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Etica nella sanità: buone pratiche e un nuovo opuscolo

domenica, 26 novembre 2017

Bolzano – Bioetica, fine vita, misure costrittive al centro del convegno sulle sfide etiche nel lavoro del personale sanitario. Ecco il nuovo opuscolo sul testamento biologico. L’assessora Martha Stocker ha aperto il convegno sulle questioni etiche nella sanità (nella foto Mac l’apertura del convegno).

Bolzano - Stocker - sanità

L’ASSESSORE STOCKER - Le sfide etiche che deve affrontare ogni giorno il personale sanitario sono state discusse oggi a Bolzano nel convegno annuale del Comitato etico provinciale. Esperti internazionali hanno offerto spunti di orientamento sul piano medico-assistenziale, etico e giuridico: dalla consulenza etica nelle decisioni terapeutiche controverse alle misure di sostegno ai pazienti con malattie gravi e inguaribili, dai trattamenti senza il consenso dei pazienti all’etica nell’organizzazione sanitaria. In apertura dei lavori l’assessora provinciale alla sanità Martha Stocker ha ricordato che “siamo permanentemente confrontati con domande etiche, che determinano il nostro agire. Le questioni etiche umanizzano la prassi clinica quotidiana, gli strumenti etici sono fondamentali per prendere decisioni che riguardano persone in situazioni di grande vulnerabilità.” Il presidente del Comitato etico provinciale Herbert Heidegger (primario di ginecologia e ostetricia a Merano) ha osservato che “il progresso medico e tecnologico apre nuove possibilità anche per il fine vita, e quindi il personale sanitario si trova davanti a sfide etiche crescenti. Inoltre la società oggi ha un pluralismo tale di valori da rendere difficile trovare un consenso su una decisione medica. Per questo le questioni etiche sono più complesse e richiedono un’ampia discussione.”

GLI INTERVENTI - La prima sessione dei lavori si è occupata di principi di bioetica e di consulenza etica. Georg Marckmann dell’Università di Monaco e Stefan Dinges dell’Università di Vienna hanno illustrato esempi pratici di consulenza etica come criterio di qualità e supporto della pratica clinica in Germania e Austria. I problemi di bioetica vanno affrontati sulla base di 4 principi morali: autonomia (il paziente ha diritto partecipare al processo decisionale e di rifiutare il trattamento), beneficenza (il personale sanitario deve agire tutelando l’interesse del paziente) non maleficenza (il personale sanitario non deve causare danno al paziente), giustizia (in caso di risorse limitate, i trattamenti devono essere distribuiti tra i pazienti in modo equo). Sulla base di questi principi, è stato detto, di fronte a casi conflittuali si procede gradualmente con l’analisi della situazione clinica, la valutazione degli obblighi etici verso il paziente e i familiari, la sintesi per soppesare e pianificare la decisione e la sua attuazione, infine la riflessione critica sull’opzione scelta. Il racconto dell’esperienza fatta nella residenza per anziani di Bressanone ha mostrato come la riflessione etica viene usata per migliorare la qualità del lavoro: sono infatti organizzati due volte l’anno per il personale infermieristico corsi di aggiornamento sulle questioni etiche, che riguardano in particolare cura, autonomi,a libertà e sicurezza del paziente.

Il secondo blocco è stato dedicato al fine vita (aspetti giuridici e etici). È stata presentata la nuova edizione dell’opuscolo “Pianificazione preventiva dei trattamenti sanitari e Direttive anticipate di trattamento”. Le Direttive (dette anche testamento biologico) sono il documento che raccoglie le disposizioni di una persona sulla sua volontà di sottoporsi o non sottoporsi a determinati trattamenti sanitari in caso di malattia grave o terminale. L’ordinamento giuridico italiano non è ancora giunto all’approvazione di una legge su questo tema, ha spiegato Cinzia Picciocchi dell’Università di Trento delineando ciò che già prevede l’ordinamento giuridico italiano e ciò che potrebbe aggiungere l’approvazione di una legge. La relazione di Stefania Dente (Ospedale di Bolzano, Medicina intensiva 1) sul mito del “fare tutto il possibile”: i progressi della medicina spesso non fanno accettare l’incurabilità delle malattie e alimentano la richiesta di provare tutti i rimedi disponibili. C’è un momento però in cui è opportuno fermarsi e rimodulare il percorso di cura, che va individuato in modo condiviso tra sanitari, paziente, familiari.

Terzo ambito discusso quello delle misure costrittive in medicina, molto dibattute anche in Alto Adige. Il convegno ha offerto per la prima volta l’opportunità, partendo dalla lettura di testimonianze di personale sanitario e di interessati, di riflettere sulle basi giuridiche e sugli aspetti etici delle misure costrittive in medicina. Alberto Bondolfi (Università di Losanna) ha presentato varie situazioni in cui la medicina potrebbe essere chiamata ad esercitare su pazienti forme diverse di costrizione, (situazioni legate a catastrofi naturali, epidemie, casi particolari in medicina penitenziaria, misure costrittive tipiche della psichiatria o della geriatria). Bondolfi ha sottolineato la necessità di minimizzare l’impatto delle misure costrittive e di ricercare misure alternative meno limitanti la libertà del paziente. Infine le misure costrittive, quando inevitabili, devono sempre essere al servizio della persona malata e non rendere più comoda la vita dei curanti. La situazione in Alto Adige è stata illustrata dalla direttrice infermieristica dell’Azienda sanitaria Marianne Siller.

Infine il simposio ha illustrato l’importanza di un’etica aziendale per la buona riuscita dell’agire quotidiano. Paola Garancini della Direzione sanitaria del San Raffaele di Milano, che già nel 2012 si è dato un Codice etico, ha spiegato che il successo della diffusione dei principi etici all’interno del San Raffaele è dipeso principalmente dall’utilizzo del Sistema qualità aziendale come strumento di coinvolgimento di tutto il personale. L’idea forte alla base della concezione di assistenza e cura: avere strutture accoglienti, dotazioni moderne e efficienti per un’assistenza degna dei valori della persona, un regime di convenzione e quindi ospedale aperto a tutti gli ammalati senza distinzione di condizioni sociali, la necessità di essere anche centro di ricerca e insegnamento.



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