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Fusioni comunali: il modello del Trentino illustrato a Torino

giovedì, 16 giugno 2016

Torino – L’esperienza delle fusioni comunali del Trentino Alto Adige è stata presentata a Torino dall’assessore provinciale agli enti locali Carlo Daldoss, nell’ambito del convegno organizzato da Ires Piemonte e dedicato agli scenari territoriali del futuro.daldoss trentino

“Il Trentino – ha detto Daldoss, nell’illustrare la riforma istituzionale e il suo impatto sull’ordinamento dei comuni – in virtù delle sue competenze autonomistiche è riuscito a contrastare efficacemente il fenomeno dello spopolamento delle alte quote. La Provincia autonoma in questo senso è espressione dei territori e dei cittadini che li abitano, cosa tutt’altro che scontata in una stagione di neo-centralismo e di messa in discussione delle prerogative dei governi locali. Oggi in Italia le Regioni sono chiamate, a volte anche giustamente, a contenere i propri costi, ma lo Stato non riesce a fare altrettanto. E le Regioni hanno molto spesso competenze più performanti dello Stato, sono più vicine alle comunità che amministrano. L’Autonomia del Trentino, a volte attaccata per i suoi presunti privilegi, deve invece essere presa ad esempio ed estesa ad altre realtà”.

Se questo è il quadro generale, le fusioni comunali “hanno determinato un cambio di passo e di mentalità. L’obiettivo era superare la logica del campanile per attuare una visione strategica, condivisa e unitaria, che andasse nella direzione di un rafforzamento del le autonomie territoriali. Ad essere coinvolti, dal 2009, sono stati finora 115 comuni su 223. Nel 2020 stimiamo che il numero totale sarà sceso a 155. Si tratta di un primato e di un esempio a livello nazionale”.

Davanti ad una platea di amministratori regionali, ricercatori ed esperti, l’assessore Daldoss, nel corso del convegno, ha illustrato l’iter che ha portato all’approvazione della riforma istituzionale, al termine di un lungo processo di condivisione con i territori. La nuova impostazione amministrativa fa perno sulla semplificazione istituzionale. I comuni sono messi al centro del progetto: l’intento è stato quello di farne delle realtà più “forti”, in grado di gestire efficacemente i servizi e di dare risposte concrete e puntuali al cittadino. Questo può essere ottenuto in due modi: con le gestioni associate obbligatorie e con le fusioni.

“Piccolo è bello – ha detto Daldoss – ma l’organizzazione amministrativa deve avere dimensioni conformate ai bisogni ed essere al passo coi tempi. La Provincia autonoma si è data a sua volta un piano di miglioramento, chiamando i comuni all’esercizio della medesima responsabilità Il ‘patto’ si è basato sull’impegno a migliorare le prestazioni con una contemporanea riduzione dei costi sulla parte corrente. Le fusioni sono la risposta più adeguata a questa duplice esigenza. Si tratta di una spinta che parte dal basso: nei cittadini vi è oggi la percezione che qualcosa vada cambiato, in maniera proattiva e anche accettando qualche rinuncia. Ma è meglio rischiare qualcosa per non restare fermi e subire le decisioni”.

Daldoss ha illustrato le iniziative poste in essere per favorire un’ampia partecipazione delle comunità coinvolte ed un’altrettanto ampia condivisione delle decisioni, attraverso l’apertura di siti internet, la diffusione di questionari e quant’altro. Durante tutto il processo i comuni sono stati affiancati da facilitatori e da personale tecnico appositamente formato, che assiste passo passo le amministrazioni locali nel percorso di fusione e nella progettazione della gestione associata dei servizi.


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