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Inabissamento chiatta a Gardone Riviera, Legambiente: “Chiediamo vengano accertate responsabilità e circostanze dell’affondamento”

giovedì, 14 dicembre 2017

Gardone Riviera – Da circa dieci giorni si ha notizia dell’inabissamento di una chiatta nelle acque del Comune di Gardone Riviera. L’affondamento della bettolina, evento fortunatamente avvenuto senza conseguenze drammatiche, solleva il pericolo di danni alla tubatura sottostante, dentro cui scorrono i reflui fognari di Salò e Gardone Riviera. Il condotto in materiale plastico, sul quale è scivolato il relitto, è stato trascinato da 12mt a 30mt di profondità e, sebbene i rilievi effettuati dalle squadre di sub abbiano rassicurato sulla tenuta del tubo, è evidente il rischio ambientale occorso: qualora la barca avesse tranciato il tubo, il lago sarebbe diventato il ricettore dei reflui di diverse migliaia di utenze, civili e non.

«Al momento il pericolo dell’ingente danno ambientale pare scampato, ma sulle circostanze di questo incidente si aprono molti interrogativi, a partire dal momento stesso un cui è avvenuto l’affondamento, comunicato in ritardo dalla ditta  – sottolinea Cristina Milani, consigliere del circolo Legambiente Per Il Garda – Da chiarire, infatti, non c’è solo l’effettiva dinamica dei fatti, ma anche i potenziali rischi all’ecosistema per i materiali presenti sulla barca e anche su chi si accollerà i costi per ancorare la condotta. Quello che ci preoccupa, però, è aver avuto la riprova della delicatezza della situazione: il collettamento sublacuale dei reflui deve cedere il posto ad una nuova infrastruttura. Incidenti come questo possono mettere a repentaglio le acque del lago e l’economia dei comuni lacustri». 

L’intera vicenda ha messo in luce quanto sia urgente e necessario agire celermente per trovare soluzioni tecniche e risorse economiche affinché si predisponga un modello di raccolta dei reflui che eviti tubature e condotte sommerse.  Occorre individuare la filiera di responsabilità, colpe e omissioni, al fine della corretta imputazione dei costi delle opere di ripristino del collettore danneggiato. È necessario, inoltre, identificare l’origine e le caratteristiche del materiale che, stando alle video-ispezioni, pare trattarsi di residui di demolizioni, ma solo con il recupero della bettolina potrà essere meglio individuato e smaltito.

«Dall’inchiesta della Procura di Brescia ci aspettiamo evidenze che escludano circostanze collegate a smaltimenti illegali di rifiuti nelle profondità del Garda» concludono dall’ufficio regionale di Legambiente.


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