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La vertenza Italia/Svizzera relativa all’orso: Trentino in prima fila

mercoledì, 21 agosto 2013

Trento - Il tema della gestione degli orsi problematici in maniera condivisa, transfrontaliera e per quanto possibile armonica, è già stato sollevato in molte occasioni, è infatti evidente che, nell’arco alpino, i grandi carnivori autoctoni (orso, lince e lupo) costituiscono un elemento la cui gestione va necessariamente coordinata e raccordata, non fosse altro per la mobilità che caratterizza queste specie, che non conoscono confini. In merito alla questione sollevata oggi dal quotidiano nazionale “La Repubblica”, va precisato che non è a tutt’oggi noto a questa Amministrazione cosa le autorità Elvetiche avrebbero esattamente scritto a quelle italiane e che non risulta sia pervenuta nessuna nota al Ministero. Bisogna ricordare che la parte italiana (e la Provincia autonoma di Trento in primis), con il supporto del Ministero dell’Ambiente e di ISPRA sta lavorando da tempo non solo sugli orsi problematici, che costituiscono, va ricordato, una percentuale assai ridotta, inferiore al 5% degli esemplari di una popolazione: i risultati della gestione in questi anni sono decisamente positivi e la considerazione per la qualità del lavoro svolto e dei risultati ottenuti in Trentino è assai elevata, in Europa e nel resto del mondo.PREMANA = FERMI IMMAGINE DELL' ORSO BRUNO TRATTI DA RIPRESE VIDEO REALIZZATE DALLA POLIZIA PROVINCIALE E DAL CORPO FORESTALE DELLO STATO IN LOCALITA' ACQUADASCIO

Nel corso degli anni, fin dai primi passi del progetto che a cavallo tra gli anni ’90 ed i primi di questo secolo scongiurò la scomparsa dell’orso dalle Alpi, sono state adottate e portate a termine numerose iniziative, su tutte l’adozione a livello di arco alpino italiano, su iniziativa della Provincia autonoma di Trento, del Piano d’Azione per la Conservazione dell’Orso Bruno nell’Arco Alpino Centro orientale (PACOBACE), che detta tra le altre cose proprio criteri tecnici comuni per classificare e gestire di conseguenza i cosiddetti orsi problematici, che sono appunto una percentuale molto ridotta. Iniziative che sono state portate avanti anche a livello transnazionale: a partire dal 2006, su iniziativa proprio della Provincia autonoma di Trento, a seguito dell’abbattimento dell’orso JJ1 in Baviera, il gruppo di esperti internazionali che da tempo era già in contatto ha cominciato a riunirsi regolarmente (la prima volta proprio a Trento), con il principale obiettivo di armonizzare gli strumenti di gestione della specie. Questo Tavolo di coordinamento che coinvolge Italia, Slovenia, Austria, Germania e Svizzera ha continuato ad operare sino ad oggi.

Dal 2009 i lavori sono di fatto confluiti nell’ambito della Convenzione delle Alpi ed in particolare nel “Gruppo di lavoro Grandi Carnivori ungulati e società (WISO)” che, nel biennio in corso (2013-2014), è presieduto proprio dall’Italia ed in particolare da un rappresentante della Provincia di Trento, a riconoscimento anche di quanto l’Amministrazione provinciale ha fatto sin dagli anni ’70 del secolo scorso per la conservazione dell’orso sulle Alpi.
Il prodotto principale di questi lavori e di questi confronti, a diversi livelli, è oggi questo: Piani d’azione (italiano, austriaco, svizzero, tedesco) che a livello tecnico non differiscono molto gli uni dagli altri. Sulla carta dunque già oggi una gestione condivisa e per quanto possibile omogenea è attuabile. Un esempio: l’orso M13, abbattuto in Svizzera la scorsa primavera, sarebbe stato con ogni probabilità rimosso anche in Italia/Trentino alla luce dei comportamenti assunti pur a fronte dei numerosi tentativi di ricondizionamento falliti. Vale tuttavia la pena di ricordare che, nei pochi mesi in cui l’animale è rimasto in Trentino dopo la separazione dalla madre, non ha provocato alcun problema, tanto che non si è nemmeno mai presa in considerazione la necessità di radiocollararlo.

Certo, a fronte di strumenti simili, la realtà evidenzia situazioni socio-economiche, territoriali e culturali assai diverse nell’arco alpino. Sono queste probabilmente, più che problemi di tipo tecnico/amministrativo, che tutt’oggi provocano le difficoltà di coordinamento da taluni lamentate.

La parte italiana (e la Provincia autonoma di Trento in primis), con il supporto del Ministero dell’Ambiente e di ISPRA sta dunque lavorando e sta lavorando bene, da tempo. I risultati della gestione condotta a 360° da oltre un decennio sono assai positivi e la considerazione per la qualità del lavoro svolto e dei risultati ottenuti in Trentino è assai elevata, in Europa e nel resto del mondo. Sul sito www.orso.provincia.tn.it e in particolare nei Rapporti annuali puntualmente stilati chi è interessato può rinvenire i dati che fondano questo progetto di successo.

Gli orsi problematici non godono di libertà particolari in territorio italiano, due sono stati rimossi e per un terzo è stata recentemente rilasciata l’autorizzazione alla rimozione da parte del Ministero. E’ inoltre in corso un aggiornamento del PACOBACE, promosso ancora una volta dalla Provincia autonoma di Trento, per garantire maggiore efficacia agli interventi di controllo proprio dei pochi esemplari problematici.

Il confronto costruttivo anche con gli svizzeri è senz’altro possibile, ed anzi necessario, e va perseguito con costanza. A partire dalla prossima riunione WISO in programma a fine ottobre nella quale c’è la volontà di mettere la questione all’ordine del giorno.
Da ultimo va ricordato che sta maturando proprio in questi mesi l’idea, certamente ambiziosa, di pervenire ad un protocollo comune sulla gestione degli orsi problematici a livello di popolazione alpina: un protocollo congiunto che vada dalla definizione di orso problematico fino alle diverse opzioni gestionali. Tale documento è ritenuto prioritario anche da molti altri paesi europei (non alpini): alla sua realizzazione sono interessati anche Croazia, Romania, Bulgaria, Grecia. E’ chiaro che un protocollo del genere, approvato da tutti questi paesi, avrebbe una forza politica e di conseguenza gestionale notevole.


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