QUESTO SITO WEB UTILIZZA COOKIES. NEL CONTINUARE A NAVIGARE SUL SITO STAI ACCETTANDO L'UTILIZZO DEI COOKIES.
TI INVITIAMO A LEGGERE LA COOKIES POLICY.
X
Ad

Ad
Ad
Ad

Ad

In Trentino il Safer Internet Day 2016: i messaggi da Politica, Polizia ed esperti

giovedì, 11 febbraio 2016

Trento – ‘Play your part for a better Internet’, fai la tua parte per rendere internet migliore, è lo slogan del Safer Internet Day 2016 e il titolo del convegno che si è tenuto oggi presso il Dipartimento della Conoscenza a Trento, per celebrare, in contemporanea in oltre 100 nazioni, la giornata mondiale per la sicurezza in Rete. Nelle foto Tiziana Pagnozzi, dirigente del Compartimento Polizia Postale e Comunicazione, Michele Facci, psicologo psicoterapeuta, Haidi Garulli, ufficio job guidance Universita’ degli studi di Trento, Serena Valorzi, Psicologa e Psicoterapeuta, Mauro Berti responsabile ufficio pedofilia della Polizia Postale e l’Assessore all’università e ricerca, politiche giovanili Sara Ferrari.

La Provincia di Trento ha aderito al Safer Internet Day per il quinto anno consecutivo, organizzando, oltre al convegno di oggi, un mese intero di iniziative (Safe Internet Month) finalizzate a promuovere un utilizzo più responsabile e sicuro della rete e delle nuove tecnologie. Molti gli spunti emersi dal convegno che ha analizzato la problematica da diverse prospettive fornendo riflessioni preziose e consigli pratici per sfruttare i vantaggi dell’era digitale, senza per questo pagarne le conseguenze. Al convegno sono intervenuti l’Assessora all’università e ricerca, politiche giovanili Sara Ferrari, la dirigente generale del dipartimento della Conoscenza Livia Ferrario, la dirigente della Polizia di Stato Tiziana Pagnozzi, lo psicologo Michele Facci, il responsabile dell’Ufficio Indagini Pedofilia della Polizia delle Comunicazioni Mauro Berti, la psicologa e psicoterapeuta Serena Valorzi e Heidi Garulli dell’Ufficio Job Guidance dell’Università degli Studi di Trento.

Tema più che mai attuale quello della sicurezza in rete se si pensa che un cittadino europeo su quattro, lo scorso anno, ha avuto problemi con il web. Sottrazioni di dati personali, cyber bullismo, pedofilia on line, frodi finanziarie sono solo alcune tra le difficoltà che gli utenti di internet hanno dovuto fronteggiare. Per affrontare queste problematiche, anche in Trentino, da tempo, istituzioni e agenzie formative si sono messe in rete per fare informazione e per difendere soprattutto i giovani dai pericoli di un uso inconsapevole di internet e delle nuove tecnologie. Questo il contesto in cui si è svolto oggi, alla presenza dell’Assessora Sara Ferrari e della dirigente del Dipartimento della Conoscenza Livia Ferrario, il convegno “Fai la tua parte per rendere internet migliore”. La giornata di approfondimento ha visto confrontarsi i maggiori esperti del settore, che hanno fornito alcuni suggerimenti per il giusto approccio alle potenzialità del web e indicazioni utili ad una navigazione efficace e sicura.

L’evento è stato aperto dai saluti dell’assessora Sara Ferrari che ha sottolineato l’impegno dell’Ente pubblico nel diffondere la cultura del corretto utilizzo dei nuovi strumenti offerti dalla Rete: “Abbiamo preso consapevolezza della rivoluzione che è in atto in tema di nuove tecnologie – ha esordito l’assassora – per questo con il dipartimento della Conoscenza stiamo lavorando alla creazione di un’offerta formativa rivolta alle scuole, ai giovani, ai docenti e alle famiglie, una sorta di “pacchetto” articolato e ricavato dalle varie competenze di cui disponiamo sul territorio”.

Livia Ferrario, dirigente generale del dipartimento, ha sottolineato l’importanza di momenti di confronto per individuare insieme gli strumenti che permetteranno di affrontare con successo le criticità che l’uso scorretto di internet sta creando a molti dei nostri giovani e alle loro famiglie, mentre Tiziana Pagnozzi, dirigente della Polizia delle Comunicazioni ha illustrato le attività di prevenzione, formazione e informazione che da molti anni la Polizia di Stato sta portando avanti.

I contributi scientifici hanno preso il via con Michele Facci, psicologo esperto in adolescenza, psicologia di internet e genitorialità che nel suo intervento dedicato a : “Il mondo del lavoro nell’era digitale: come presentarsi online” ha spiegato come è possibile utilizzare con equilibrio e a nostro vantaggio il web o i social network e lanciando una sorta di provocazione ha spiegato : “Spesso si sottovaluta quanto l’identità digitale – ovvero le informazioni che pubblichiamo, o gli altri pubblicano, su di noi in rete – può contribuire in modo positivo o negativo anche per i giovani che si affacciano al mondo del lavoro. Sia gli studenti che hanno appena terminato le scuole professionali, sia i ragazzi laureati, avranno infatti a che fare con l’invio di un Curriculum Vitae, ritenuto però sempre più un elemento importante, ma non determinante, nell’ambito della selezione del personale. Come poter considerare positivo, ad esempio, che mentre nel CV ci si dichiara dotati di “ottime capacità relazionali, gestione del conflitto e problem solving” se poi online è possibile riscontrare post con toni e linguaggi violenti che dimostrano tutt’altro? Non si tratta quindi – ha concluso Facci – di non esporsi o di non utilizzare il web o i social network, ma anzi di imparare ad utilizzarli nella giusta maniera”.

Mauro Berti, Sovrintendente della Polizia di Stato e responsabile dell’Ufficio Pedofilia della Polizia Postale e delle Comunicazioni , ha messo l’evidenza sulla necessità di affrontare i nuovi codici di linguaggio della Rete in sinergia tra scuola, famiglia e istituzioni. “La società civile le istituzioni, ma soprattutto la scuola devono entrare nei processi formativi dei nativi digitali. I giovani, – ha affermato Berti – non sono i cittadini di Internet di domani, ma già oggi utilizzano massicciamente queste tecnologie per sviluppare l’identità, le relazioni e la propria conoscenza. Non si tratta più di preparare i giovani ad affrontare il futuro che verrà, in quanto quel futuro è l’attualità che vivono tutti i giorni, sin da piccoli, quando vengono abbandonati con questi strumenti in mano. Oggi, le famiglie hanno grandi difficoltà a dialogare con i priori bambini, poiché parlano un linguaggio che gli adulti non conoscono. È su quel linguaggio che si può e si deve agire. Questo è il tema – ha concluso Berti – e solo la scuola, con il supporto della famiglia e delle altre Istituzioni, può affrontarlo dai molti versanti che questa tematica offre”.

Serena Valorzi, psicologa e psicoterapeuta esperta in Nuove Dipendenze, ha posto l’accento sul fatto che internet non è più una dimensione a cui ci si connette, bensì un ambiente che ci avvolge e soprattutto che muta la nostra percezione di tempo, di spazio e di relazione con gli altri e con noi stessi. “Il tempo perde i suoi confini – ha affermato Valorzi – Tutto e subito, senza attese, e senza desideri profondi, un presente continuo che non fa prevedere ed immaginare il futuro. Il tempo interrotto della reperibilità continua in cui scrivo a qualcuno che non c’è, mentre perdo contatto con chi è davanti a me, in uno spazio che è infinito ed allo stesso tempo costretto alla camera da letto nella quale si è infinitamente soli e tristi. Decisamente, internet non sembra essere un ambiente molto stimolante per le nostre abilità sociali, – ha sottolineato la psicologa – e sempre più si dimostrano i danni su memoria, motivazione, attenzione, capacità di apprendere e modulare le emozioni. Per fortuna, il nostro cervello è come un muscolo; se non lo alleni si atrofizza, ma se utilizziamo per noi e per i nostri ragazzi delle buone palestre emotive e relazionali offline, potremmo sfruttare i vantaggi online di quest’era digitale senza che ci costi troppo”.

Haidi Garulli , responsabile dell’Ufficio Job Guidance , dell’Università degli Studi di Trento ha richiamato l’attenzione sull’uso dei social come opportunità e ha parlato di social recruiting spiegando, dati alla mano, che al giorno d’oggi le aziende utilizzano in modo massivo ed efficiente i social nella ricerca del personale.

“È importante – ha affermato Garulli – costruire un percorso virtuoso nella strategia di personal branding fin da subito, facendo attenzione a tutto ciò che si pubblica. Il 35% delle aziende ha escluso un candidato dal processo di recruiting dopo aver visualizzato i profili social del candidato stesso. È importante per questo diffondere tra i giovani la consapevolezza di questi meccanismi, poiché al giorno d’oggi è la rete che parla di noi”.


© Gazzetta delle Valli - Testata registrata in tribunale, direttore responsabile Alberto Panzeri - P. IVA 03457250136