprio ruolo: non solo salvaguardare e valorizzare la nostra specialità lavorando bene qui,come a Roma, ma soprattutto, attraverso il progetto dell’Euregio e un candidato plurilingue come Dorfmann, agganciando la nostra Regione all’Europa che conta e che cresce”.


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