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In Trentino si conferma la voglia di fusione tra i Comuni: i dati sul cambio amministrativo

venerdì, 19 settembre 2014

Trento – L’indagine appena conclusa nel Primiero dal Servizio Statistica della Provincia, su indicazione dell’assessore Carlo Daldoss, rileva che l’87% della popolazione maggiorenne è favorevole a cambiare l’organizzazione amministrativa.val-di-pejo-4

Dopo i referendum sulla fusione intrapresi ad aprile da tre diverse realtà in Trentino (Valdaone, San Lorenzo Dorsino e Predaia) e le successive istanze promosse da numerosi altri Comuni in questi mesi, l’indagine statistica condotta in Primiero a cavallo del mese di settembre rappresenta senz’altro un’ulteriore conferma della volontà, da parte della gente trentina, di intraprendere scelte che portino ad un ridimensionamento del numero complessivo dei Comuni nella nostra Provincia.

Processi aggregativi che vanno valutati come positivi passi avanti verso la semplificazione del quadro istituzionale trentino. Scelte che rispondono all’esigenza di creare migliori condizioni organizzative e di governo del territorio, garantendo ai cittadini un livello standard nella qualità dei servizi in un’ottica di razionalizzazione e contenimento dei relativi costi.

“Come Assessorato agli Enti Locali – afferma Daldoss – siamo stati pronti a cogliere lo stimolo partito “dal basso” attraverso la raccolta firme (ben 1.500) promossa dal comitato popolare “Per un Primiero meno diviso”. Una chiara indicazione popolare confermata poi da questi risultati rilevati dal sondaggio telefonico realizzato in collaborazione con il Servizio Statistica della Provincia.”

L’indagine si è svolta tra il 26 agosto e il 16 settembre 2014 con l’obiettivo di conoscere l’opinione dei residenti in Primiero sul processo di fusione dei Comuni e acquisire informazioni utili agli amministratori per operare scelte condivise dalla popolazione. Di seguito si riportano i primi risultati dell’indagine.

La popolazione del Primiero ha dato una risposta chiara sulla necessità di innovare con un 87% di favorevoli ad una riorganizzazione amministrativa del territorio. Non sembrano esserci differenze sostanziali nella scelta tra favorevole o contrario ad un’ipotesi di fusione per genere o per singolo comune, mentre dettagliando per classe d’età si registra un maggior consenso alla fusione nella classe centrale (36-59 anni). La classe più giovane (fino a 35 anni) e quella anziana (60 anni e più) si comportano allo stesso modo con una distanza negativa di circa 6 punti percentuali rispetto alla classe centrale.

Il campione di indagine è stato progettato per essere rappresentativo anche per singolo comune del Primiero. In tutti i comuni si ha una propensione elevata alla fusione. La percentuale di favorevoli varia fra il valore minimo di Sagron Mis (80%) e il valore massimo espresso dai comuni di Transacqua (90,8%) e Tonadico (90,4%).

Molto più incerta risulta, invece, la valutazione sul tipo di fusione scelta. Alla popolazione era chiesto di esprimersi su tre possibili opzioni per riorganizzare le amministrazioni del Primiero. Le alternative erano la fusione degli otto comuni in un unico comune, la trasformazione in due comuni (Primiero e Vanoi) oppure in tre comuni: Soprapieve (Fiera di Primiero, Sagron Mis, Siror, Tonadico e Transacqua), Sottopieve (Imer e Mezzano) e Canal San Bovo.

Analizzando le risposte sull’aggregazione scelta la maggior parte della popolazione si suddivide, più o meno in uguale misura, a favore dell’ipotesi di un unico comune o di una fusione dei comuni in tre gruppi (Soprapieve, Sottopieve e Canal San Bovo). Una quota residuale opta per i due comuni e un’altra, seppur numericamente minima, propone un altro tipo di fusione.


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