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Misure anti-Covid e stagione invernale, i timori dei pubblici esercizi trentini: “Ora servono risposte, così non resistiamo”

sabato, 10 ottobre 2020

Trento – Anche i pubblici esercizi trentini messi in ginocchio dalle norme anti-Covid, e con l’inverno alle porte si teme il peggio. Trento 1Scrivo per l’associazione che ho l’onore di rappresentare, l’Associazione dei Pubblici Esercizi del Trentino, di Confcommercio Imprese per l’Italia Trentino. Non è di moda utilizzare i broccardi latini ma è sicuramente calzante alla situazione il dire “mala tempora currunt” (corrono brutti momenti), forse ancor meglio se lo citiamo nell’ulteriore estensione “sed peiora parantur” (ma se ne preparano di peggiori). Ordinanze, limitazioni misure anti-contagio, sono diventate il pane quotidiano di ogni esercente, e mi si permetta non posso che lodare i colleghi per la professionalità con la quale hanno affrontato il tema. Tema che esige l’apprestare presidi precauzionali, l’aumentare le distanze tra gli avventori, il presidiare (ma non si sa con quali poteri), gli stessi avventori perché rispettino le misure. Non posso e non voglio entrare nel merito delle misure, perché la problematica involve conoscenze scientifiche che non mi appartengono, mi limito ad una valutazione semplice ed ovvia, ogni esercente alla fine ha un padrone, che cinicamente è il vero padrone di qualsiasi attività economica, il tornaconto, che si esprime in un bilancio d’esercizio. La domanda è semplice: – Saremo in grado di reggere economicamente, nel momento in cui con il sopraggiungere della stagione invernale dovremmo limitare il lavoro dei nostri pubblici esercizi, che ovviamente dovranno applicare i distanziamenti previsti, alle sole superfici interne? Quanti sono i pubblici esercizi che hanno dimensioni tali da poter raggiungere il pareggio di bilancio nonostante le limitazioni imposte, e lavorando solo all’interno? Pochi quasi nessuno.

Vi è dunque una necessità impellente, irrimandabile, se vogliamo evitare di soccombere, se volgiamo mantenere in essere la forza lavoro, ed è quella di avere una politica amica anche di queste realtà economiche. In questo momento vi è un’assoluta necessità di rapporto con la politica, di una politica che non si deve limitare a semplici manifestazioni di intenti o al porre sanzioni nei confronti di questo o quel esercente, ma deve aiutarci a sopravvivere. Vi è altresì la necessità di una coesione tra le associazioni datoriali e di parte lavoratrice, tra le nuove associazioni che si stanno formando e la società, ciò non per costruire prospettive utopiche di un futuro radioso, ma semplicemente per resistere. Stiamo lavorando per unire e poter essere così maggiormente ascoltati.

Come ho detto l’inverno e alle porte e l’unica possibilità che abbiamo e il poter lavorare all’esterno, nonostante i rigori della stagione; ma il lavorare all’esterno esige plateatici riscaldati, come quelli che i trentini hanno imparato a conoscere viaggiando nel Nord Europa. Installare plateatici riscaldati, significa notevoli investimenti e costi di gestione. E ciò, a carico di esercenti che visti i trascorsi, l’impatto dei lockdown e tutto ciò che ne consegue, hanno subito solo perdite. Installare plateatici riscaldati significa prevedere percorsi agevolati con tempistiche agevolate al fine di ottenere dalle autorità ciò proposte i permessi necessari per realizzarli e possibilmente per realizzarli bene con il minor impatto ambientale possibile. Stiamo dunque predisponendo il percorso comune tra l’associazione che rappresento e le altre che vorranno, al fine di ottenere tutto quanto sia possibile dai nostri amministratori e nel minor tempo possibile. Un tempo che non è, e non può essere il tempo della normalità, ma dell’eccezionalità. Come ho detto l’inverno è vicino e dobbiamo avere risposte per superare questo inverno”, il commento di Fabia Roman, Presidente dell’Associazione dei Pubblici Esercizi del Trentino, aderente a Confcommercio Trentino.



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