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Incontro storico al Buonconsiglio 450 anni dopo il Concilio di Trento

domenica, 1 dicembre 2013

Trento – Cerimonia ufficiale a 450 anni dalla chiusura del Concilio con il presidente della Provincia autonoma di Trento, Ugo Rossi e l’inviato speciale del Papa, il cardinale Walter Brandmuller al castello del Buonconsiglio. ”E’ un momento importante ed allo stesso tempo emozionante quello che mi vede oggi qui, a Trento, quale inviato speciale di papa Francesco in occasione delle celebrazioni dei 450 anni dalla chiusura del Concilio ecumenico della vostra città. Ho speso quarant’anni della mia vita a studiare la storia di ogni Concilio e sono lieto che il santo Padre abbia voluto indicarmi quale suo inviato. E qui voglio ricambiare la calorosa accoglienza ricevuta, ricordando l’augurio che la Chiesa cattolica fa affinché cresca e fiorisca sempre più, in questa bella regione, lo spirito che fortifica non solo la Chiesa, ma la Comunità tutta”. Con queste parole il cardinale Walter Brandmüller ha risposto oggi, al Castello del Buonconsiglio, al saluto durante la cerimonia ufficiale a 450 anni dalla chiusura – era il 3 dicembre del 1563 – dello storico Concilio.

L’INVIATO SPECIALE DEL PAPA

Il cardinale Walter Brandmüller è stato accompagnato dal vescovo di Trento, monsignor Luigi Bressan e ad accoglierlo – accanCardBrandmueller 1to ad autorità civili e militari – c’erano il presidente della Provincia autonoma di Trento, Ugo Rossi e il sindaco della città, Alessandro Andreatta oltre al direttore del Castello del Buonconsiglio, Franco Marzatico. Dopo l’intervento di Marzatico che ha tracciato le coordinate storiche, artistiche ed architettoniche del Castello – che ospitò a sua volta importanti momenti del Concilio, dal 1545 al 1563 – i saluti del sindaco Andreatta (“Trento è quello che è anche e soprattutto grazie al Concilio che indicò comunque, al di là degli esiti del tempo, come questa fosse terra dialogante che crede nell’incontro”) e del vescovo Bressan che ha ricordato le figure storiche dei cardinali Clesio e Madruzzo e ha dato lettura del testo con il quale Papa Francesco ha indicato il cardinale Brandmüller a rappresentarlo. Il presidente Rossi ha poi ricordato come “oggi noi possiamo dire che quello che venne scritto e vissuto 450 anni fa nella cattedrale di San Vigilio e nella vicina chiesa di Santa Maria Maggiore fu uno dei capitoli centrali di una storia che ha portato il Trentino a essere corridoio di merci e mercanti, di invasori e di eserciti, di re e imperatori, ma anche di santi e di eremiti, di idee e di cultura. È nata così l’Autonomia che guida le nostre genti ad essere responsabili del proprio futuro: è nata confrontandosi con le genti dell’Europa storica, antica e moderna, per essere cuore pulsante dell’Europa contemporanea”.

IL PRESIDENTE ROSSI

“Il Concilio di Trento – ha detto ancora il presidente della Provincia autonoma di Trento, Ugo Rossi – è uno di quegli avvenimenti storici che in tutto il mondo cattolico e in quello protestante è ricordato, studiato, discusso. Trento fu l’epicentro dell’Europa di quegli anni, fu la capitale teologica, ma anche politica e sociale di un mondo dilaniato da diatribe a volte feroci, da conflitti a volte sanguinosi. Piace, oggi, a quasi mezzo millennio di distanza, sottolineare alcuni aspetti del tutto particolari e peculiari che ci aiutano a leggere anche il mondo di oggi, l’attualità in cui siamo oggi inseriti. Trento, che contava all’epoca solo poche migliaia di abitanti, accolse quasi duemila ospiti venuti da tutta Europa, che crearono è vero alcuni problemi organizzativi e di ospitalità, ma che comunque seppe rispondere in modo positivo, se è vero che il lungo Concilio giunse fino alla sua conclusione. Fummo in grado, insomma, di dimostrare quello spirito di ospitalità montanara, semplice e frugale che è oggi una delle caratteristiche meglio apprezzate del nostro essere terra di ospitalità. Trento fu cornice e testimone, negli anni del Concilio, di una lunga diatriba tra mondo cattolico e nascente mondo protestante, tra la Chiesa di Roma e la dottrina luterana allora montante. Non si riuscì, allora, a costruire quel “ponte” per favorire il quale era stata scelta una città situata a scavalco tra Nord-mitteleuropeo e Sud-mediterraneo, non si riuscì a trovare una mediazione che accontentasse le ragioni e le richieste delle parti in causa, eppure oggi Trento e la sua diocesi stanno vivendo una splendida stagione di ecumenismo, che dura ormai da parecchi decenni, rinvigorita e rinfocolata dal Concilio Vaticano II.
Moltissimi sono i momenti e gli eventi legati all’ecumeniso in Trentino. Ne ricordo per tutti uno soltanto: proprio una decina di giorni fa, a Calavino, splendido centro della nostra Valle dei Laghi in cui visse e dimorò la importante famiglia dei Madruzzo, che al Concilio di Trento diede ben due vescovi, Cristoforo e Ludovico, il nostro arcivescovo monsignor Bressan s’è incontrato per una preghiera ecumenica con il pastore luterano Martin Burgenmeister. Ecco uno dei segni, forse non il più importante, ma significativo di come la storia possa evolvere da condizioni di conflitto a situazioni di incontro, di dialogo, di fraterna e rinnovata amicizia”.
“Il Trentino – ha concluso il presidente Rossi – vuole far tesoro di questa “lezione”, di questa “testimonianza” spirituale ed ecumenica per affrontare sia la difficile e complicata situazione sociale ed economica che stiamo vivendo, sia per trovare all’interno di ognuno di noi la forza per individuare strade nuove che ci facciano così uscire dal labirinto in cui abbiamo rischiato di perderci. I 450 anni dall’apertura del Concilio di Trento coincidono insomma con un rinnovato senso di comunità che vogliamo costruire nella nostra terra, realizzando una coesione sociale che prim’ancora è una coesione etica basata sui valori dell’incontro, dell’ascolto, della condivisione, della corresponsabilità”.

 

 


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