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Concordato preventivo: il senatore Panizza (PATT) presenta un disegno di legge per prevenire abusi e correggere le distorsioni

venerdì, 29 gennaio 2016

Trento –  Panizza presenta un disegno di legge per modificare il concordato preventivo ed evitarne gli abusi.  Il segretario politico del PATT, senatore Franco Panizza, ha depositato in Senato un disegno di legge per prevenire gli abusi e correggere gli effetti negativi del concordato preventivo. ”Ancora una volta – dice Panizza – torno sul tema del concordato preventivo, sul quale la scorsa estate alcune modifiche erano state introdotte, a seguito di un mio ordine del giorno e di alcuni specifici emendamenti al Codice degli appalti, per prevenire l’utilizzo distorto di questo strumento. Questo perché, nelle more della normativa, restano ancora molti punti che hanno bisogno di essere corretti”.Panizza - Rai 1

“Il concordato – spiega Panizza – nacque con l’intento di preservare la continuità aziendale nel caso di aziende prossime al fallimento. Purtroppo in questi anni è stato troppo spesso utilizzato come strumento d’elusione verso il fisco e i creditori, con la nascita di new company che riacquistavano l’azienda liberata da gran parte dei debiti, facendo così ricadere sulle aziende oneste, verso cui erano creditrici, tutti i costi di una cattiva gestione”.

“Con la proposta di legge che ho presentato – prosegue il senatore trentino –  si punta a rimuovere tutti gli elementi che consentono l’utilizzo distorto dello strumento. Innanzitutto vengono regolamentati i compensi dei curatori fallimentari introducendo un tetto massimo di guadagno e commisurando il compenso in base all’attivo realizzato dal curatore. Vengono riviste in maniera più stringente le tempistiche per le procedure di ristrutturazione delle posizioni debitorie delle aziende in difficoltà. Vengono introdotte delle penalizzazioni per chi avvia il concordato in bianco e poi vi rinuncia. Si introduce il divieto di pre-deduzione dei compensi del curatore quando la procedura non arrivi alla conclusione. Vengono definite in maniera più precisa le condizioni affinché le ditte artigiane possa godano del privilegio previsto dalla procedura. Viene previsto il divieto per l’impresa in concordato in continuità di partecipare agli appalti pubblici. Viene introdotta la previsione del pagamento diretto dei subappaltatori. Si modifica la norma sui reati fiscali con una diversificazione delle sanzioni tra chi non versa all’erario i contributi perché oggettivamente impossibilitato dal farlo e chi, invece, cerca solo di eludere o di evadere il fisco”.

“A partire dal settembre 2012 – dice ancora il senatore Panizza –  si è verificato infatti un aumento esponenziale del numero di domande per concordati in bianco. Tuttavia solo una percentuale alquanto modesta dei concordati presentati con tale modalità è stata successivamente omologata. Si parla di neppure uno su tre. Altri dati invece evidenziano come siano moltissime le aziende creditrici che non hanno riscosso neppure un euro”.

Questi dati la dicono lunga su come molti operatori hanno utilizzato il concordato a cui hanno avuto accesso, in maniera indiscriminata e senza filtro alcuno, aziende che da un lato volevano solo dilazionare o eludere i pagamenti, altre che invece erano già decotte e non risanabili in alcun modo.

“Per questo, forte anche del confronto con tutte le associazioni imprenditoriali e con settori importanti del mondo dell’artigianato, siamo convinti che il concordato meriti una più robusta e complessiva rivisitazione.

Il contributo che ho voluto fornire sarà utile anche al lavoro che il Governo sta concludendo, attraverso la commissione Rordorf, insediata nel 2015 dal Ministero della Giustizia, con lo scopo di arrivare a una proposta di riforma e revisione organica della disciplina delle procedure concorsuali. È ovvio che quella sarà la sede più consona per formulare proposte non appena inizierà, e pare imminente, l’iter parlamentare”, conclude il senatore trentino.


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