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Malga Zonta: cerimonia a 70 anni dall’eccidio nazifascista. Olivi: “Omaggio al loro sacrificio e lungimiranza”

venerdì, 15 agosto 2014

Folgaria – Una giornata e una cerimonia per non dimenticare l’eccidio nazifascista alla Malga Zonta.  Oggi a Folgaria, passo Coe, la cerimonia a 70 anni dall’eccidio nazifascista con il vicepresidente Alessandro Olivi e l’orazione ufficiale dell’”onorevole  partigiano” Renato Ballardini.  All’inizio della cerimonia è stato letto un messaggio del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.

L’intervento dell’onorevole Renato Ballardini ha contrassegnato la cerimonia in ricordo dei 14 partigiani e dei tre malgari che, settant’anni fa, il 12 agosto del 1944, furono fucilati dai nazisti, a Malga Zonta, quando ingenti forze naziste che stavano portando a termine un rastrellamento, accerchiarono un gruppo di partigiani della divisione garibaldina “Ateo Garemi” che si erano rifugiati dentro Malga Zonta. Lo scontro fu durissimo: i partigiani, finite le munizioni, dovettero arrendersi. Vennero fucilati davanti al muro della malga. Erano comandati da Bruno Viola, il “Marinaio” (medaglia d’oro al valor militare) che aveva accettato lo scontro per permettere ad altre unità partigiane di sganciarsi e porsi in salvo.Malga Zonta ecc idio nazifascista

Centinaia i presenti, malgrado le avverse condizioni atmosferiche: dopo la deposizione delle corone sul luogo dell’eccidio nazifascista (nella foto), autorità e delegazioni hanno trovato posto sotto il  tendone, investito dalla pioggia torrenziale e lì è proseguita la cerimonia ufficiale.

IL MESSAGGIO

A nome della Provincia autonoma di Trento l’intervento del vicepresidente, Alessandro Olivi. “Dobbiamo soffermarci sulle fotografie che documentano quei terribili momenti – ha detto Olivi -, dobbiamo osservare i volti di quei ragazzi, che sapevano di morire, per ritrovare quel punto comune che dovrebbe vederci tutti insieme, a Malga Zonta. Perché in quegli sguardi davanti al precipitare degli eventi c’è l’umanità nel momento della massima disumanità. Quei ragazzi degli oratori vicentini, come ci ha ricordato Meneghello, scelsero di stare uniti dalla parte della libertà. Cresciuti troppo in fretta, in un momento terribile della storia italiana, furono a modo loro lungimiranti. Combatterono più per noi che per loro stessi e stare qui, oggi, è il minimo che possiamo fare per rendere omaggio al loro sacrificio e alla loro lungimiranza”.


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