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Crisi Whirlpool: giornata decisiva per 500 lavoratori di Trento

lunedì, 1 luglio 2013

Trento – Crisi Whirlpool, è la giornata decisiva. Prima l’incontro della Giunta provinciale, poi il confronto a quattro – azienda, Confindustria, organizzazioni sindacali e Provincia. L’assessore provinciale all’Industria, Alessandro Olivi, anticipa la strategia per evitare la chiusura dell’azienda. “Nervi saldi, compattezza e grande determinazione nel rivendicare un atteggiamento di responsabilità da parte di un’azienda che da questa comunità ha ricevuto molto”. Lo ribadisce l’assessore provinciale all’industria Alessandro Olivi che sta perfezionando in queste ore le direttrici lungo le quali intende muoversi la Provincia per gestire il caso Whirlpool. Il piano sarà esaminato oggi dalla Giunta provinciale convocata d’urgenza dal presidente Alberto Pacher. Il via libera dell’esecutivo consentirà quindi ad Olivi di impostare la trattativa vera e propria di lí a poche ore, posto che il primo confronto a quattro – azienda, Confindustria, sindacati e Provincia – convocato dallo stesso assessore. ”Il primo obiettivo – afferma Olivi – è garantire la tutela dei lavoratori. Sappiamo che questi casi prevedono procedure e formalità che l’azienda ha inteso avviare, ma sappiamo anche quali sono i diritti dei lavoratori e posso dire fin d’ora che l’ipotesi di lasciare a casa anche un solo operaio dal giorno alla notte è semplicemente irricevibile”. L’assessore Olivi ha ringraziato i lavoratori: “State dando una incredibile prova di responsabilità”. “Sono tutt’altro che sereno in un momento come questo – prosegue Olivi – . E’ un duro colpo per voi anzitutto, ma lo è anche per la comunità e per le istituzioni. Impossibile rimanere ‘freddi’. Loro chiamano la decisione che hanno assunto razionalizzazione. Ma noi abbiamo sempre chiesto all’azienda un atteggiamento di responsabilità rispetto al territorio che va ben oltre la mera razionalità economica, che pure andrebbe esaminata e ridiscussa. Abbiamo sempre detto: avete delle responsabilità maggiori per quello che queste istituzioni e questo territorio vi hanno dato. Abbiamo anche chiesto di gestire insieme le difficoltà. Di co-decidere anche in merito a decisioni dal loro punto vista necessarie. Comunque – ha proseguito Olivi – non voglio che la mia rabbia renda più difficile quello che dobbiamo fare insieme da adesso. E sottolineo la parola insieme. Vorrei parlare infatti a nome di tutto il Trentino perché se diamo idea che che la comunità è compatta riusciremo a raggiungere obiettivi che adesso sembrano lontani. Questo il nostro impegno e la nostra agenda. Innanzitutto, da ieri si lavora di giorno e di notte. Questa proprietà non se ne andrà da Trento finché non saranno state sviscerate tutte le possibilità Lunedì abbiamo convocato una Giunta straordinaria. Alle 14 incontreremo l’azienda. E poi, ci dedicheremo ogni giorno a trovare una soluzione, seguendo almeno tre piste di lavoro. Innanzitutto: il piano industriale. Non basta presentarlo. Va approfondito. Setacciato. Sapevamo che questo è uno stabilimento che grazie a investimenti fatti ma anche ai lavoratori produce bene. Se mancano i volumi la colpa non e’ dei lavoratori. Qui non c’e’ deficit di efficienza. Per questo lunedì guarderemo dentro al piano, andando oltre i numeri. Secondo: non possiamo prescindere da un piano sociale se saremo costretti a seguire questa strada. Io ci metto la faccia. Non può essere una risposta standard ma straordinaria, proporzionata alla responsabilità che questa azienda ha verso la comunità. Ci vogliono insomma misure straordinarie, integrative, di lungo periodo, cercando di usare la nostra prerogativa autonomistica riguardante la delega su ammortizzatori sociali per andare oltre il normale dispiegamento di aiuti, anche con un preciso impegno da parte dell’azienda. Terzo punto: vogliamo che questo sia un luogo che possibilmente non si spenga! Questo vuol dire lavorare da subito per coniugare un eventuale ricorso a strumenti di ammortizzazione sociale con nuova prospettiva industriale. Non vogliamo che il Trentino retroceda. Non faremo un solo passo indietro nei confronti dell’industria”. In palio ci sono ben 500 posti di lavoro, con l’indotto si arriva a un migliaio.

 

 

 

 


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