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Grande guerra: incontro fra i discendenti degli ex nemici italiani e austroungarici a Carzano

martedì, 23 settembre 2014

Carzano – Un incontro fraterno, fra i discendenti degli ex nemici italiani e austroungarici che si affrontarono nella Grande Guerra, quello che è stato celebrato a Carzano, in Valsugana, per rendere solenne onore ai 14 “carzaneri” che cento anni fa partirono per il fronte della Galizia con la divisa austroungarica dei Kaiserjäger, senza fare più ritorno a casa. Erano presenti la scrittrice Susanna Tamaro e l’Arciduca Martino d’Austria-Este.Carzano Valsugana 1

E’ stata una delle tante tragiche storie della Grande Guerra quella che rievocata ieri a Carzano, alla presenza dell’Arciduca Martino d’Austria-Este, discendente dell’ultimo imperatore austroungarico Carlo d’Asburgo, e impreziosita dalla partecipazione della scrittrice Susanna Tamaro, il cui nonno partecipò alla prima guerra mondiale combattendo proprio a Carzano, nella battaglia che avrebbe potuto cambiare le sorti del conflitto. Fu il cosiddetto “Sogno di Carzano”, un tragico episodio bellico del 1917 che, se fosse terminato con la vittoria italiana, avrebbe probabilmente messo fine alla guerra evitando il disastro di Caporetto, ma che invece lasciò sul campo centinaia di soldati dell’esercito italiano, in gran parte bersaglieri. Ogni anno quella drammatica battaglia viene ricordata grazie al lavoro del Comitato 18 settembre 1917 e alla presenza dei rappresentanti dell’Associazione nazionale bersaglieri provenienti da tutta Italia e di quelle dei Kaiserjäger e Kaiserschützen provenienti dall’Austria.

Quest’anno, nella ricorrenza dei 100 anni dallo scoppio della Grande Guerra, si sono voluti commemorare i 14 “carzaneri” partiti proprio un secolo fa per il fronte della Galizia, senza fare più ritorno a casa. Il sindaco Cesare Castelpietra ha scandito i loro nomi, accompagnandoli con le note del “Silenzio” suonate dalla Fanfara di San Giorgio di Nogaro. Subito dopo, l’Arciduca Martino d’Austria-Este ha consegnato ai ragazzi di Carzano un lume, alla memoria di chi è caduto per servire l’Imperatore. Alla fine, in un simbolico momento di fratellanza, i parenti e i discendenti dei caduti nel “Sogno di Carzano” si sono uniti in un abbraccio comune e hanno piantato alcune rose, utilizzando ciascuno un po’ di terra portata per l’occasione dai rispettivi paesi di origine.


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