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Comunità delle Giudicarie: incontro con l’assessore Olivi, l’obiettivo è rilanciare il lavoro

domenica, 1 giugno 2014

Tione – Nella sede della Comunità delle Giudicarie nuovo appuntamento nell’ambito del ciclo di incontri avviato dal vicepresidente Olivi.L’incontro a Tione , ”Parlare di sviluppo, lavoro, coesione sociale scegliendo le comunità di valle, gli enti locali e gli attori territoriali come interlocutori vuol dire indicare una direzione chiara: oggi queste politiche passano attraverso la capacità di un territoAssessore Olivi a Tionerio di fare rete, di valorizzare i suoi punti di forza, di dare spazio alla sussidiarietà, anche nella prassi amministrativa”: questo in sintesi il messaggio lanciato ieri dal vicepresidente della Provincia e assessore allo sviluppo economico e lavoro Alessandro Olivi a Tione, in occasione del secondo incontro del ciclo “Un patto per lo sviluppo e il lavoro”. Obiettivo: confrontarsi con le realtà locali sui contenuti delle politiche recentemente varate dal governo provinciale assieme alle parti sociali, mettere a fuoco potenzialità e bisogni, delineare un percorso di fuoriuscita dalla crisi economica condiviso da tutti i soggetti interessati.

In apertura, i saluti della presidente della Comunità di Valle Patrizia Ballardini: “Ci eravamo già incontrati un anno fa – ha detto – . Nel frattempo qualcosa è cambiato, la Provincia ha cercato di anticipare gli effetti dell’ulteriore contrazione di risorse che si profilava e anche noi abbiamo avviato in sede locale una serie di azioni all’insegna della sussidiarietà, in partnership con l’Agenzia del lavoro, il mondo del credito, le cooperative sociali, rivolte in particolare ai giovani”.

Nelle Giudicarie la situazione sul versante del lavoro è migliore rispetto alla media del Trentino: nel 2013 le assunzioni sono diminuite dell’1%, in Trentino del 4%. Ciò significa probabilmente che questo territorio, pur se attraversato dalla crisi come tutti gli altri, ha nella sua diversificazione economico-produttiva degli elementi “forti”. C’è il turismo che svolge naturalmente una funzione di traino, e a seguire l’artigianato e i servizi. Soffre un po’ il commercio, e soprattutto, hanno lamentato alcuni imprenditori, le flessibilità nelle assunzioni che la normativa nazionale consente di utilizzare nel settore dell’alberghiero non sono disponibili in altri settori dei servizi.

La Provincia, dal canto suo, non ha il potere di intervenire ovunque; tuttavia essa dispone di leve importanti, che vanno utilizzate fino in fondo, nella consapevolezza, ha sottolineato il vicepresidente, che “nessuno esce dalla crisi da solo”.
In questo contesto si inserisce il Patto per lo sviluppo e il lavoro, che Olivi ha siglato recentemente con associazioni imprenditoriali e sindacati. “Il Patto – ha detto – è una novità: per la prima volta abbiamo raggiunto un’intesa che coinvolge tutti gli attori del sistema economico. A monte vi è la consapevolezza che non può essere solo la Provincia a farsi carico dello sviluppo e delle misure di protezione sociale, dev’essere l’intero territorio a mobilitarsi”.
Nel prosieguo della serata, moderata dalla giornalista Donatella Simoni, e a cui ha preso parte anche il dirigente generale di Agenzia del lavoro Antonella Chiusole, Olivi ha esposto il percorso fatto dall’inizio della crisi, e articolatosi in quattro macroaree. La prima, quella fiscale, dove la Provincia ha margini di manovra ridotti e può agire essenzialmente attraverso la leva dell’Irap. “Abbiamo ridotto l’Irap di 1,10 punti per tutte le imprese, su un totale di 3,90, ma abbiamo aggiunto poi una ulteriore riduzione dell’1,50 per chi aumenta l’occupazione del 5% rispetto all’anno precedente. Ed ancora, abbiamo ridotto di un ulteriore 0,70 la tassazione per le imprese che hanno attivato staffette generazionali. La nostra manovra sull’Irap pesa sul bilancio provinciale per circa 110 milioni di euro di detrazioni, che corrispondono ovviamente a meno entrate nelle casse provinciali. Un’azione forte, dunque, che abbiamo deciso di fare per premiare soprattutto quelle le imprese che creano occupazione. Infine, abbiamo azzerato l’Irap per le nuove imprese, comprese quelle che vengono in Trentino da fuori, per 5 anni”
La seconda area di intervento è stata, fin dal 2008-2009, quella del credito. “Nella legge di bilancio – ha detto il vicepresidente – abbiamo attivato alcuni strumenti significativi: il primo è un fondo di rotazione per complessivi 80 milioni di euro, per metà provinciali, per metà messi a disposizione da un pool di banche. Per la metà dei prestiti erogati alle imprese, dunque, non sono previsti tassi, mentre per l’altra metà i tassi sono contenuti fra un 2,5% e un 4%. Il fondo è diventato attivo ai primi di febbraio ed è già esaurito: sono state presentate circa 130 domande di mutui. Visto il successo, stiamo pensando ad alimentarlo ulteriormente anche attraverso il fondo strategico regionale, creato in parte con i Laborfonds. Infine, abbiamo costituito un fondo presso i consorzi di garanzia per anticipare alle imprese i crediti da concordato. Su questo piano, insomma, non c’è altro esempio in Italia di un intervento di parte pubblica così massiccio e incisivo”..
La terza “voce” è quella degli incentivi: “Qui abbiamo dovuto essere più selettivi, concentrandoci su alcuni snodi decisivi: le nuove imprese, in particolare l’imprenditoria giovanile e femminile, l’internazionalizzazione, l’innovazione tecnologica. Abbiamo diminuito la nostra presenza in interventi come l’acquisto degli immobili e quant’altro non consideriamo oggi strategico. Stiamo anche cercando di riformare le politiche di Trentino sviluppo, potenziando alcune aree di intervento come meccatronica, energie rinnovabili e Ict, con il sostegno dell’università e della ricerca”.
Infine, le politiche per la coesione sociale. “Nel 2014 – ha detto Olivi – si è avviata la delega relativa agli ammortizzatori sociali. In passato tutto si incardinava sullo strumento della cassa integrazione. Oggi è necessario mettere a punto ammortizzatori più orientati alle politiche attive. Il primo strumento che abbiamo avviato è il reddito di attivazione: un sostegno al reddito che si aggiunge all’Aspi statale, più lungo per i lavoratori che sono più vicini alla pensione. Sui lavori socialmente utili investiamo quasi 60 milioni di euro dando lavoro a oltre 3200 persone che altrimenti avrebbero scarsissime possibilità di accedere ad un lavoro. Anche qui abbiamo aggiunto flessibilità nuove, per coprire un ventaglio sempre più ampio di bisogni. Il lavoro tramite il Progettone non deve essere considerato per tutto il lavoro ‘a vita’. Riguardo ai giovani, infine, il Trentino è una delle poche province in cui è partito subito il programma Garanzia Giovani dell’Unione europea. Stavamo per essere esclusi da questo strumento perché abbiamo una disoccupazione giovanile inferiore alla soglia del 25%, ovvero alla soglia minima fissata dall’Europa. Alla fine però siamo riusciti a fare capire che era assurdo penalizzare un territorio che aveva fatto tanti sforzi in questo campo, e abbiamo ottenuto un finanziamento di più di 8 milioni. Il programma è partito e in questi giorni i giovani hanno la possibilità di scriversi al progetto. Le risorse di cui disponiamo vengono utilizzate per orientamento, formazione, tirocinio e apprendistato”.
Il quadro è stato completato dal dirigente generale di Agenzia del Lavoro: “In Trentino abbiamo un tasso di disoccupazione del 6,5% – ha detto Chiusole – che genera del disagio ma che è comunque considerevolmente più basso che altrove. I segnali che ci manda il mercato del lavoro non sono lineari: nel 2013 effettivamente sono cresciuti i disoccupati, ma in assoluta controtendenza rispetto al resto d’Italia anche l’occupazione ha tenuto. Cosa vuol dire? Probabilmente che la crisi si sente, che genera ansia, che le persone tendono a cercare un impiego e si iscrivono massicciamente alle liste di collocamento, il che fa salire il tasso di disoccupazione, anche se al tempo stesso l’occupazione che già c’è ‘tiene’. Va detto invece che si sta ampliando la forbice fra i generi – uomini e donne – e anche quella fra le generazioni. Si riducono insomma le assunzioni dei giovani e e delle lavoratrici, mentre in un primo tempo la crisi aveva colpito soprattutto i lavoratori di sesso maschile. L’occupazione degli ultracinquantenni invece tende ad aumentare, in parte per necessità oggettive del lavoratore, dal momento che si va in pensione sempre più tardi, in parte perché le nostre imprese in questo momento probabilmente non riescono ad avere una visione di medio-lungo periodo che le spinga ad investire sui giovani. La Provincia quindi ha messo a punto un robusto insieme di interventi sui giovani. In Garanzia CGiovani la leva numericamente più significativa è quella del tirocinio, a cui si aggiunge quella dell’apprendistato per la qualifica e il diploma professionale (per i minorenni), la formazione specialistica e il servizio civile. Quello che ci risulta che i nostri giovani siamo piuttosto ben formati, quello che manca loro è esperienza concreta del mondo del lavoro”.

Il prossimo incontro del ciclo “Un Patto per lo sviluppo e il lavoro” si terrà giovedì 5 giugno a Cles, sempre alle 20.30


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