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Chirurgia endoscopica della base cranica: se ne è parlato ad Arco

domenica, 6 ottobre 2013

Arco – Un convegno dedicato ad esplorare le nuove frontiere della chirurgia della base cranica, per asportare lesioni tumorali del cranio e dell’encefalo in modo non invasivo. Oggi, al Casinò di Arco, si è tenuto il secondo e ultimo giorno di formazione per i partecipanti alla seconda edizione del meeting internazionale “Chirurgia endoscopica mini invasiva della base cranica”, promosso dalla Provincia autonoma di Trento, dall’Azienda sanitaria, dal Comune di Arco, dall’Ordine dei medici e da Ingarda. Ospite d’onore il professor Daniel Prevedello, proveniente dal centro di neuroendoscopia della base cranica del Centro Universitario di Pittsburgh, negli Stati Uniti d’America, dove è nata questa speciale tecnica chirurgica. Ad affiancarlo il dottor Michele Conti, neurochirurgo dell’ospedale di Rovereto, segretario del convegno e da anni impegnato in progetti di formazione in Africa.ospedale trentino

Le relazioni scientifiche del convegno hanno puntato ad approfondire la cosiddetta “chirurgia endoscopica mini invasiva”, che consente di asportare tumori del cranio e dell’encefalo in modo non invasivo, senza l’apertura della teca cranica, ma utilizzando ottiche e strumenti attraverso il naso. Un sistema innovativo, sviluppato dal Centro Universitario di Pittsburgh, che consente di non traumatizzare le delicate strutture nervose che invece venivano interessate dalle vie neurochirurgiche classiche del cranio per via laterale. Accanto a questa tecnica chirurgica, si sono approfondite anche le tecniche di radioterapia, prima tra tutte la protonterapia.
Di grande interesse scientifico le relazioni che si sono alternate fra venerdì 4 e sabato 5 ottobre, in particolare l’intervento del professor Daniel Prevedello, attualmente direttore di neurochirurgia endoscopica mini invasiva dell’Università dell’Ohio a Columbus, ma anche quello del dottor Florian Ebner, che si occupa di questa nuova procedura presso l’Università di Tubinga in Germania.

Il dottor Michele Conti ha invece portato l’esperienza trentina, ricordando i progetti di formazione in ambito sanitario realizzati dalla Provincia autonoma di Trento e dall’Azienda provinciale per i Servizi sanitari in Etiopia, Zimbabwe, Ghana e Kenya a partire dal 2010. Grazie a questi progetti giovani medici africani
hanno potuto seguire corsi di formazione nella terapia chirurgica dell’idrocefalo, una malattia molto diffusa, ma curata pochissimo, operando in prima persona. Come ha ricordato il dottor Michele Conti, che cura i corsi di formazione in prima persona, il progetto attualmente in corso riguarda il Marocco. Lo spirito di tali iniziative è quello di rendere quanto più possibile autonomi i presidi sanitari rurali africani, prestando assistenza anche alle comunità più lontane dalla capitale, dove si concentra l’assistenza specialistica; il tutto senza dover dipendere da personale medico-sanitario europeo. Chiave di volta di questa strategia è dunque la diffusione delle conoscenze, la formazione “mirata”, con corsi brevi di alcuni giorni ma estremamente operativi, e quella continua, a distanza grazie alle tecnologie dell’informazione.


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