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Il Patt: “Sul caso dell’orsa Daniza giù le mani dal presidente Rossi e assessore Dallapiccola”

domenica, 14 settembre 2014

Pinzolo – Sul caso dell’orsa Daniza si esprime anche il PATT che attraverso un comunicato vuole ‘stabilire la realtà dei fatti’. Ecco di seguito la nota del partito.

“Il Partito Autonomista Trentino Tirolese unitamente al Gruppo Consiliare Provinciale, con rispettivamente il segretario politico senatore Franco Panizza e il capogruppo provinciale Lorenzo Baratter, interviene sulla vicenda relativa alla morte accidentale dell’orsa Daniza e ritiene necessario intervenire pubblicamente per richiamare da un lato la coalizione di maggioranza ad una maggiore unità d’intenti e dall’altra per riportare quanto accaduto alla verità dei fatti rimarcando alcuni concetti che, sull’onda dell’emotività, sono stati lasciati in secondo piano.

Per prima cosa gli autonomisti respingono convintamente nel modo più assoluto le polemiche che hanno colpito la Giunta Provinciale e, in particolare, il presidente Ugo Rossi e l’assessore Michele Dallapiccola. A loro va la fiducia dell’intero Partito e del Gruppo Consiliare.

trento orso Daniza 1

PROGETTO LIFE URSUS

Va ricordato che il progetto Life Ursus non è partito con la legislatura in corso, ma ha interessato tutti i governi e le coalizioni succedutesi alla guida della PAT dal 1999 ad oggi. La situazione creatasi, quindi, è frutto anche delle scelte delle passate amministrazioni che hanno voluto e gestito la reintroduzione dei plantigradi in Trentino. In secondo luogo, proprio per la lunga durata del progetto e per la sua più che positiva riuscita, il PATT prende le distanze da coloro che hanno espresso giudizi emotivi sull’operato della squadra di cattura dell’orsa, composta da operatori e professionisti esperti che hanno seguito in modo scrupoloso i protocolli fissati dalle autorità nazionali. Ogni speculazione fatta sul loro operato, oltre a minare la credibilità del Servizio Foreste della Provincia Autonoma di Trento e dei veterinari dell’Azienda Provinciale dei Servizi Sanitari, è priva di reale fondamento.

Appare chiaro, in questo scenario, che la vicenda dell’orsa Daniza ha travalicato i limiti del comune buonsenso, perdendo di vista la reale entità dell’accaduto soprattutto se confrontata con i problemi che affliggono la nostra società. E’ necessario riprendere immediatamente il senso della realtà rimodulando il progetto “Life Ursus” all’attualità e concentrandosi quindi sulle importanti problematiche che la nostra comunità deve oggi affrontare per sostenere l’economia, per far crescere l’occupazione e garantire i servizi pubblici, dato che la tutela e il rispetto degli animali e dell’ambiente naturale in Trentino non è mai venuta meno. L’immagine della nostra terra dipinta da molti come retrograda e nemica degli animali non solo offende tutti i Trentini, ma va soprattutto contro i dati di fatto: la nascita, dall’avvio del progetto “Life Ursus”, di una settantina di cuccioli di orso è un risultato indiscutibile della bontà del progetto e del rispetto per gli orsi della gente trentina. Il fatto che, a seguito di un incidente che ha visto il ferimento di una persona, si siano presi provvedimenti sull’orsa in questione, oltre ad essere previsto da tutti i protocolli riguardanti la gestione di questi animali, è il primo passo per ristabilire la pacifica convivenza fra questi animali e l’uomo. Se infatti non si fosse cercato in tutte le maniere di favorire la condivisione del progetto di reinserimento da parte delle comunità residenti, procedendo con metodi impositivi, oggi probabilmente ben pochi orsi sarebbero ancora presenti sul nostro territorio. E questa affermazione viene ribadita da Piero Genovesi, responsabile del servizio consulenza di Ispra (Istituto Superiore per la protezione e la ricerca ambientale) e profondo conoscitore dei programmi di reintroduzione dell’orso in Italia: “In Italia gli orsi hanno un ambiente favorevole  e facilità a reperire cibo. L’unico conflitto può nascere con l’uomo e, proprio per questo motivo, bisogna prevenire e mitigare le criticità che questa convivenza può presentare”, “Nel caso di una femmina con i cuccioli che attacca una persona, è previsto l’attento monitoraggio o la rimozione, attraverso la cattura”

Si lascino perdere, quindi, le polemiche e si pensi alle sfide che dovranno affrontare prossimamente il Trentino, l’Italia e tutta l’Europa, alle prese con una crisi economica devastante e con forti venti di guerra che spirano proprio ai confini del nostro continente. Il fatto che l’orsa trentina abbia oscurato tutte queste vicende preoccupanti è qualcosa di triste e di incomprensibile, soprattutto alla luce di quanto afferma, in conclusione, lo stesso Genovesi: “”Il progetto di reinserimento degli orsi nelle Alpi centrali, iniziato nel 1999 con il programma Life Ursus, è il più avanzato al mondo. In 15 anni ha dato risultati straordinari e non si sono mai verificati episodi gravi. Dispiace che la vicenda di Daniza copra con un giudizio negativo quanto di buono è stato fatto e si continuerà a fare per questi animali: a differenza di quanto accade oltreconfine (in Austria il bracconaggio degli orsi è a livelli altissimi), in Italia hanno alte probabilità di sopravvivenza”.

Le parole di Genovesi, concludono il senatore Franco Panizza e il capogruppo in Provincia, Lorenzo Baratter, “sono eloquenti, speriamo servano a ricondurre tutti a una giusta valutazione dei fatti”.


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