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Legge sulla caccia in discussione al Pirellone: le proposte delle associazioni

giovedì, 7 novembre 2013

Milano – Il territorio bresciano, quello camuno e valtellinese sono interessati al provvedimento sulla caccia in discussione al Pirellone. L’VIII Commissione del Consiglio regionale, presieduta da Alessandro Fermi (PdL), ha iniziato la prima delle audizioni nell’ambito del gruppo di lavoro impegnato nella modifica della legge regionale 26 sulla caccia, datata 16 agosto 1993.

Il confronto è incentrato sui progetti di legge 48 e 93 che confluiranno poi in un unico documento.Relatore è Alessandro Sala (Maroni Presidente) che ha dettato i tempi di quello che ha definito un “percorso di ascolto che si chiuderà a fine anno o nei primi giorni di gennaio per chiudere poi l’iter in Aula entro la primavera”. “Ricordo che quella vigente è una buona legge – ha evidenziato Sala – Dopo vent’anni ha sicuramente bisogno di un aggiornamento, ma senza stravolgimenti. E’ importante capire iCaccia1l contesto in cui ci troviamo ad operare: nel 2013 in Regione Lombardia si sono tesserati 3037 cacciatori in meno rispetto ai 78938 del 2012. Un’emorragia che va contrastata anche alla luce del 49,2% di italiani che ormai sono favorevoli ad una caccia normata e sostenibile”.

LE ASSOCIAZIONI

Presenti all’audizione Federazione Italiana della Caccia, Associazione Migratoristi italiani, Associazione Nazionale Libera Caccia, Enalcaccia e Italcaccia che hanno già avuto modo di visionare i due progetti di legge e che hanno depositato agli atti una serie di osservazioni.  Mauro Cavallari, presidente regionale lombardo della Federazione italiana della caccia si è detto favorevole ad un lavoro migliorativo che non pregiudichi la situazione attuale. “Le priorità sono chiare – ha detto – modificare i passaggi sui richiami vivi, le norme sul piano faunistico per rivedere le fasce di rispetto, la gestione delle oasi coinvolgendo i cacciatori e le norme sull’addestramento dei cani, il tutto tenendo conto delle recenti sentenze in materia”.

Domenico Grandini, presidente regionale dei Migratoristi, ha sottolineato i problemi relativi all’incerto destino istituzionale delle Province, chiedendo di valutare l’eventuale ridistribuzione delle competenze e ribadito l’attenzione all’addestramento dei cani, chiedendo un “pacchetto di giornate di caccia alla migratoria, come del resto già fatto da altre regioni italiane”. Marcello Fornaroli di Italcaccia ha auspicato dal tavolo di lavoro una sintesi delle posizioni di migratoristi e stanzialisti per arrivare ad una legge che freni l’emorragia di cacciatori.

Salvatore Conti, di Libera Caccia, ha denunciato le gravi difficoltà lamentate soprattutto in Provincia di Milano e di Monza e Brianza, parlando di “piani faunistici incongrui” e chiedendo alla Regione l’impegno nella tutela dei diritti dei cacciatori. Giuseppe Cavallaro, vicepresidente provinciale milanese di Enalcaccia, ha chiesto il rispetto dei tempi per l’approvazione delle norme, ricordando che le prime ipotesi di revisione risalgono a sei anni fa.  “La sensazione che arriva da questa discussione e da questo tavolo di lavoro è positiva – ha concluso il Presidente Fermi – Ereditiamo una serie di riflessioni anche degli anni precedenti che ci consentono di non partire da zero e di avere chiari gli obiettivi. Credo che ci siano tutte le condizioni per lavorare bene senza preclusioni ideologiche”.


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