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Concordato preventivo, approvato un ordine del giorno firmato dal senatore Franco Panizza sull’uso improprio

lunedì, 8 giugno 2015

Trento – Novità per le scelte nelle aule dei tribunali del concordato preventivo. E’ stato approvato al Senato un ordine del giorno sull’uso improprio del concordato preventivo, firmato dal senatore Franco Fanizza.

“La Commissione Lavori Pubblici del Senato ha approvato all’interno della legge delega sul Codice degli Appalti, un mio ordine del giorno con il quale si impegna a intervenire sull’attuale normativa del cosiddetto concordato preventivo, introducendo norme pSenatore Franco Panizza 1er evitare distorsioni o abusi da parte di imprenditori che ricorrono a tali procedure.

Non si contano più oramai le prese di posizione e le proteste da parte delle imprese oneste e delle organizzazioni di categoria, perché troppo spesso le aziende in difficoltà o gestite male, attraverso un uso sleale del concordato preventivo, spingono fino al fallimento aziende serie e in salute.

È giusto compiere ogni sforzo per salvare le imprese in difficoltà e dar loro una possibilità di recupero; ma non è accettabile che questo avvenga in modo spregiudicato fino a comportare il fallimento di aziende che non hanno colpe e che non mettono in atto comportamenti così scorretti”, è quanto ribadisce il senatore e segretario politico del PATT, Franco Panizza.
“Il concordato assieme ad altre norme – spiega Franco Panizza – venne introdotto tre anni fa, con lo scopo di tutelare la continuità aziendale delle imprese in fallimento. Norme importanti, che troppe volte non hanno avuto gli effetti sperati, ma che ormai in troppi casi sono state utilizzate in maniera impropria, con il solo scopo di ritardare o di eludere i pagamenti verso i creditori”.

“Per questo – conclude Panizza – è necessario rivedere in particolare la norma sul cosiddetto concordato in bianco, con previsioni di recupero ridicole, anche del 5%, rese possibili dalla connivenza di consulenti senza scrupoli e dal voto delle banche. È evidente che in questo modo i costi vengono completamente scaricati sui fornitori, che dalla loro non hanno strumenti per contrastare pratiche che possono essere di carattere strettamente elusivo”.


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