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Centrale unica di urgenza ed emergenza in Trentino e piano formazione operatori sanitari. Ecco le novità

martedì, 9 dicembre 2014

Trento – La centrale unica di emergenza sarà ubicata nella sede di Trentino Network e sarà il punto di ricezione di tutte le richieste di soccorso urgente e degli allarmi riguardanti le situazioni di pericolo imminenti, rientranti nelle competenze della Provincia. Lo prevede una delibera approvata oggi dalla Giunta provinciale su proposta dell’assessore Tiziano Mellarini. “Con la centrale unica di emergenza – ha detto l’assessore alla protezione civile Mellarini commentando l’approvazione della delibera – riusciremo a garantire ai cittadini, a costi invariati, risposte sempre più coordinate ed efficaci, inoltre, il modello trentino verrà preso come riferimento a livello nazionale dal Ministero dell’Interno, che ha istituito uno staff specifico sulle centrali uniche”.

L’intento è quello di favorire l’unificazione di tutte le centrali di emergenza, secondo il modello europeo del numero unico per l’emergenza (NUE). Si realizzerà, inizialmente, con l’entrata in funzione di un “Call Center Laico” dove confluiranno le chiamate ai numeri 115 e 118. Gli operatori ne verificheranno la pertinenza e l’appropriatezza, accertando il tipo di emergenza segnalata, indirizzandola quindi verso le centrali operativi 115 o 118 che provvederanno all’invio dei soccorsi tecnici o sanitari.

PIANO FORMAZIONE OPERATORI SANITARI

La Giunta provinciale, su proposta dell’assessora Donata Borgonovo Re, ha approvato il piano triennale di formazione degli operatori del sistema sanitario del Trentino. Il piano triennale della formazione degli operatori del sistema sanitario, strumento di programmazione delle attività formative, descrive gli interventi da attuare per rispondere alle esigenze di personale qualificato, di arricchimento professionale, di aggiornamento, di riqualificazione e di riconversione del personale, in relazione al contesto sanitario provinciale e ai documenti di programmazione. L’impatto finanziario, nei tre anni, prevede sul fondo Provincia 17.514.000 euro, di cui 4.857.000 per la formazione professionalizzante (formazione universitaria e professionale) e continua, e 12.657.000 euro per borse di studio, servizi agli studenti e contratti di formazione specialistica, mentre sul Fondo dell’Azienda provinciale per i Servizi sanitari sono destinati 4.255.000 euro per la realizzazione dei corsi triennali universitari e alta formazione e dei corsi per operatore socio sanitario (OSS), e 4.850.000 euro per la formazione continua e l’aggiornamento del personale dipendente.

 IL MESSAGGIO DELL’ASSESSORE BORGONOVO RE

“L’aggiornamento continuo è una condizione indispensabile in tutte le professioni, ancor più in quelle sanitarie – spiega l’assessora Donata Borgonovo Re -, tenuto conto che l’età media dei medici italiani è fra le più elevate dei Paesi passati in rassegna dall’OCSE. Solo attraverso interventi di formazione continua, attraverso più azioni che tengano conto anche delle metodologie didattiche più innovative, possiamo rispondere pienamente ai bisogni di salute della popolazione”.
Il Piano è articolato in quattro parti: la formazione professionalizzante, distinta in formazione universitaria (laurea, laurea magistrale, specializzazione) e professionale (rilascio qualifica); formazione post-lauream e alta formazione (Master, corsi perfezionamento scientifico); la formazione continua, aggiornamento; i servizi e i contributi a favore degli studenti.

Diverse le novità introdotte dal Piano, che ha validità fino al 2017: rilevazione del personale del sistema sanitario: viene fornita un’attenta fotografia (per fasce di età e per rapporto di lavoro) del personale in servizio nel sistema sanitario (pubblico e privato) al fine di rilevare, per singola figura professionale, il fabbisogno formativo nei prossimi anni.

Formazione dei medici: i dati riferiti al personale medico in Italia tenderanno nei prossimi anni ad allinearsi con il dato OCSE, tenuto conto che l’età media dei medici italiani è tra le più alte dei 29 Paesi analizzati dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico: infatti il 43% di essi ha un’età over 55 (prima del dato italiano solo Israele con il 49%), mentre in Germania sono il 40% ed il 33% in Francia; in Provincia di Trento gli over 55 anni rappresentano il 40% dei medici in servizio. Considerati i vincoli finanziari ed il blocco delle assunzioni che vedono interessato il Servizio sanitario nazionale risulta improprio parlare di “emergenza medici”, quanto piuttosto di priorità nella revisione organizzativa e di valorizzazione dei ruoli delle altre professioni sanitarie. Fra le azioni previste vi è la valorizzazione del rapporto di collaborazione in atto con l’Università degli Studi di Verona e di Trento non solo per la specializzazione dei medici trentini ma anche per ricercare sinergie per la formazione specifica in medicina generale e per il percorso di laurea in medicina al fine di valorizzare le strutture locali.

Formazione post lauream e alta formazione: rappresenta una formazione avanzata e di qualificazione del personale. Sotto questo profilo si punta ad aumentare il fabbisogno di operatori con formazione magistrale con l’obiettivo di raggiungere il 25% in ogni professione sanitaria e ad organizzare master nelle seguenti aree: clinico assistenziale – riabilitativa e sociale rivolta alla cronicità, vulnerabilità e alle fasce di età più deboli, educazione alla salute e terapeutica, technology assessment, diagnostica strumentale di base, ricerca e managerialità.
Formazione delle professioni sanitarie: nel Piano viene fornita un’analisi sull’andamento occupazionale degli ex studenti e sulle fasce di età degli operatori oggi in servizio, per meglio qualificare il fabbisogno locale delle diverse figure professionali. Viene anche evidenziata l’opportunità di una crescita funzionale delle diverse figure sanitarie non mediche a fronte della futura carenza di medici. Gli obiettivi sono di arrivare alla definizione del nuovo protocollo d’intesa tra la Provincia e le Università degli Studi di Verona e di Trento per la realizzazione in sede locale dei corsi di laurea delle professioni sanitarie e di favorire la realizzazione di insegnamenti universitari in forma integrata per stimolare l’importanza dell’approccio multiprofessionale e di equipe.

Formazione professionale con qualifica: gli OSS attualmente in servizio hanno, nella maggior parte dei casi, un’età superiore ai 40 anni, con una presenza importante di operatori nella fascia di età dai 45 anni ai 55 anni e un rapporto di lavoro per l’89% a tempo indeterminato. Attualmente la Provincia autonoma di Trento qualifica circa 250 OSS all’anno: si evidenzia l’opportunità di attivare, tramite il Servizio Statistica, una rilevazione finalizzata ad analizzare la situazione occupazionale ed il modello d’impiego degli operatori socio sanitari qualificati a livello locale negli ultimi tre anni.

Servizi e borse di studio agli studenti: sono mantenuti i servizi residenziali e di mensa, con adeguamento delle tariffe, in applicazione a specifica convenzione con l’Opera universitaria di Trento impegnata nella gestione dell’attività. Sono inoltre garantite le borse di studio a favore degli studenti trentini iscritti a corsi universitari sanitari, uniformando i criteri di attribuzione a quanto applicato per gli studenti dell’Università di Trento.

Formazione continua-aggiornamento: viene valorizzata la formazione multi professionale, l’etica, la comunicazione ed il sostegno a progetti di valutazione della ricaduta dell’azione formativa sull’organizzazione lavorativa, attraverso una precisa messa a punto di un sistema di indicatori per monitorare la qualità della formazione erogata in termini di sostenibilità, appropriatezza, partecipazione degli utenti, efficacia ed equità.


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