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L’Aquila di San Venceslao all’Associazione provinciale per i minori

sabato, 21 maggio 2016

Trento – Il Presidente del Consiglio, Bruno Dorigatti, ha consegnato nella mattinata di oggi, nelle mani del fondatore e presidente onorario Paolo Cavagnoli, l’Aquila di San Venceslao assegnata quest’anno all’Associazione provinciale per i minori Onlus. La cerimonia di consegna del riconoscimento all’associazione, in occasione dei 40 anni di attività, si è tenuta, non certo a caso, in quello che Dorigatti ha definito il luogo simbolo dell’Autonomia e della democrazia della nostra terra, sala Depero. consegna aquila s.venceslao a cavagnoli

Una manifestazione che ha avuto momenti di schietta commozione quando alcuni ragazzi ospitati nel corso della loro adolescenza nei Gruppi famiglia (una delle invenzioni educative di maggior successo dell’Appm) hanno parlato della loro esperienza. Storie di vita partite nelle più gravi delle difficoltà ma che, grazie all’impegno degli operatori e degli stessi ragazzi, hanno trovato una svolta positiva. Quella di Massimo, entrato nel Gruppo famiglia a 8 anni e che, dopo la laurea in ingegneria industriale sta per raggiungere quella in ingegneria dei materiali. “Nell’Appm – ha detto – non ho trovato solo educatori, ma soprattutto persone che mi hanno voluto bene. Tutti, a partire dalle colf che mi hanno insegnato la cultura del lavoro”. La storia, drammatica anche sul piano della salute, di Anan che, entrato in una struttura di Appm, a 14 anni ha dovuto affrontare il trapianto di fegato e reni. “Come potete vedere – ha affermato davanti alla sala gremita – l’operazione di 16 ore è riuscita e oggi la mia passione è la corsa in montagna e ho trovato lavoro in una ditta che si occupa di informatica bancaria”. Maurice, originario del Camerun, laureato in economia a Trento e che sta ultimando in Francia i suoi studi, arrivò a Trento da minorenne e venne accolto dall’Apps. Un impatto difficile per un ragazzo che aspirava alla libertà, ha detto, ma questa strada gli ha permesso di andare avanti. Maurice, più che raccontare la sua storia, ha lanciato un appello alla stessa associazione: spingere i ragazzi a non guardare alle loro difficoltà, alle loro sofferenze ma alle loro possibilità. “Quando pensi solo alle difficoltà – ha detto – la tua testa diventa piccola. Invece, quando ti concentri sulla sofferenza degli altri la tua sofferenza scompare”. Jonis, ragazzo albanese, che ha raccontato in modo sorridente e franco la sua vicenda: l’arrivo a Trento sbandato, l’impatto con il Centro di accoglienza dei minori di Roncafort, l’entrata del Gruppo famiglia di Povo e la possibilità di incominciare a lavorare e a coltivare la sua grande passione, il calcio. Bella, toccante la testimonianza di Hanan, ragazza di origini marocchine, scappata dalla sua famiglia e che nel Gruppo famiglia ha trovato “la fiducia che – ha ricordato – chi è in difficoltà perde facilmente”. Una fiducia ritrovata che le permetterà tra qualche settimana di affrontare la maturità. “Noi – ha concluso – spesso veniamo guardati con un certo pregiudizio, ma non siamo diversi dagli altri. Anzi, abbiamo di più”.

Un riconoscimento perché c’è un grande bisogno di solidarietà.

I racconti di questi giovani hanno rappresentato in modo vivo le motivazioni che hanno portato la presidenza del Consiglio a consegnare l’Aquila di S.Venceslao all’Appm. Un riconoscimento consegnato a Paolo Cavagnoli da Bruno Dorigatti per l’impegno di volontari e operatori che col loro lavoro realizzano un Trentino più giusto e solidale.

Dorigatti ha detto che i 40 anni di storia dell’Associazione servono a riportarci, oggi, a recuperare i valori fondamentali della convivenza civile. “Quest’epoca – ha detto – che appare ogni giorno di più segnata da un cielo cupo e che si chiude allo sguardo, ha un bisogno urgente ed irrinunciabile: il bisogno di ritrovare il senso di parole come umanità, solidarietà, dialogo, tolleranza e responsabilità.” Una serie di grazie sono state rivolte dal Presidente del Consiglio all’Apps ma uno in particolare: “Grazie, perché sono realtà come questa che dicono del significato più alto della nostra autonomia, delle sue prospettive immediate e di più lunga deriva e del dovere di difenderla e di rilanciarla dentro il domani”.

Cavagnoli: ho fatto solo quello che il buon Dio mi ha detto di fare. 

Una storia quarantennale che Paolo Cavagnoli ha ripercorso nella sua relazione. Un’avventura umana, nata nel ’76, per rispondere alla crisi delle istituzioni educative d’impronta religiosa e ai ritardi del settore pubblico che aveva lasciato troppi ragazzi senza assistenza. Un viaggio attraverso cambiamenti sociali profondissimi, la sperimentazione di modelli educativi nuovi che, ha ricordato Cavagnoli, hanno permesso ai ragazzi di passare dagli stanzoni dei collegi di un tempo ai Gruppi famiglia.

Cavagnoli è stato al centro della cerimonia di oggi: tanti elogi e tanti grazie che ha ricambiato, emozionato, con un “non credevo di essere così bravo. Ho fatto solo quello che il buon Dio mi ha detto di fare”. Il Presidente onorario, ringraziando quanti hanno contribuito alla vita dell’Appm, e ha ricordato Corrado Valcanover, operatore scomparso qualche giorno fa in un incidente stradale.

Un appello alla Provincia: non tagliate i finanziamenti. 

Il Presidente della Giunta, Ugo Rossi, ha detto che i 40 anni dell’Appm sono un anniversario che conta davvero perché “riguardano quelli che vorrei definire gli azionisti di maggioranza della nostra società: i giovani”. Rossi ha parlato anche di prospettive: “della necessità di creare una rete tra istituzioni e chi si occupa di formare. Nella quale si inserisce il progetto scuola – lavoro e lo scambio tra ricerca e formazione”. L’assessore alle politiche sociali, Luca Zeni, ha detto che si sta approvando il regolamento che introdurrà l’accreditamento che avrà l’obiettivo di garantire più autonomia di fronte ai cambiamenti”. Un passaggio, quest’ultimo, atteso anche dall’Appm, come ha sottolineato nel suo intervento Paolo Cavagnoli. “Su 500 mila abitanti – ha affermato – 7 enti che si interessano di accoglienza in realtà residenziali per i minori sono troppi. E’ vero che in questo momento la Provincia sta lavorando per attuare, si spera entro quest’anno, i protocolli per gli accreditamenti delle varie realtà. L’aspetto positivo di questa situazione è che vengono offerte risposte lavorative ai molti giovani laureati e non, che cercano lavoro, ma il sociale non può essere la carta assorbente dei vari problemi che coinvolgono il mondo giovanile”. Un invito alla prudenza è stato rivolto da Cavagnoli alla Giunta sui tagli previsti anche in questo settore, mentre il neo presidente Mario Magnani, ha detto che il livello attuale di finanziamenti va mantenuto per l’importanza sociale e umana del lavoro svolto dalle associazioni come Appm. Per un lavoro, ha ricordato il sindaco di Trento, Alessandro Andreatta, “tra i più importanti; un lavoro impagabile che da una chance a chi, altrimenti, si vedrebbe negato il diritto di diventare adulti equilibrati”.

La famiglia rimane centrale per l’educazione. 

Nel corso della cerimonia di questa mattina si è tenuta anche la lectio magistralis del professor Luigi Pati, Preside della Facoltà di Scienze della Formazione della Cattolica di Milano. Un’analisi sulla crisi dell’istituzione familiare, quindi della genitorialità e il ruolo che possono avere, invece, le associazioni come Appm per dare risposte educative legate al territorio e sostegno ai punti di forza che ancora la famiglia ha ancora, nonostante il momento difficile che sta attraversando.

(Foto Magrone – immagini Sirio film)


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